Spese militari in costante aumento nei Paesi dell’Ue

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Spese militari

A preoccupare è anche la crescita degli armamenti nucleari che gli Stati stanno effettuando rispetto allo scorso anno

Le spese militari globali hanno raggiunto i 2.300 miliardi di dollari, a cui ne vanno aggiunti altri 500 legati alle spese “aerospaziale”. Quindi quasi 3.000 miliardi di dollari, in costante crescita, per poco meno del 40% speso dagli Usa a favore di proprie aziende finanziate con la dollarizzazione. Gli americani sono anche i principali esportatori di armi insieme a Francia e Germania, che hanno visto lievitare la loro spesa del 14%. In sintesi cresce la spesa pubblica in armi a vantaggio di aziende possedute dai grandi fondi.

In Ue la situazione è omogenea

L’Europa è sempre più coinvolta nei conflitti militari e, di conseguenza, si avvia verso l’aumento della spesa per armamenti e la militarizzazione. Negli ultimi dieci anni le spese militari dei Paesi Nato membri dell’Unione europea sono aumentate di quasi il 50%, passando da 145 miliardi di euro nel 2014 a una previsione di bilancio di 215 miliardi nel 2023 (dati Nato). Si tratta di un importo superiore al Pil annuale del Portogallo. Con la guerra in Ucraina, le spese militari aumentano di quasi il 10% in termini reali rispetto all’anno precedente. Nel complesso, queste Nazioni spendono l’1,8% del loro Pil per le forze armate, avvicinandosi all’obiettivo del 2%. In un decennio, l’Italia ha aumentato la spesa militare reale del 26%.

In tutti i Paesi l’aumento è interamente dovuto all’acquisizione di armi ed equipaggiamenti; nel 2023 la spesa per gli armamenti nei membri Ue della Nato ha raggiunto i 64,6 miliardi di euro (+168% nel decennio); la Germania ha triplicato la spesa, raggiungendo i 13 miliardi di euro; l’Italia ha raggiunto i 5,9 miliardi; la Spagna i 4,3 miliardi. Le importazioni di armi dell’Ue (in base ai dati del Sipri, Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma) hanno subito un’impennata e sono triplicate tra il 2018 e il 2022; la metà di tutte le importazioni proviene dagli Stati Uniti.

Inoltre l’Ue ha istituito il Fondo europeo per la difesa, dotato di 7,9 miliardi di euro per la ricerca e la produzione di nuovi armamenti per il periodo 2021-2027 e il Fondo europeo per la pace, con 12 miliardi di euro nello stesso arco temporale per aiuti e forniture militari per Paesi non appartenenti all’Unione.

Armi

Ma il dato che colpisce di più per l’Italia è il confronto tra la spesa militare e le variabili economiche. Nell’insieme del decennio 20132023, la spesa militare è cresciuta del 26% in termini reali, mentre il Pil aumentava del 9%, l’occupazione del 4%, la spesa pubblica totale del 13%, quella per la salute dell’11% e per l’istruzione di appena il 3%. La priorità per le risorse pubbliche è stata il sistema militare anziché la spesa sociale.

Arsenali nucleari

Sempre dai dati Sipri emerge che gli arsenali nucleari sono in forte ascesa. Le nove Nazioni dotate di armi nucleari (Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Repubblica Popolare Democratica di Corea e Israele) hanno continuato a modernizzare i loro arsenali e molti di loro hanno schierato nuovi sistemi nel 2023. Delle 12.121 testate totali stimate a gennaio 2024, circa 9.585 erano in scorte militari per un potenziale utilizzo. Si stima che 3.904 siano dispiegate con missili e aerei, 60 in più rispetto a gennaio 2023, e il resto è in deposito centrale. Circa 2.100 delle testate dispiegate sono tenute in allerta operativa elevata sui missili balistici. Quasi tutte appartenevano alla Russia o agli Usa, ma per la prima volta si ritiene che anche la Cina abbia alcune testate in stato di allerta operativa elevata.

India, Pakistan e Corea del Nord stanno cercando di ottenere la capacità di Spese militarischierare più testate su missili balistici, cosa che Russia, Francia, Regno Unito, Usa e, più di recente, Cina hanno già fatto. Ciò consentirebbe un rapido potenziale aumento delle testate schierate, nonché la possibilità per i Paesi di minacciare la distruzione di molti più obiettivi. Mosca e Washington insieme possiedono quasi il 90% di tutte le armi nucleari. Le dimensioni delle rispettive scorte militari (vale a dire testate utilizzabili) sembrano essere rimaste relativamente stabili nel 2023, anche se si stima che la Russia abbia schierato circa 36 testate in più con forze operative rispetto a gennaio 2023.

Aumenti per tutti i Paesi

Pechino

La stima del Sipri sulle dimensioni dell’arsenale nucleare cinese è aumentata da 410 testate nel gennaio 2023 a 500 nel gennaio 2024 e si prevede che continuerà a crescere. Per la prima volta, la Cina potrebbe anche schierare un piccolo numero di testate su missili in tempo di pace. A seconda di come deciderà di strutturare le sue forze, potrebbe potenzialmente avere almeno tanti missili balistici intercontinentali (ICBM) quanti ne hanno la Russia o gli Usa entro la fine del decennio, sebbene si preveda che la sua riserva rimarrà molto più piccola.

«La Cina sta espandendo il suo arsenale nucleare più velocemente di qualsiasi altro Paese», ha affermato Hans M. Kristensen, Associate Senior Fellow del programma sulle armi di distruzione di massa del Sipri e direttore del Nuclear Information Project presso la Federation of American Scientists (FAS). «Ma in quasi tutti gli Stati dotati di armi nucleari ci sono piani o una spinta significativa per aumentare le forze nucleari».

Londra

Sebbene il Regno Unito non abbia accresciuto il suo arsenale nel 2023, si prevede che lo farà in futuro a seguito dell’annuncio del Governo nel 2021 di aver aumentato il suo limite da 225 a 260 testate. Inoltre ha anche affermato che non avrebbe più divulgato pubblicamente le sue quantità di armi nucleari, testate dispiegate o missili dispiegati.

Parigi

Lo scorso anno la Francia ha proseguito i suoi programmi di sviluppo di un sottomarino lanciamissili balistici (SSBN) a propulsione nucleare di terza generazione e di un nuovo missile da crociera aerolanciato, nonché di ristrutturazione e aggiornamento dei sistemi esistenti.

Nuova Delhi e Islamabad

Sia l’India che il Pakistan hanno continuato a sviluppare nuovi tipi di sistemi di lancio nucleare nel 2023. Mentre il secondo rimane il fulcro principale della deterrenza nucleare del primo, questo sembra porre sempre più enfasi sulle armi a lungo raggio, comprese quelle in grado di raggiungere obiettivi in ​​tutta la Cina.

Pyongyang

La Corea del Nord continua a dare priorità al suo programma nucleare militare come elemento centrale della sua strategia di sicurezza nazionale. Il Sipri stima che il Paese abbia ora assemblato circa 50 testate e possieda abbastanza materiale fissile per raggiungere un totale di 90 testate, entrambi aumenti significativi rispetto alle stime di gennaio 2023.

Tel Aviv

Si ritiene inoltre che Israele, che non riconosce pubblicamente di possedere armi nucleari, stia modernizzando il suo arsenale e il suo reattore di produzione di plutonio a Dimona.

 

Ginevra Larosa

Foto © InsideOver, Geopop

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