L’American Hellenic Institute (AHI) in una missiva alla Casa Bianca esprime la totale contrarietà alle richieste avanzate dalla Turchia
Il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, si è presentato al Dipartimento di Stato Usa con una lunga lista di richieste, ribadendo al segretario di Stato, Marco Rubio, la volontà di Ankara di revocare le sanzioni CAATSA (Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act) al fine di rendere possibile il ritorno al programma F-35 e il rafforzamento complessivo del rapporto di difesa tra i due Paesi. Il capo della diplomazia americana, che conosce bene la questione, dopo aver ascoltato con attenzione, ha ribadito i presupposti e gli obblighi chiari derivanti dal ruolo alleato della Turchia e ha proposto la prosecuzione dei negoziati sulla richiesta, a livello tecnico.
Fidan – con delusione della delegazione turca – non ha ottenuto alcun impegno, né alcuna assicurazione da parte di Rubio. Ma «questo non pregiudica l’esito finale», come hanno detto fonti a Washington, poiché la questione è sul tavolo, tutte le possibilità rimangono aperte e la decisione finale spetta al presidente Trump.
Le formalità
Il fatto che la situazione sia completamente fluida si riflette anche nella decisione del Dipartimento di Stato di diversificare la sua posizione ufficiale sulle sanzioni, per la prima volta da quando sono state imposte. Il ragionamento che si è formato nelle ultime 24 ore all’interno della diplomazia americana è che finché sono in corso processi di possibile rovesciamento dei dati esistenti, un diverso tipo di formulazione sarebbe diplomaticamente più corretto. Le informazioni a Washington indicavano che il Dipartimento di Stato non abbia cambiato la sua posizione politica, ma questo può accadere in qualsiasi momento a seguito delle decisioni della Casa Bianca.
Vale la pena notare che Ankara, nell’ambito delle sue discussioni con Washington,
inizialmente aveva chiesto i sei velivoli F–35, che ha già pagato e avrebbe dovuto ricevere nel 2020 se le sanzioni non fossero state imposte e non fossero stati espulsi dal programma di caccia. Ma non si limita a loro. Ritiene che il processo pertinente debba essere avviato con i sei aeromobili e che si debba raggiungere gradualmente un accordo per l’acquisto di un numero maggiore e un pieno ritorno al programma.
Anche la richiesta di visita del presidente Erdoğan alla Casa Bianca è stata avanzata ed è in seria considerazione, ma le informazioni indicano che, mentre era quasi “bloccata” per la seconda metà di aprile, ora vengono espressi alcuni ripensamenti a causa delle dimensioni della questione dell’arresto di Ekrem İmamoğlu. Le stime, tuttavia, sono che Erdoğan varcherà presto la soglia della residenza presidenziale in Pennsylvania Street.
Ostracismo israeliano
Intanto, il dibattito che si è aperto a Washington sugli F-35 ha alzato i livelli di allarme di Israele, che, come rivelato da alcune fonti nella Capitale Usa, «sta prendendo molto sul serio i nuovi sviluppi», sta trasferendo la sua opposizione categorica al massimo livello possibile e intende mantenere la pressione per tutto il tempo necessario.
In questo contesto, i messaggi che arrivano alla Grecia da Israele sono piuttosto rassicuranti, in quanto vi sarebbe la garanzia che in questa operazione decisiva per prevenire sviluppi indesiderati, il fronte che si è formato rimarrà intatto. E al Congresso non vedono affatto positivamente l’upgrade della Turchia, per un motivo o per l’altro, mentre sulla questione sono stati informati anche i legislatori greco-americani, che si dichiarano pronti a intraprendere iniziative in tal senso.
Informazioni sul Mar Nero
Nel contesto della discussione con Rubio, Fidan ha anche proposto che Ankara assuma il ruolo di garante del cessate il fuoco nel Mar Nero, sottolineando che «la Turchia è
l’unico Paese che non solo vuole, ma può anche svolgere un compito così difficile», una proposta accolta con favore dalla Casa Bianca. D’altra parte, la richiesta di Fidan di una completa revoca delle sanzioni contro la Siria non è stata accolta con la stessa accoglienza, poiché Washington non si fida ancora del leader di transizione Ahmed al Sharaa, noto anche come Abu Mohammed al Jolani, e preferisce procedere con passi più piccoli e più cauti.
