Superare la crisi di legittimazione Ue passando per la blockchain

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Stando ai dati Eurostat 2018, il 48% della popolazione dell’Unione europea ha fiducia nell’Europarlamento, il 43% nella Commissione e solo il 41% nell’istituzione Banca centrale

8 Agosto 2019 | di | Economia - Europa - Hi-Tech

Si tratta di percentuali troppo basse per un’Europa che pretende di chiamarsi Unione: i dati suggeriscono che i cittadini degli Stati membri avvertano distanza, a volte estraneità, rispetto ai processi decisionali che riguardano l’organizzazione internazionale del Vecchio Continente. Un ostacolo non irrilevante verso la piena integrazione.

Il deficit democratico

La dottrina ha dato un nome a questa crisi di legittimazione, riconducibile al cd. deficit democratico. L’Europa sta sottraendo competenze agli Stati nazionali, comprimendo – si pensi al Mes (Esm) e al Fiscal Compact – i poteri dei governi e dei parlamenti nazionali a favore di organi come la Commissione e la Bce, non direttamente riconducibili all’espressione diretta della volontà popolare. Tutto ciò sta accrescendo la sfiducia politica dei cittadini nei confronti delle istituzioni, favorendo l’ascesa dei partiti populisti euro-scettici. Tenendo presente che la teoria del deficit democratico è solo una delle tante in grado di spiegare la crisi di legittimazione, parte della dottrina ritiene che il cammino dell’integrazione non possa prescindere da una revisione dei Trattati in senso democratico, cioè rimettendo al centro della scena i cittadini.

Accanto a queste speculazioni, non dobbiamo dimenticare chel’Ue nasce come unione economica che utilizza accordi di natura commerciale per scongiurare il pericolo di una nuova guerra mondiale. Le scelte cardine che hanno garantito l’unione di intenti dei primi Paesi aderenti erano lontane dalla vita e dalla coscienza politica della cittadinanza. Negli anni del boom economico e di un diffuso benessere tali decisioni non furono messe in discussione dalla popolazione ma la crisi ne ha svelato tutte le contraddizioni. Potremmo osare, senza nessuna pretesa di scientificità, identificare due parole chiave sulle quali costruire un’analisi del panorama presente e futuro nella risoluzione del problema: economia e fiducia politica.

La blockchain e il trust

L’ascesa di Bitcoin e altri software di criptovaluta ha portato a riflettere sulla trasformazione compiuta dal nuovo paradigma della blockchain: volendo semplificare, questa tecnologia cambierà il modo di gestire tanti aspetti della vita economica, con risvolti fondamentali dal punto di vista sociale e politico. Dalla moneta ai contratti, dalla burocrazia al settore alimentare, si sfrutta il web e catene di fiduciari che garantiscono l’autenticità e l’affidabilità di una transazione di qualsiasi natura attraverso registri immutabili, tracciabilità delle transazioni e la sicurezza crittografica.

Il punto centrale è che la decentralizzazione e le dinamiche di questo processo hanno introdotto un nuovo concetto di Trust, di fiducia, che potrebbe consentire la nascita di una nuova forma di rapporto sociale, capace di garantire la possibilità di verificare, di controllare, di disporre di una totale trasparenza sugli atti e sulle decisioni, che vengono registrati in archivi immutabili e condivisi: inalterabili, immodificabili e dunque immuni da corruzione. Il tutto sotto gli occhi degli attori principali dei rapporti, i cittadini.

Unione europea e Blockchain

Non si può dire che l’Europa non abbia capito che internet possa definitivamente abbattere le frontiere statali ed essere in grado di unire i cittadini superando i particolarismi nazionali. Abbiamo già parlato, in un precedente contributo, di 5g e satellite e della portata rivoluzionaria di tale tecnologia. Accanto a essa, si stanno compiendo tanti piccoli passi nella direzione del progresso: il 10 aprile 2018, a seguito dell’apertura in febbraio dell’Osservatorio sulla Blockchain, è stata invece firmata la Dichiarazione sulla Cooperation on a European Blockchain Partnership al fine di  creare un’infrastruttura blockchain in grado di migliorare i servizi digitali, affidabili e incentrati sull’utente all’interno del mercato unico digitale.

“Tali servizi creeranno opportunità per migliorare i servizi sia nel settore pubblico che in quello privato, in particolare facendo un uso migliore delle informazioni del settore pubblico preservando l’integrità dei dati e fornendone un migliore controllo da parte di cittadini e organizzazioni che interagiscono con le pubbliche amministrazioni, riducendo le frodi, migliorando la tenuta dei registri, l’accesso , trasparenza e verificabilità, all’interno e oltre i confini”

2018 Declaration on European Partnership on Blockchain

Insomma, il cammino verso un’integrazione 3.0, fatta di smart contract e archivi decentralizzati, di smart energy e smart city sembra non poter prescindere dalla spinta dell’Ue che potrebbe avvantaggiarsene per trarne legittimazione e credibilità nei confronti dei propri cittadini.

 

Simone Di Gregorio

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