Una pensione per famiglia. Welfare, Italia batte Svezia nel 2016

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Alta evasione, da sanità e previdenza la spesa vale il 57,32% delle entrate. Questo il bilancio del Belpaese, documentando andamenti finanziari e demografici

21 febbraio 2018 | di | Eventi

In Italia ogni famiglia può contare su una pensione, sommando assegni per vecchiaia e anzianità a quelli di tipo assistenziale. A fare il conto è il rapporto del centro studi “Itinerari previdenziali”, per il quinto anno consecutivo presentato alla Camera dei deputati, su “Il bilancio del sistema previdenziale italiano. Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza” che fa il punto sul 2016, rilevando come la Penisola, per certo versi, batta perfino la Svezia in fatto di spesa per welfare, includendo la sanità. Secondo il dossier «la spesa pensionistica è sotto controllo» ma questa è una sola faccia della medaglia. Crescono, invece, «a ritmi insostenibili» le uscite per invalidità, accompagnamento, insomma tutta la parte slegata dai contributi versati. Intanto si contano sempre meno pensionati, mai così pochi dal ’95, ma il numero degli assegni pagati per ciascuno aumenta.

                    Alberto Brambilla

Ogni “ritirato” riceve in media 1,43 prestazioni. In rapporto alla popolazione intera, si tratta di una per ogni 2,638 abitanti, dunque per nucleo. Lo studio invita poi a riflettere su come dei 16,1 milioni di pensionati oltre la metà siano sostenuti in tutto o in parte da somme assistenziali. Tanto che «su 830 miliardi di spesa pubblica totale, per sanità, pensioni e assistenza abbiamo speso 452 miliardi». E se, aggiunge, «calcoliamo tale spesa sulle entrate, l’incidenza aumenta al 57,32%, un valore più alto di quello raggiunto dalla Svezia, considerata la patria del welfare». La proposta rilanciata dal presidente del centro studi, Alberto Brambilla, sta nel separare gli esborsi dovuti alla previdenza da quelli che ricadono sotto l’assistenza.

«Così si vedrebbe che l’incidenza sul Pil della spesa pensionistica è in linea con quella del resto d’Europa». Ma il consigliere di palazzo Chigi, Marco Leonardi, avverte come riclassificare le uscite non sia cosa facile. Tuttavia, assicura, arriveranno presto, prima del voto, i decreti per l’istituzione delle commissioni per fare ordine tra i diversi canali di spesa e tarare l’aspettativa di vita sulla base del lavoro svolto. Secondo Leonardi comunque i margini per tentare ritocchi sono stretti. «L’unica cosa possibile» – spiega – «è continuare sulla strada aperta in questi anni, agendo in maniera chirurgica». A riguardo il viceministro all’Economia, Enrico Morando, ricorda qualche cifra: «da qua al 2050», quindi all’incirca nei prossimi trent’anni «azzerare la riforma Fornero, tornare alla legislazione previgente, significa dover trovare approssimativamente 320 miliardi di euro».

                    Stefano Patriarca

Stando al dossier qualcosa si potrebbe recuperare dai mancati versamenti. «I dipendenti pubblici, che rappresentano circa il 17% del totale dei pensionati, pagano circa un terzo di tutte le tasse; considerando che i redditi dei pubblici dipendenti sono simili a quelli del settore privato, emerge l’enorme evasione fiscale e contributiva», si denuncia. I conti del rapporto non tornano però a Stefano Patriarca del team economico della presidenza del Consiglio. Il tecnico riscontra, infatti, «elementi di criticità», «costruzioni statistiche un po’ ardite», «un approccio metodologico opinabile» e soprattutto, dice, «il calcolo di quanto pesa l’assistenza è assolutamente sovrastimato, lontano dalla realtà».

 

Pierfrancesco Mailli

Foto © Itinerariprevidenziali.it

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