Viaggio alla ricerca della perduta identità: sulle orme di Fortunato Longo

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Il Simbolismo neoclassico nell’arte: rafforzare l’identità collettiva, all’epoca della globalizzazione e del multiculturalismo

27 febbraio 2016 | di | Arte - Attualità - Cultura

Un’amazzone, simboleggiante l’azione, solleva la bandiera nazionale, mentre un leone alato (probabilmente il leone di San Marco) ruggisce, una donna si getta contro il nemico, un giovane garibaldino si prepara all’assalto e un popolano grida alla riscossa: è la il ritratto della rivoluzione del popolo italico, efficacemente rappresentata dal complesso scultoreo “L’Azione”, situato sul lato sinistro del Vittoriano degli Italiani, commissionata nel 1907 allo scultore calabrese Francesco Jerace e realizzata dallo stesso insieme al nipote e allievo, anch’egli calabrese e originario di San Giorgio Morgeto (antico borgo italico in provincia di Reggio Calabria), Fortunato Longo.

Francesco Jerace - L'Azione (Roma, Vittoriano, 1909)Una rappresentazione mistica e suggestiva, espressione stilistica di un’indole al contempo ardente, ma  profondamente rispettosa dei principi più autentici del classicismo; un moto dinamico che si sviluppa, in perfetta integrazione e armonia, all’interno di un complesso monumentale di fortissima valenza simbolica che diviene ancor più suggestivo per l’osservatore del nuovo millennio, che guarda al proprio passato, riflesso nell’estro artistico dei propri avi, considerandolo alla luce degli esasperati livelli di frammentazione sociale e culturale, effetto delle dinamiche della globalizzazione, del nuovo multiculturalismo e della crisi dell’identità europea.

Era il 1882, quando a quattro anni dalla scomparsa di Vittorio Emanuele II,  fu bandito un  concorso internazionale diretto alla celebrazione del “Padre della Patria”: “un complesso da erigere sull’altura settentrionale del Campidoglio, in asse con la via del Corso; una statua equestre in bronzo del Re; uno sfondo architettonico di almeno trenta metri di lunghezza e ventinove d’altezza, lasciato libero nella forma ma atto a coprire gli edifici retrostanti e la laterale basilica di Santa Maria in Aracoeli”. Questi i parametri specificati dalla committenza. Tra le novantotto proposte progettuali presentate, quella di Giuseppe Sacconi, ispirata ai grandi santuari ellenistici, risultò vincitrice. Dalla progettazione all’inaugurazione, trascorsero 29 anni: il grandioso complesso monumentale fu inaugurato il 4 giugno 1911 da Vittorio Emanuele III. Dieci anni dopo, nel 1921, il Monumento fu scelto per ospitare la salma del Milite Ignoto, il militare italiano perito durante la Prima Guerra mondiale, il cui corpo non fu mai identificato.

Oggi il Vittoriano degli italiani rappresenta il centro nevralgico della vita sociale della città capitale d’Italia. Migliaia di turisti provenienti da tutta Italia e da ogni parte del mondo ammirano ogni giorno un complesso monumentale altamente simbolico e comunicativo.

L’Azione è solo una delle importanti opere realizzata da Fortunato Longo, oggi rinvenibili in diverse città italiane. Sempre a Roma, ad esempio, è possibile ammirare tutt’oggi l’opera “Il Diritto”, modellata per il Palazzo della Civiltà all’Eur. A Vibo Valentia, in Calabria, il monumento a Luigi Razza.Longo ritratto

Nato a San Giorgio Morgeto da Raffaele e Maria Stella Jerace nel 1884,  all’età di 14 anni si trasferì a Napoli, dove fu introdotto subito nella vivace società napoletana del primo Novecento, per poi trasferirsi a Roma, dove si immerse nella contemplazione di opere classiche. Dedito all’arte figurativa e alla musica, Esponente e sostenitore dell’ideale classico, rispetto al quale si dimostrò ferreo e fedele anche negli anni di maggior diffusione dei movimenti futuristi e avanguardisti. Una personalità al contempo riflessiva e meditativa, come la descrivono le cronache ad oggi pervenute, ma capace di rappresentare con grandissima abilità stilistica e con il risultato di un grande impatto emotivo sull’osservatore finale, valori e soggetti al contempo classici ma attuali, pertanto durevoli nel tempo e capaci di comunicare e trasmettere sentimenti universali suscettibili di essere tramandati di generazione in generazione. La Guerra, scenario ben noto ad uno scultore che visse la tragedia di ben due guerre mondiali, è un tema ricorrente nelle composizioni del Longo. Negli anni ’20 il Comune di San Giorgio Morgeto, paese nativo al quale il Longo era fortemente legato, commissiona allo scultore la composizione di un monumento votivo in onore dei giovani militari, caduti della Prima guerra mondiale. L’interpretazione che l’autore ha dato a questa opera bronzea,  perfettamente conservata ed esposta pubblicamente ai margini dell’antico Castello Normanno-Svevo, è talmente profonda da risultare tutt’oggi commovente e carica di pathos. ?Il gruppo scultoreo in bronzo propone, con un forte ma armonico effetto dinamico, il tema del conflitto bellico e del valore sacro del legame dell’esercito alla Madrepatria. Figura centrale ed asse simmetrico principale, il mito della Dea guerriera Athena, ritratta nella figurazione più diffusa in età classica: ornata da un ramoscello d’ulivo, la lancia nella mano destra alzata e lo scudo imbracciato, raffigurazione simbolica e sintesi univoca delle fasi e operazioni in cui si sviluppa l’azione  bellica nelle sue fasi di attacco e difesa, che si integrano in un armonico bilanciamento. Le grandi ali di Athena sostengono e supportano i soldati italici, a volerli guidare e proteggere al contempo. I tre soldati incarnano e comunicano, con il linguaggio del corpo e in tutto il loro dinamismo perfettamente coordinato e sincronizzato, gli ideali della virtù bellica e della difesa della Patria. Il soldato raffigurato alla destra della Dea, è efficace rappresentazione dell’azione. Il giovane uomo è ritratto nell’atto del lancio della inconfondibile granata di tipo “S.I.P.E.” (Società Italiana Prodotti Esplondenti) impiegata dal Regio esercito dal 1915. Il soldato alla sinistra di Athena è invece personificazione della difesa e del controllo, ritratto mentre monitora attentamente il campo di battaglia, e al contempo, mentre con la mano destra sorregge il compagno ferito in battaglia. Esempio valoroso dell’identità del popolo italico, al contempo solidale e fraterna pur nelle condizioni più estreme e di maggiore vicinanza al pericolo. Realismo e sacralità unite in quest’opera con grande efficacia semantica, densità simbolica e intensi sentimenti di coraggio, dolore e gloria, che il Longo efficacemente propone e tramanda nel tempo.

Simbologia di un’antica identità europea, oggi più che mai fortemente ricercata dalle comunità civili che convivono e coesistono in uno spazio comune in cui le identità nazionali degli Stati membri, pur tutelate dal Trattato di Maastricht, faticosamente e difficilmente si conciliano con la logica comune di un’Unione spesso eccessivamente tecnocratica e burocratica, che sembra aver dimenticato e perduto, la propria gloriosa origine.

Francesca Agostino

Foto © Wikimedia Commons – Vittoriano degli Italiani

Foto ©   www.scultura-italiana.com – L’azione 

Foto ©  Ritratto di Fortunato Longo realizzato da Antonietta Gravisi Mirabelli

 

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