Unione europea, definito il piano d’azione contro le fake news

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Per contrastare la “fabbrica dei troll” russi stanziati cinque milioni di euro nel 2019 da destinarsi al monitoraggio delle notizie e la sensibilizzazione del pubblico

17 Dicembre 2018 | di | Attualità - Europa - Politica

La Russia è la principale fabbrica di fake news. Secondo quanto asserisce la Commissione europea, Mosca spenderebbe 1,1 miliardi di euro ogni anno per liberare nell’etere quelle notizie false che tanto danneggiano l’informazione internazionale. Per limitarne le conseguenze, anche in vista delle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento, l’Unione europea ha stabilito un piano d’azione che contrasti gli effetti della disinformazione.

Lo studio del problema era già iniziato nel 2015, quando fu creata la East StratCom, una task force concentrata sulle politiche di comunicazione nell’est Europa e nella stessa Russia. A distanza di un anno è stato varato un quadro congiunto contro le minacce ibride, cioè le «azioni ostili volte a destabilizzare una regione o uno Stato», come si legge sul sito ufficiale della Commissione.

fake news euDopo un’attenta cooperazione con i grandi nomi della rete, nell’aprile 2018 si è arrivati al Codice di buone pratiche dell’Ue, risposta allo scandalo dei dati personali trafugati da Facebook/Cambridge Analytica. Le misure sono volte a sostenere la verifica indipendente dei fatti e incoraggiare azioni per «incentivare il giornalismo di qualità e promuovere l’alfabetizzazione mediatica». Ad ottobre dello stesso anno Facebook, Google, Twitter e Mozila hanno aderito al documento.

Quest’iter ha portato quindi all’ultimo piano in ordine di tempo, diviso in quattro settori principali a loro volta ripartiti in dieci azioni. Potenziamento del monitoraggio specializzato; rapida comunicazione a tutti i livelli, dalle istituzioni europee a quelle nazionali; intervento immediato dei Paesi membri per garantire trasparenza delle campagne elettorali e politiche, nelle elezioni continentali e locali; alfabetizzazione mediante iniziative mirate. Il budget per queste azioni di contrasto viene così più che raddoppiato, da meno di 2 milioni del 2018 a 5 milioni di euro del 2019.

Tre di questi saranno indirizzati all’East StratCom, mentre per quanto riguarda il sistema di allarme rapido, questo permetterebbe agli Stati un’istantanea condivisione di sospetti e segnalazioni. Difficile però prevedere l’efficacia di una nuova piattaforma di comunicazione, denominata Euractiv.

Federica Mogherini«Una democrazia sana si basa su un dibattito pubblico aperto, libero ed equo», commenta l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza Federica Mogherini. «È nostro dovere proteggere questo spazio e non permettere a nessuno di diffondere disinformazione che alimenti l’odio, la divisione e la sfiducia nella democrazia», prosegue. «In quanto Unione europea abbiamo deciso di agire insieme e rafforzare la nostra risposta, promuovere i nostri principi, sostenere la resilienza delle nostre società. È il modo europeo per rispondere a una delle principali sfide dei nostri tempi», chiude la Mogherini.

Ma non mancano le voci scettiche, come quella del vicecommissario europeo, l’estone Andrus Ansip. Secondo lui le contromisure non sarebbero «sufficienti» contro gli investimenti russi della cosiddetta “fabbrica dei troll”. Nei tre anni di attività la East StratCom ha individuato più di 4500 fake news, che hanno indirizzato o provato ad alterare l’esito di diverse tornate elettorali. Sicuramente il caso più famoso sono state le presidenziali statunitensi del 2016.

E l’Unione europea non è stata impermeabile al fenomeno. «Abbiamo visto tentativi di interferire in elezioni e referendum», continua Ansip, «la disinformazione fa parte della dottrina militare russa e della sua strategia di dividere e indebolire l’occidente». Un bersaglio facile di questi ultimi mesi è stata, non a caso, la cancelliera tedesca Angela Merkel.

fake news euAltre critiche vengono mosse alla discrezionalità affidata ai singoli Stati nel determinare quali siano o meno le fake news. Avere governi a rischio di deriva autoritaria come l’Ungheria di Viktor Orbán non dà infatti grandi garanzie di imparzialità. Senza dimenticare che gli osservatori indipendenti della East StratCom sono appena quattordici, solo quattro dei quali impiegati a tempo pieno.

Preoccupazioni infine arrivano dal web, il commissario europeo per l’unione della sicurezza Julian King ha affermato che i profili falsi su Facebook oscillano tra il 3 e il 4%, tradotti in cifre fra i 60 e i 90 milioni. E per quanti se ne chiudono ce ne sono altrettanti che resistono o riaprono. Lo stesso discorso vale per Twitter, dove l’80% dei profili falsi che ha contribuito all’elezione di Donald Trump nel 2016 continua la propria attività liberamente.

È per questo che l’esecutivo europeo richiede l’azione congiunta di tutte le parti interessate per evitare i danni politici ed economici che la piaga delle fake news porta con sé nel tessuto sociale.

 

Raisa Ambros

Foto © bbc.com; agensir.it; The Japan Times; nst.com.my

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