Stressati o sdraiati? Solo in cerca di lavoro

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Antonella Salvatore spiega i suoi “consigli per giovani disorientati”. Un libro dedicato a tutti coloro che si devono attrezzare per l’attuale situzione occupazionale

13 maggio 2018 | di | Libri

Si dice, per infondere un po’ di ottimismo, che l’Italia sia tornata ai tempi precrisi, quindi fuori dal tunnel, o quasi. Tradotto, significa disoccupazione giovanile al 32%, contro il minuscolo 6 dei primi della classe, cioè dei tedeschi, e una media europea di circa il 15. Non c’è da esserne fieri, ovviamente. Ma la vera domanda è: siamo sicuri che i guai del nostro Paese derivino esclusivamente dalla crisi economica? Non sarà mica un problemino di sistema, o meglio: culturale, che ci ha trascinato – come certificano tutti gli indicatori – negli ultimi posti europei, dietro la lavagna e con le orecchie d’asino come Pinocchio?

Cosa dovrebbero fare i giovani, e i meno giovani, per entrare in un mondo occupazionale competitivo, in continuo cambiamento, che non ammette più il tanto bramato posto fisso? Quali dovrebbero essere i ruoli dello Stato e del sistema formativo?

Di tutto questo si è parlato alla presentazione di “Stressati o sdraiati? Solo in cerca di lavoro. Consigli per giovani disorientati”, tenutasi a Roma, da Libraccio in via Nazionale. Autrice del libro – editore Franco Angeli, collana Trend, 111 pagine, 18 euro – è Antonella Salvatore, direttore del Centro di Alta formazione e Avviamento alla Carriera della John Cabot University, fra le maggiori università americane in Europa, con sede nel cuore della Capitale d’Italia, a Trastevere.

Facciamoci del male per qualche riga, perché Antonella Salvatore – che ha pure aperto un blog sul lavoro – parte dalla macroanalisi del contesto per arrivare, poi, a offrire consigli «al dettaglio», proporre soluzioni e anche qualcosa in più.

I numeri, freddi indicatori senz’anima – come scrisse qualcuno –, dicono che l’Italia ha la più bassa percentuale di laureati in Europa, e il più alto numero, dopo la Grecia, di Neet  (Not in education, employment or training), cioè di giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione o specializzazione. Quindi che «vegetano» sdraiati sul divano di casa a chattare con lo smartphone. Sempre l’Italia è al 25° posto (ergo, fra gli ultimi) per grado di digitalizzazione, e ha un indice di corruzione percepita (dati Transparency international) altissimo.

La verità è che «la crisi del nostro Paese non è, e non è stata, solo una crisi economica. La nostra è una crisi culturale, sociale, educativa e lavorativa», lamenta Antonella Salvatore. Che prosegue impietosa. Alcuni nostri tratti caratteristici rispecchiamo quelli di Ponzio Pilato: «C’è una parte di noi che non decide, che non affronta le cose e continua a rimandarle, sperando che qualcuno prima o poi interverrà».

Tanto in qualche modo ce la caveremo, questo è il mantra. Viviamo di speranze, abbiamo un atteggiamento fatalista. Siamo l’Italietta che ancora crede nella raccomandazione, nel favore dell’amico, nella spintarella, nel «pezzo di carta» e nello Stato assistenzialista. L’Italietta con una visione short term, a breve termine, che non pianifica e non ha una strategia. Non siamo nemmeno andati ai Mondiali di calcio, perché non sappiamo programmare: pensiamo all’immediato, ma non a costruire qualcosa per il futuro, per esempio puntando sul vivaio. L’Italietta dei provvedimenti d’emergenza, che si fa trovare sempre impreparata.

Nel mondo siamo ammirati per il Made in Italy, ma ciò è dovuto più alle idee brillanti, alla professionalità e alla lungimiranza individuale, che non a un sistema-Paese strutturato su efficienza e meritocrazia.

È pur vero che dall’alto non arriva l’esempio. Antonella Salvatore cita la nostra propensione alcondono” vista da un bambino: «Perché se una cosa è proibita e non si può fare, i grandi la fanno e poi si auto-perdonano?». E ancora: hai rubato soldi pubblici? Un bravo avvocato, un po’ di pazienza e poi torni sulla scena, e magari ti chiamano pure in Tv.

Ecco, che piaccia o no, urge un profondo cambiamento; di quelli top-down: che parta dall’alto (Stato, politica) e scenda giù, su tutto il Paese.

Da parte loro, i giovani e i meno giovani (in Italia si diventa grandi più tardi rispetto al resto d’Europa), oltre ai 50enni in cerca d’autore (il libro, in fondo, è per tutti), devono cominciare a lavorare su se stessi, innanzitutto bandendo la parola destino e il termine posto fisso.

Antonella Salvatore (a tratti anche mental coach) spiega come si affronta un colloquio e quali errori evitare per trovare un’occupazione: «La ricerca non parte dall’esterno, bensì dall’interno, dalla conoscenza di sé», dal self-understanding. Per questo è bene fare esperienze occupazionali già durante il percorso di studi, come avviene nel mondo anglosassone. E tenere sempre a mente una cosuccia: «Le aziende sanno che il candidato ha bisogno di un lavoro, ma perché l’azienda dovrebbe avere bisogno del candidato?».

Bene, non vogliamo svelare altro. Il libro scorre facile e tiene incollata l’attenzione: è più di un monito, più di una guida. Per questo va tenuto sempre a portata di mano.

È di quei testi da leggere, rileggere e leggere ancora. Ma non sdraiati sul divano.

 

Leonida Valeri

Foto © Leonida Valeri

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