Varsavia a Londra: il Brexit ha accresciuto l’odio verso i polacchi

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Ieri vertice interministeriale tra i due Paesi sulle aggressioni nell’Essex che in pochi giorni sono costate la vita a un immigrato polacco e il ferimento di altri due

6 Settembre 2016 | di | Attualità - Europa
Brexit

Non è certo un momento felice per la Gran Bretagna. Non bastassero le polemiche del dopo-Brexit, nè le prospettive poco entusiasmanti per l’economia, ora ci si mette anche l’accusa di un incremento delle aggressioni razziali contro gli immigrati, in particolare polacchi. Sabato scorso gli ultimi due casi ad Harlow, nell’Essex, che hanno visto il ferimento a colpi di spranga di due ragazzi, a cui è decisamente andata molto meglio rispetto al loro connazionale che una settimana prima, nello stesso luogo, era rimasto ucciso per una aggressione con la stessa dinamica. Eventi che hanno portato ieri il presidente della Repubblica Andrzej Duda a scrivere una lettera aperta alle autorità ecclesiastiche anglicane, perchè esortino i cittadini britannici al rispetto verso la popolosa comunità polacca.

Boris JohnsonE sempre ieri i ministri dell’Interno e degli Esteri polacchi Mariusz Błaszczak e Witold Waszczykowski sono volati a Londra per un incontro con i loro omologhi britannici Amber Rudd e Boris Johnson (foto). «Ricordiamo alle autorità di Londra che i polacchi sono un gruppo ben integrato nella società britannica: lavorano sodo, pagano le tasse e hanno diritto ad essere protetti e tutelati – ha dichiarato Waszczykowski -. Per decenni essi non hanno mai avuto problemi, ma da alcuni mesi a questa parte, sull’onda della campagna elettorale per il Brexit e dopo il referendum, le aggressioni hanno cominciato a verificarsi con frequenza».

David Cameron

Il riferimento del ministro degli Esteri non è casuale: uno dei cavalli di battaglia degli antieuropeisti dello Ukip di Nigel Farage  è stato per mesi il welfare di cui gli immigrati dell’Europa Orientale possono beneficiare a spese dei cittadini britannici appena giunti nel Regno Unito. Una campagna che fu premiata già alle elezioni europee del 2014, tanto da spingere l’allora premier David Cameron (foto) ad introdurre severe restrizioni al sistema di tutele per i lavoratori stranieri. Ma evidentemente ciò non è bastato, e gli esiti del referendum del 23 giugno scorso hanno solo contribuito a infervorare gli animi.

Alessandro Ronga
Foto © European Community / Wikicommons

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