Vincenzo Boccia rilancia l’industria italiana in chiave Ue

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La visione economica del presidente designato vuole conferire all’Europa una maggiore valenza per valorizzare le potenzialità del Belpaese

3 Aprile 2016 | di | Economia

La visione dell’economia italiana di Vincenzo Boccia, presidente designato della Confindustria, cambierà i paradigmi del Paese verso una sostanziale valorizzazione dell’industria. L’imprenditore di Salerno riscuote il consenso perché vuole rilanciare l’industria italiana, con una ferma convinzione del ruolo strategico che dovrà avere l’Europa nel XXI secolo.

«È prioritario, urgente, che Confindustria inizi a pensare allo sviluppo economico del Paese più che alle liti interne», commenta Giuseppe Prete, presidente del Movimento gente onesta e dirigente presso un istituto bancario nazionale. Coautore del libro Manager di Strada, già consigliere della Confindustria di Genova, direttivo sezione Economia, nella sua vita professionale è stato docente di Marketing assicurativo presso la Facoltà di Economia degli intermediari finanziari di Pinerolo (Università di Torino), già componente del Pension Forum (Fondi Pensione) alla Bocconi di Milano.

«Siamo in una situazione difficilissima – incalza Giuseppe Prete – dove l’Italia non può essere ultima sul piano della competizione industriale. Il nuovo presidente dovrà ristabilire equilibri interni, proteggere le nostre esportazioni, attuarle e, quando possibile, attivare una sorta di protezionismo sulle nostre industrie. Siamo diventati, negli anni, estremamente deboli da questo punto di vista. Economia e lavoro devono essere gli obiettivi principali e non il loro permanere, sotto una netta confusione di governo del Paese, in un’Europa che dà e toglie a seconda delle volontà finanziarie dei partner più forti di noi».

Può essere la giusta occasione per valorizzare seriamente l’economia italiana, troppo spesso dimenticata. C’è la grande scommessa da vincere del turismo che può essere un grande volano economico del Paese, senza dimenticare la valenza dell’enoturismo che può diventare una interessante ricchezza dell’Italia solo se ben spesa e solo se coordinata con il turismo e con i vari distretti del vino. I soggetti in campo da chiamare in causa sono il Movimento del Turismo del Vino e Città del Vino, solo per citare le due realtà più importanti della Penisola.

Con questo nuovo approccio si può dar vita a un’Italia che riesca a dialogare con l’Europa in termini economici e culturali. Il cambiamento italiano, quasi fosse un nuovo Umanesimo dell’economia, può cominciare proprio da questi asset a lungo abbandonati. isola vicino ischia«La bassa crescita – si legge nel programma di Vincenzo Boccia presentato il 17 marzo 2016 – dell’economia italiana viene da lontano. L’inefficienza del settore pubblico e la cattiva allocazione delle risorse che, unitamente a una loro distribuzione clientelare, ha eroso i margini per le politiche di investimento pubblico. L’accumulo del debito pubblico, giunto al 133% del PIL, è lo specchio fedele di questi sprechi. Il grave peggioramento nel corso degli anni della qualità delle Istituzioni dalle quali dipende la crescita: dalle leggi, alla giustizia, alla macchina amministrativa. Problema aggravato da una cattiva riforma del Titolo V della Costituzione, che ha moltiplicato le leggi e appesantito a dismisura l’apparato pubblico. La bassa produttività, derivante principalmente da un sistema disfunzionale di determinazione dei salari, che è stata causa del peggioramento della competitività di prezzo delle nostre merci e servizi».

La sfida per rilanciare l’economia italiana è solo iniziata. L’abbraccio con l’Europa e il grande valore da assegnare all’Unione europea dovrà essere studiato fin nei minimi dettagli, perché il nuovo corso del XXI secolo deve ripartire con processi decisamente innovativi; la geopolitica economica dovrà registrare un peso rilevante da tenere ben presente nelle diverse competizioni europee.

«La “spaccatura” rispetto al passato, sostenuta da molti – commenta Monica Giordano, consulente manageriale – fra i quali un ex della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, non è del tutto scontata, nonostante siano molte le incertezze in merito alla debordante fiducia nei confronti dell’imprenditore salernitano. Una cosa è certa: c’è una forte urgenza di riavviare l’attività delle grandi imprese italiane, in caso contrario si rimane in una situazione stagnante in dipendenza di decisioni meramente governative e di piccole o medio imprese, senza alcun esito positivo».

 

Francesco Fravolini

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