Valentin Bakouche, giovane cantautore e matematico europeo da esportazione

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Intervista al Franco-algerino, in parte del Sud (d’Italia) e dell’Est del Vecchio Continente, vive tra Roma e Londra dopo una parentesi a Chicago. Nome d’arte ValentinOo

9 Agosto 2015 | di | Cultura - Musica

Valentin Bakouche, nome d’arte è ValentinOo, nato a Parigi il 16 Agosto 1992, è combattuto fra la passione della musica – come cantautore – e lo studio della Matematica. Le sue origini sono tutte un programma: la famiglia del padre proviene dall’Algeria e ha traslocato a Parigi all’inizio della guerra di liberazione del Paese africano. La nonna dalla parte della madre arriva dall’Est dell’Europa, mentre il nonno ha origini calabresi. Dulcis in fundo «I miei si sono incontrati a Parigi…Che romantici!».

 

10933845_779170712153244_6423383131943146609_nDove hai vissuto?
«Quando avevo 3 anni i miei hanno traslocato a Roma. Ho vissuto là fino all’esame di maturità, e poi sono tornato a Parigi per studiare. Durante il mio terzo anno di Università, ho fatto un programma di scambio, che mi ha permesso di fare il mio terzo anno di Laurea a Chicago. Dopo sono andato a vivere a Londra per il Master. Ora rimango là per la musica».

 

Quando hai iniziato a interessarti alla musica?
«Da un po’ di tempo, ammetto di non ricordarmelo. Ho iniziato a fare corsi di chitarra quand’ero piccolo, ma fu una scelta di mia madre, non la mia. L’ho ripresa successivamente e ho iniziato a cantare all’età di 13 anni, mi piaceva molto il Rock».

 

entire figureRaccontaci un po’ del tuo percorso artistico.
«Ho scritto la mia prima canzone a 13 anni col mio fratellastro, era una canzone sui videogiochi… Per un po’ non ho scritto, ma suonavo con un gruppo di musica quando stavo al liceo. Non eravamo niente di che, ma sono rimasto in contatto con il batterista del gruppo, con cui oggi scriviamo musica assieme. Mi aiuta a masterizzare le mia canzoni, ed è anche il mio migliore amico! Quand’ero a Roma suonavo anche per strada per farmi un po’ di soldi. La paura è scemata così, oltre ad aiutarmi a pagare un nuovo computer! Poi quando ero all’università suonavo con un gruppo di musica punk. Faceva veramente schifo…Onestamente… Ma era divertente!  Ho iniziato un percorso artistico serio a novembre dell’anno scorso. Ho iniziato a suonare nei pub, ho lavorato molto su nuovi pezzi e mi sono migliorato molto in poco tempo. Ora continuo a suonare un po’ dappertutto a Londra: per strada, nei bars, per eventi di beneficenza».

 

11811548_10155836240800403_3561077863596166335_nRaggiungere un proprio stile e identità, quanto è importante per un musicista?
«Molto importante. Se non hai stile e identità come fa la gente a ricordarsi di te?

 

Quali sono i tuoi punti di riferimento, cantanti o band a cui ti ispiri?
«Sono molto ispirato da Ed Sheeran. Penso che la mia musica è diversa dalla sua, ma abbiamo un set up simile in live (chitarra, canto, loop pedal). Penso che la sua storia mi ha anche molto ispirato. Un artista che parte dal niente, che lavora senza tregua e che un giorno diventa uno dello artisti più riconosciuti al mondo è qualcosa di impressionante. Mi fa pensare che potrebbe succedere a chiunque…anche a me».

 

11295648_839813532755628_1779019164064829834_nCos’è la musica per te?
«Una maniera per l’anima di esprimersi. Quando la gente è triste a volte prova a concentrarsi su una cosa in particolare, come il lavoro o una relazione personale. Altri fumano e bevono. Io scrivo. Scrivo per non tenermi tutto in dentro. E penso che ognuno dovrebbe fare musica per esprimersi. Penso la musica sia qualcosa di molto spirituale».

 

Cosa provi quando canti?
«Bella domanda, non lo so… C’è questa adrenalina , questo sentimento di voler dare alla gente che ti ascolta. Penso che non sono sempre me stesso. Come tutti! È un meccanismo di difesa, mettiamo barriere intorno a noi per non essere vulnerabili. Ma quando canto tutte queste barriere, tutti i problemi che ho si dissolvono. È una sensazione molto piacevole. Come se tutte le bugie, le difficoltà, i problemi di cuore se ne vanno via».

 

1378620_10153385951735403_1839669142_nQuanto conta il testo di una canzone rispetto alla musica?
«Conta molto! E penso che gli artisti di oggi, sopratutto nel pop non realizzano l’importanza di un testo rispetto alla musica. La musica è come un primo abbordo con una persona. È importante che la musica sia interessante certo, ma le parole è la ragione per la quale la musica esiste. Anche se ci sono poche parole in una canzone secondo me devono venire dal cuore. Sennò l’esistenza stessa della musica non vale la pena».

 

Ci puoi raccontare un esperienza o una storia che ti ha ispirato?
«Ok! Durante il mio terzo anno all’università, quand’ero a Chicago, sono uscito per la prima volta con qualcuno seriamente. Facevamo tutto insieme, praticamente abbiamo vissuto insieme per 6 mesi. E poi ho dovuto partire e tornare in Europa. Questa separazione mi ha veramente distrutto, ma penso che non è una coincidenza se mi sono messo a fare musica seriamente appena sono tornato da Chicago. C’è stato un prima e un dopo la mia prima storia d’amore. Penso come tutti! Ed è in questo momento che sono passato da un livello amatoriale a un livello professionale».

 

IMG-20150720-WA000Cosa ne pensano i tuoi amici e familiari della scelta di intraprendere questa strada?
«Beh, dipende da chi! Sai, come ho detto stavo anche studiando all’Università per il Master mentre mi esibivo. Sto scrivendo la mia tesi ora. Dunque la grande domanda è: cosa fare ora? Mia madre pensa che dovrei continuare a fare musica, ma se non riesco a “farcela” fra un anno o due, dovrei trovare un vero lavoro. Le mie sorelle credono in me, e mio padre…non ne ho nessuna idea. Ma in generale sono sicuri che ho del talento e dovrei provarci, ma che è molto difficile. Ed è vero che se non funziona avrò sempre un Master in Matematica in tasca!».

 

10898096_773879929348989_7380737652739538157_nPerché hai scelto Londra?
«Perché la scena artistica a Londra è fantastica! La gente è molto più avida di andare a vedere un artista suonare la chitarra e cantare musiche pop/funk che nella maggior parte delle città in Europa. Quando ero a Parigi non riuscivo mai a farmi pagare per suonare da qualche parte, perché non è nella cultura della vita parigina di andare in un bar, prendersi una birra e ascoltare un artista. Sopratutto uno che canta in inglese!  A Londra c’è molta competizione per i musicisti, ma se c’è così tanta competizione è per una ragione. E penso che se un artista vuole guadagnare la sua vita, Londra è la migliore città per iniziare».

 

Hai un particolare progetto ideale e concettuale cui arrivare come massima aspirazione?
«Assolutamente no. Penso il mio difetto e la mia qualità principale è che non pianifico mai, non ho mai progetti che realizzo dalla A alla Z. Vado avanti e improvviso. Quel che succede succede!».

 

Edward Borg Olivier

Foto © Daniel Jones

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