Università: alla “Fiera della carriera” 8 su 10 ricevono una chiamata

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Al Career Fair enti e imprese aprono le porte a laureandi e specializzandi. Comunicazione, marketing e digitale i settori con più offerte di lavoro per i giovani

17 novembre 2017 | di | Eventi - Lavoro

«Cerchiamo giovani da assumere nella nostra azienda, a Roma e in Italia»; oppure «abbiamo diverse posizioni da ricoprire»; o ancora «quali sono i tuoi progetti per il futuro?». Frasi, queste, che non capita di ascoltare tutti i giorni, ma abituali durante i colloqui di lavoro nel corso di un Career Fair. La “Fiera della Carriera” – secondo la traduzione italiana – rappresenta un appuntamento essenziale per far incontrare il mondo universitario con quello dell’occupazione. È un’iniziativa declinata dal modello educativo americano, più pratico e finalizzato al raggiungimento dell’obiettivo, coincidente con l’inizio di un percorso professionale, che ha preso piede un po’ ovunque.

               Antonella Salvatore

«Le ultimissime statistiche della nostra università dicono che 8 candidati su 10, quindi l’80%, trovano una posizione di stage o di lavoro durante una “Fiera della Carriera”. Parliamo di giovani, mediamente tra i 20 e i 25 anni che stanno per conseguire la laurea triennale o una specializzazione di alta formazione in un ampio ventaglio di materie, dall’economia alla storia dell’arte», spiega Antonella Salvatore, direttrice del Career Services della John Cabot University (JCU), fra le maggiori università americane in Europa, con sede nel cuore di Roma, a Trastevere.

 

La Fiera della Carriera all’interno delle università è importante per far trovare lavoro agli studenti?

 

«Se ben realizzato, l’appuntamento dà i suoi frutti. Ma, attenzione: non deve trasformarsi in una mera sfilata di stand, dove le aziende rilasciano materiale informativo e gli studenti i curricula, perché così è di scarsa utilità. L’appuntamento funziona, invece, se viene organizzato come un vero e proprio incontro finalizzato all’occupazione, con tavoli di colloquio dove chi decide le assunzioni, come il direttore del personale di un’impresa, dialoga faccia a faccia con lo studente; senza fretta, impiegando tutto il tempo necessario. Un colloquio può durare anche un’ora, e i giovani devono essere messi in condizione di svolgerne anche diversi nel corso della stessa giornata, per avere più opportunità e capire meglio i propri obiettivi professionali».

 

Tutto questo richiede uno sforzo organizzativo enorme.

 

«Non c’è dubbio. Ma è un compito fondamentale dell’università orientare i giovani e aiutarli nell’ingresso verso il mondo del lavoro; compito di cui spesso troppo poco si parla. E la struttura deputata al collocamento degli studenti deve rappresentare, e da noi alla John Cabot lo rappresenta, un ingranaggio fondamentale. La JCU ha rapporti diretti con oltre 500 imprese, nazionali e internazionali. Alla “Fiera della Carriera” che si è appena conclusa, hanno preso parte laureandi e giovani che frequentano i corsi di alta formazione e che termineranno gli studi a dicembre. Dall’altro lato del tavolo erano presenti 70 rappresentanti delle aziende partner dell’università: tutti direttori del personale e di altre divisioni, con potere decisionale, quindi con potere di assunzione, a coprire un ampio ventaglio di settori d’impresa: grande distribuzione, digitale, trasporti, turismo, comunicazione, profit, no profit, consulenza aziendale, solo per citarne alcuni».

 

Secondo i dati in elaborati dalla JCU, in quali settori lavorativi si posizionano i candidati dopo aver partecipato al Career Fair?

 

«Alla John Cabot University, l’80% dei ragazzi riceve un’offerta di occupazione, è bene ribadirlo. E gli ultimi dati statistici dicono che gran parte della richiesta di posizioni lavorative arriva dai seguenti settori: comunicazione, marketing e digitale, 37%; amministrativo, 29%; beni culturali e ambito umanistico, 11%; formazione e risorse umane, 9%».

 

Leonida Valeri

Foto © JCU

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