William Goldman racconta il silenzio dei gondolieri

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Esce in Italia il libro che lo scrittore statunitense ha dedicato a Venezia, una favola che rapisce tanto i ragazzi quanto gli adulti e che può insegnare molto

21 Novembre 2019 | di | Cultura - Libri

Singolare coincidenza quella che fa quasi convergere la prima pubblicazione italiana de Il silenzio dei gondolieri (Marcos Y Marcos), deliziosa fiaba partorita dalla eclettica fantasia di William Goldman, più noto come autore del folgorante La principessa sposa, oltre che sceneggiatore di Butch Cassidy e di altre leggendarie pellicole, con l’assurgere alle cronache di Venezia, purtroppo colpita dalle forze della natura e dall’incuria dell’uomo come mai in anni recenti.

Un libro dal titolo particolarmente pregnante, evocativo di significati storici, dal silenzio imposto da Bonaparte ai gondolieri per reprimere ogni aspirazione libertaria, ai muti cortei allestiti dalle originali imbarcazioni per onorare più recenti disgrazie.

Si narra che l’idea venne a Goldman durante una visita a Venezia. Una sorta di folgorazione di romantica memoria, che lo spinse a redigere il lungo racconto nella solitudine della sua camera d’albergo. Un racconto oggi impreziosito dalle illustrazioni di Paul Giovanopoulos, che rendono ancor più accativante la lettura.

Nella declinazione fiabesca della città lagunare la tempesta è una minaccia spaventosa, ma è anche l’occasione per il protagonista di vivere il proprio Grande sogno.

Ma procediamo con ordine. Il silenzio allude all’alterità di Luigi, gondoliere nato capace di impossibili acrobazie in sella al suo nero destriero, ma purtroppo negato nell’arte prediletta dai suoi colleghi: il canto.

L’irresistibile umorismo di Goldman percorre come un brivido il racconto. Vediamo il grande Caruso gettarsi nel Canal Grande e nuotare sino a riva, inseguito dall’incubo canoro dei gondolieri. L’autore, come già aveva fatto ne La principessa sposa, si trincera dietro lo pseudonimo di Morgenstern. Il gioco meta-letterario lo attrae, ancora una volta. Il libro appare allora come la divagazione di un vecchio scrittore, il quale parte da uno spunto autobiografico per raccontare la propria storia.

Dalle improbabili lezioni di canto all’umile lavoro di lavapiatti nella taverna dei gondolieri, il povero Luigi le prova tutte per essere ammesso nell’unica professione a lui destinata. Ci vorrà un evento eccezionale per riabilitarlo agli occhi degli altri. Lo vediamo allora “surfare” su onde enormi, come un singolare super eroe, votato alla salvezza della propria città.

Strana razza quella dei gondolieri, che nessuno vede mai morire. Quando sentono avvicinarsi la fine, montano sulla loro gondola verso il mare aperto, per sparire nella notturna lontananza dell’orizzonte.

Luigi non sfugge a questo destino. Non prima di aver lasciato il proprio indelebile segno, perchè: «quando arriva qualcuno di veramente speciale, ci trasforma tutti quanti». Come in ogni favola che si rispetti, la morale è d’obbligo. Sperando che sia un buon viatico per la rinascita della città lagunare, oggi tanto ferita e offesa.

Riccardo Cenci

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William Goldman

Il silenzio dei gondolieri

Marcos Y Marcos

Traduzione e cura di Dimitri Galli Rohl

Illustrazioni di Paul Giovanopoulos

pg. 144 – € 16,00

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Immagine in fondo: William Goldman / James Caan da Wikipedia (1976)

Credit: Peters, Hans / Anefo Dutch National Archives, The Hague, Fotocollectie Algemeen Nederlands Persbureau (ANEFO)

 

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