Sogin, “bidoni” nucleari, trame e vecchi veleni

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Il retroscena sul ritardo delle nomine. Ricompare la “manina” per farle saltare. Le indicazione della maggioranza di governo indigeste a qualcuno in azienda?

5 Agosto 2019 | di | Ambiente - Economia - Politica

Sulla Sogin, sulla supposta lentezza negli smantellamenti delle centrali nucleari ex Enel e degli ex siti sperimentali Enea, negli anni si è detto di tutto e così sulla altrettanto supposta incapacità di individuare i siti idonei al deposito nazionale, in verità già tecnicamente individuati dalla stessa azienda nel 2014 attraverso un complesso processo di esclusione di porzioni del territorio che ha portato, nello stesso anno, alla redazione della Cnapi (Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee) e alla sua consegna ad Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) il 2 gennaio del 2015.

Ma siamo certi che si tratti davvero di responsabilità ascrivibili alla Sogin e che non ci sia, piuttosto, una gara fra partiti politici a dare un calcio alla lattina e spostarla sempre più avanti?

Solo che qui non si tratta di lattine, ma di contenitori di rifiuti nucleari.

Il dubbio è legittimo se si pensa al fatto che la Sogin ha consegnato la Cnapi nei tempi previsti dalla legge (D.lgs n. 31/2010 scadenza entro sette mesi dalla pubblicazione della Guida Tecnica n. 29 predisposta dall’Ispra e revisionata dalla IAEA, Agenzia internazionale per l’energia atomica) e che la stessa Ispra ha a sua volta consegnato, il 13 marzo 2015 al Mise (ministero dello Sviluppo economico) e al Mattm (ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare) a parte una serie di chiarimenti e approfondimenti chiesti dagli stessi ministeri e consegnati entro 60 giorni dalla richiesta, da allora, dal 2015, siamo ancora sostanzialmente fermi. Problemi tecnici, quindi, incapacità dell’azienda o preciso disegno politico, fino al precedente governo, di mandare avanti il cerino al prossimo che passa per non dover affrontare lo scomodo nodo sulla costruzione del deposito nazionale in un’epoca in cui impera il “Nimby” (“Not in my Backyard”, letteralmente “Non nel mio cortile)?

Il dubbio è legittimo vista la cronica lentezza dei ministeri dei governi e delle forze politiche che si sono succedute. Una vera e propria sorta di gara a non assumersi precise responsabilità – che, per inciso, ricordiamo che costituiscono la premessa per il decomissioning (smantellamento) – sembra essere senza pausa, anche considerando l’ennesimo balletto sulle nomine a cui si assiste da ben un mese fino ad arrivare a questi giorni che tutto può far pensare, tranne che alle forze politiche attuali interessi qualcosa delle attività e dei processi affidati alla Sogin, che sono bonifiche ambientali di elevatissimo livello: non certo attività inquinanti, ma il loro esatto opposto.

E nemmeno sembrano essere prese sul serio le legittime richieste di rassicurazione che la Francia chiede relativamente al rientro in Italia, entro il 2025, delle 222 tonnellate di combustibile nucleare loro inviato per il riprocessamento e di altre 13 tonnellate ancora da inviare dal sito di Avogadro a Saluggia in Piemonte. È evidente che l’unica rassicurazione valida che si possa dare alla Francia e all’Europa, che chiede immediate risposte, è l’avanzamento dei processi di individuazione del sito e la costruzione del deposito unico, a meno di non voler considerare valida la pedata in avanti al bidone nucleare, che, dopo la condanna da parte della Corte di giustizia europea dell’11 luglio scorso, su ricorso della Cassazione, potrebbe portare a nuovi deferimenti con sempre più probabile applicazione di sanzioni pecunarie chesinoranon sono state applicate, con buona pace di chi da una parte predica risparmi in bolletta e dall’altra, con i propri ritardi, causa costi a carico del cittadino (vedi oneri sulla bolletta che ognuno di noi paga per le attività di decomissioning), oltre a venir meno a una precisa responsabilità etica, verso l’ambiente e verso le generazioni presenti e future.

La necessità del deposito unico (o soluzioni simili e altrettanto sicure) è, giova ricordarlo, solo in parte legata alla chiusura delle attività di produzione di energia elettrica da fonte nucleare. Su circa 90 mila metri cubi di rifiuti nucleari, solo 15 sono ad alta intensità mentre 75 sono a media e bassa intensità e aumentano ogni giorno per effetto delle attività ospedaliere, industriali e dei laboratori di ricerca. Se alcune nazioni altamente nuclearizzate, come la Francia, hanno già uno o più depositi nucleari per lo stoccaggio in sicurezza dei rifiuti radioattivi, è da tenere conto che esistono altri Paesi, come ad esempio la Norvegia, che pur non avendo mai prodotto nemmeno un Watt/ora da centrali nucleari, sono dotati da anni di depositi nucleari: nel caso della Norvegia sono due, di cui uno già esaurito e l’altro in piena attività.

In Italia si è creato un equivoco tanto stupido quanto pericoloso sul deposito che, va ricordato, serve, appunto, a risolvere i problemi legati alle attività nucleari.

