Terrorismo, Gentiloni: «Minaccia seria per l’insieme dei Paesi europei»

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I “foreign fighters” in Europa sarebbero, secondo il ministro, fra 3000 e 5000. E la Mogherini sottolinea la necessità di comunicare con la comunità araba

20 Gennaio 2015 | di | Attualità - Europa

È stata la prima  riunione dopo i tragici fatti di Parigi, quella che si è svolta ieri a Bruxelles fra i ministri degli Esteri dei 28 Stati membri dell’Ue. Principale punto in agenda, la minaccia terrorismo e i provvedimenti da mettere in atto per contrastare il pericolo jihadista. Al termine del vertice il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha rilasciato una dichiarazione tutt’altro che rassicurante, affermando che dalla riunione è emersa «la conferma della minaccia terroristica all’insieme dei Paesi europei: si stima ci siano tra i tremila e i cinquemila “foreign fighters” in Europa».

Il ministro ha tuttavia voluto sottolineare che, anche in un contesto simile, non si deve «accettare che la minaccia terroristica cambi il nostro modello di società», motivo per cui, da parte sua non c’è spazio alla possibilità di rivedere  Schengen. «Rimettere le frontiere – ha spiegato il ministro – non sarebbe una soluzione. È il ritorno dei “foreign fighters” il problema da affrontare, dovrebbero essere seguiti e controllati». Gentiloni ha poi aggiunto che si sta pensando «all’istituzione di attachè per la sicurezza nelle delegazioni Ue dei Paesi a rischio. Oltre ad un membro permanente arabo nel team della Commissione europea sul terrorismo».  Al vertice di ieri era presente anche il segretario generale della Lega Araba, Nabil al-Arabi.

Da parte sua, anche l’Alto rappresentante alla politica estera, Federica Mogherini, ha ribadito la necessità di una maggior comunicazione fra l’Unione europea e la comunità araba: «Abbiamo bisogno di leggere in arabo, spiegare in arabo, ma anche ascoltare il messaggio che viene dal mondo arabo». Proprio in questo contesto si colloca la proposta della Mogherini di istituire all’interno del Servizio estero europeo, la figura di un portavoce arabo che abbia appunto il compito di facilitare questa comunicazione.

Lady Pesc ha poi ribadito la necessità di una maggior collaborazione fra le intelligence dei vari Stati membri, ed ha esposto una seconda proposta, volta a contrastare la minaccia  jihadista. Si tratta di un addetto dell’Unione che si occupi della sicurezza nei Paesi considerati maggiormente a rischio. «Serve un professionista in grado di comunicare e collaborare con i componenti dell’intelligence locale» ha spiegato la Mogherini. «Si tratta di una prassi normale per tutti i Paesi – ha aggiunto – ed ora lo diventerà anche per l’Unione europea».

Fra i provvedimenti di cui i Ventotto hanno discusso nel corso del vertice di Bruxelles, anche la direttiva relativa alla nuova banca dati dei passeggeri aerei, il cosiddetto Pnr. Si tratta di un provvedimento, attualmente fermo al Parlamento europeo, che prevede la schedatura dei passeggeri dei voli aerei, dei quali verrebbero registrati non solo i dati anagrafici, ma anche una serie di informazioni utili a delineare il profilo di eventuali terroristi. Il provvedimento è già stato adottato in Paesi come il Canada, l’Australia e gli Stati Uniti, mentre nell’Ue è stato finora bloccato a causa di una serie di restrizioni previste dalla norma sulla privacy.

Di sicuro la direttiva sarà al centro della discussione fra i Ventotto anche nei prossimi appuntamenti: la riunione dei ministri degli Interni che si svolgerà a Riga il 28 gennaio e il vertice dei leader Ue del 12 febbraio che avrà luogo a Bruxelles.

Aphrotiti Papadopoulos

Foto © European Community 2014

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