Sospeso dal voto dei deputati, è sottoposto a due indagini per “ribellione”, oltre al procedimento aperto dalla Corte costituzionale
La Corte Costituzionale della Corea del Sud ha iniziato la prima riunione per determinare se ricorrere all’impeachment nei confronti del presidente Yoon Suk–yeol, sospeso dal suo incarico per il tentativo, fallito, di imporre la legge marziale. L’accusa ha dichiarato in un comunicato stampa che, insieme alle forze dell’ordine sudcoreane, alla collaborazione del ministero della Difesa e di una agenzia anticorruzione, Yoon è stato convocato per un interrogatorio sulle accuse di insurrezione e abuso di potere “ma lui si è rifiutato di obbedire”. Una “seconda convocazione” potrebbe arrivare oggi (lunedì 16 dicembre 2024). I poteri presidenziali saranno sospesi finché la Corte non deciderà se rimuoverlo formalmente dall’incarico o reintegrarlo.
Sospeso dal voto dei deputati, Yoon è sottoposto a due indagini per “ribellione“, oltre al procedimento aperto dalla Corte costituzionale. Il 63enne ex procuratore rischia l’ergastolo e teoricamente anche la pena di morte se sarà riconosciuto colpevole di “ribellione”.
La Corte Costituzionale ha circa sei mesi per decidere se confermare l’impeachment. Se verrà rimosso, dovranno essere tenute nuove elezioni entro due mesi. Il primo ministro Han Duck–soo fungerà da leader ad interim al posto di Yoon che rimane sotto divieto di viaggio mentre l’inchiesta è in corso.
Crisi politica
Intanto il leader del partito di Governo della Corea del Sud, Han Dong–hoon, dopo l’impeachment di Yoon, in conferenza stampa ha annunciato: «Mi dimetto da leader del People Power Party. Mi scuso sinceramente con tutte le persone che hanno sofferto a causa della legge marziale emergenziale». Han Dong-hoon ha dichiarato che la sua posizione è diventata insostenibile dopo la decisione di sostenere l’impeachment del presidente Yoon Suk Yeol a causa del tentativo, fallito, di imporre la legge marziale. «La legge marziale in una Nazione avanzata come la Corea del Sud, nel 2024. Quanto dovete esser stati arrabbiati e delusi?», ha affermato rivolgendosi al Paese.
Il Paese festeggia
La notizia dell’approvazione della mozione di impeachment di Yoon ha trasformato le manifestazioni di protesta iniziate nella mattinata di sabato in grandi celebrazioni. A Seul le folle si sono radunate per protestare e difendere la democrazia già a partire dal 3 dicembre, quando Yoon impose la legge marziale, durata poi solamente sei ore per il voto contrario del Parlamento. Sabato alla seconda votazione, dopo quella di una settimana fa, il Parlamento ha approvato l’impeachment con 204 voti a favore e 85 contrari.
In queste settimane i coreani si sono dimostrati molto creativi nelle loro manifestazioni, con
bastoni luminosi, canzoni diventate inni delle proteste, cartelli e caricature del presidente. Nella manifestazione principale della Capitale c’erano centinaia di migliaia di persone, con un’alta percentuale di giovani. La mobilitazione è molto sottolineata dai media sudcoreani: nel Paese le giovani generazioni sono spesso accusate di essere apatiche e poco interessate alla politica.
Dopo il tentativo di svolta autoritaria l’indice di gradimento di Yoon, che era già molto basso per i numerosi scandali che hanno caratterizzato il suo mandato, è ulteriormente calato, scendendo secondo i sondaggi fino all’11 per cento.
Il tentativo di golpe bianco del presidente non è piaciuto proprio a nessuno come dimostrato dalle dichiarazioni giunte dalle cancellerie diplomatiche in questi ultimi giorni. La sua mossa è vista come un abuso di potere, sollevando timori di un ritorno a pratiche autoritarie.
Pyongyang
La Corea del Nord ha definito il presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol come un “leader della ribellione”, indagato per “ribellione” dopo aver giustificato la legge marziale con il suo desiderio di proteggere il Paese dalle “forze comuniste nordcoreane. L’indagine sul fantoccio Yoon Suk Yeol, leader della ribellione, e sui suoi complici è in corso”, ha spiegato l’agenzia di stampa ufficiale nordcoreana Kcna, riferendosi al voto sull’impeachment del presidente.
Usa
L’alleanza tra Usa e Corea del Sud “rimarrà il pilastro per la pace e la prosperità nella Regione dell’Indo-Pacifico durante il mandato del presidente ad interim Han Duck-soo”. Su questo si è detto fiducioso il presidente, Joe Biden, che ha avuto un colloquio con il premier e presidente ad interim sudcoreano, incentrato sui “progressi considerevoli fatti negli ultimi anni per rafforzare ulteriormente l’alleanza tra i Paesi”. Biden, ha reso noto la Casa Bianca, ha espresso apprezzamento per “la resilienza della democrazia e lo stato di diritto in Corea del Sud e ha ribadito l’impegno fermo degli Usa rispetto alla popolazione sudcoreana”.
Da Washington, nei giorni scorsi, il segretario di Stato americano Antony Blinken ha deplorato l’iniziativa di Yoon Suk-yeol applaudendo all’impeachment del presidente: «Credo che la cosa più importante sia che la Repubblica di Corea abbia dimostrato resilienza democratica».
Cina
Da Pechino arrivano parole concilianti: «Promuovere uno sviluppo sano e stabile dei legami tra Cina e Corea del Sud è in accordo con gli interessi comuni di entrambe le parti», ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri, Lin Jian.
Ginevra Larosa
Foto © The Korea Times, Detroit Chinatown, Informamolise