Adesso siamo ancora allo stallo, non sembrano capaci di fare delle semplici nomine. Verrebbe da dire, figuriamoci allora se saranno capaci di approvare il ben più complesso iter che porti alla costruzione del deposito.

IL RETROSCENA

Ma cosa sta succedendo? Proviamo ad immaginare che sia andata così, e qui il retroscena diviene interessante, nulla da invidiare alla trama (e trame) di uno dei migliori film di intrighi e vendette del grande schermo, ma che probabilmente molto più miseramente, nel vissuto quotidiano, potremmo paragonare a una mera squallida storia di interessi personali.

Ed ecco comparire dal nulla la famosa “manina”, già citata da Luigi Di Maio, vicepremier e ministro del Mise, non tanto tempo fa per un’altra vicenda, pare essere di tanto in tanto in voga negli ultimi tempi, quasi a far pensare di voler boicottare le decisioni di questo governo. Vi chiederete la stessa? No, questa volta trattasi di una “maninadirigenziale in un’altra tecnostruttura, probabilmente all’interno della stessa azienda e che si senti a rischio con l’arrivo/ritorno di uno dei papabili componenti dei nuovi vertici Sogin. Nomi, questi, fatti trapelare sulla stampa e del quale non gradisce la nomina per vecchi veleni del passato. Per debellarne l’arrivo fa avere all’esterno (magari all’interno del Mef, ministero dell’Economia e delle Finanze, che ne ratifica le nomine) documenti o informazioni atti a screditarne l’immagine e quindi tentare di far porre un veto per farle saltare e mettere così in discussione le nomine anche di tutti gli altri componenti designati dai partiti che compongono la maggioranza governativa. Magari sperando anche nella conferma dell’attuale vertice o anche in un commissariamento, in modo da far lasciare invariato il proprio incarico all’interno della stessa Sogin.

A questo punto, la strategia adottata diviene interessante, la Lega potrebbe cadere nel trabocchetto e far sapere al MoVimento 5 Stelle che se non passa il proprio candidato non passano anche gli altri nomi, chiedendo il cambiamento di tutti. Cosa ci potrebbe essere di meglio di una simile condizione per chi vorrebbe conservare il proprio piccolo potere in una azienda, guadagnare tempo, operare indisturbato, magari continuare a pagare un bel mutuo affidandosi alla fede, ma a quella con la “F” maiuscola come quella di San Benedetto, tra l’altro per dover di cronaca va detto, protettore dell’Europa (che è bene ricordare, ci chiede risposte concrete sul deposito nazionale in cui siamo in ritardo di 4 anni) e degli ingegneri, ma in questo caso si tratta di spicciola “filosofia” di bassa comunicazione per cercare di conservare il proprio status quo, prendendosi gioco del management e dei ministeri competenti, tramite la circolazione all’interno della stessa Sogin di strisce di fumetti di Asterix, modificati nei testi, che ridicolizzano la dirigenza e mortificano l’operato di chi, in quell’azienda, presta la propria opera lavorativa. Beh, se tutto ciò corrispondesse al vero sarebbe interessante sapere che ne pensa chi si sta inconsapevolmente e in buona fede prestando a questo gioco di basso profilo. Per parafrasare un noto politico del passato, scomparso, potremmo dire “il potere logora chi non ce l’ha”, o lo potrebbe perdere.

                                   MEF

Nessuno però ha pensato che all’esterno tutto ciò ha fatto scaturire che si pensasse a un non accordo tra i partiti di governo e di conseguenza far apparire i ministeri di competenza Mise e Mef, quindi a cascata Movimento 5 Stelle e Lega, non in grado di prendere una decisione rapida sulla nuova governance della Sogin, togliendola dallo stallo e renderla in grado di dare delle risposte concrete e veloci, che da troppo tempo sembrano essere disattese e non di certo per le professionalità del personale al proprio interno. Questa è solo un’ipotesi, forse fantasiosa, ma si sa alle volte la realtà supera la fantasia. Vedremo a breve. Per dirla con le parole del politico sopra citato “a pensar male si compie peccato, ma quasi sempre si ci azzecca”!

Un dato è certo e inconfutabile, più volte per quanto già ampiamente e ingiustificatamente dilatati i tempi, come da interviste apparse sulla stampa, si è detto che si stava per dar atto al rinnovo del Cda della Sogin ed è anche vero che più volte è stata indetta l’assemblea per il suo rinnovo il 26 giugno, 9 luglio, 23 luglio, 30 luglio, 01 agosto, rinviata, sembrerebbe, al 07 agosto, ma se per questa data così non fosse, magari con la motivazione che si è sotto Ferragosto, dovremmo concludere che il governo gialloverde che vuole fare cose concrete sarà, come quelli che l’hanno preceduto, esperto solo nel dare l’ennesimo “calcio alla lattina”, in avanti, per perdere altro tempo. Solo che non si tratta di una lattina: è un bidone. Nucleare.

 

Ludovico Stella

Foto © Ludovico Stella, newsbeezer.com, tuttoggi.info, Il Quotidiano della PA

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