Intanto l’American Hellenic Institute (AHI) chiede il mantenimento delle sanzioni CAATSA e la non reintegrazione della Turchia nel programma di caccia F-35 in una lettera inviata a Donald Trump. Nella missiva si esprime la totale contrarietà al ritorno di Ankara al programma F-35 anche nel caso in cui il Paese confinante scegliesse di abbandonare il sistema russo S-400, la cui acquisizione aveva portato all’attivazione delle stesse sanzioni. Dopo la telefonata del presidente Donald Trump con l’omologo turco Recep Tayyip Erdoğan, un servizio di Fox News ha affermato che il Governo statunitense sta lavorando a una soluzione di compromesso sulla questione degli S-400 russi. Alcuni dei possibili scenari ascoltati sono legati allo smantellamento parziale del sistema o addirittura al suo trasferimento in una base militare statunitense all’interno della Turchia.
La lettera dell’Istituto ellenico americano
Tuttavia, l’AHI pone la questione degli F-35 su una base più ampia, descrivendo in dettaglio il comportamento anti-alleanza e destabilizzante di Ankara che, sostiene e danneggia gli interessi di Washington. “La Turchia dovrebbe rimuovere il sistema S–400 non per ottenere benefici negoziali, ma perché questo è il suo obbligo nei confronti degli Usa e della Nato. Gli Stati Uniti non possono premiare la Turchia per aver affrontato un problema che ha creato”, si legge nella lettera dell’AHI.
“Vi scriviamo in merito alle recenti notizie riguardanti possibili proposte per la reintegrazione della Turchia nel programma F-35 Joint Strike Fighter. Qualsiasi accordo di questo tipo richiederebbe anche la revoca delle sanzioni imposte alla Turchia attraverso
il Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (CAATSA). Nel 2017, la Turchia ha firmato un accordo con la Russia per acquisire il sistema S-400, nonostante i chiari e ripetuti avvertimenti che l’acquisto di questo sistema avrebbe messo a repentaglio la sicurezza della tecnologia e del personale militare Usa, finanziato il settore della Difesa russo e fornito alla Russia l’accesso alle forze armate turche e all’industria della Difesa. Di conseguenza, Washington ha imposto sanzioni ad Ankara attraverso il CAATSA Act e ha posto fine alla sua partecipazione al programma F-35″.
Nessuna garanzia
“La Turchia aveva ricevuto chiari e ripetuti avvertimenti di un’espulsione dal programma F-35 se avesse proceduto con l’acquisto dell’S-400, ma ha scelto di farlo comunque. Se ora gli è permesso di rientrare nel programma e le sanzioni sono revocate semplicemente rimuovendo il sistema, sarà inviato il messaggio che la sua decisione iniziale di acquisirlo rimarrà impunita. Inoltre, non vi è alcuna garanzia che la Turchia non riacquisterà o riattiverà gli S–400 dopo aver acquisito gli F–35. Sarà anche estremamente difficile, sia dal punto di vista operativo che diplomatico, garantire che gli F-35 siano utilizzati dalla Turchia in conformità con il quadro giuridico”.
Ci sono dei precedenti
“È possibile, se non certo, che, se la Turchia acquisisse gli F-35, li utilizzerebbe in violazione della legge statunitense. L’uso di armi statunitensi per scopi diversi
dall’autodifesa è una violazione della legge sul controllo delle esportazioni di armi, che stabilisce che devono essere utilizzate esclusivamente per legittima difesa. Ad oggi la Turchia continua a utilizzare armi americane per l’occupazione militare della Repubblica di Cipro. Come indicato nel Titolo 22, Sezione 2373 del Codice delle Leggi statunitensi, il Congresso ha rilevato che 40.000 soldati turchi sono di stanza nella parte occupata di Cipro, utilizzando attrezzature che includono armi procurate dagli Usa attraverso la Turchia continentale”.
“Indipendentemente dal destino del sistema S-400, le azioni recenti e di lunga data della Turchia dimostrano che si è allontanata dalla politica Usa e quindi non dovrebbe esserle concesso l’uso di jet F-35 o revocate le sanzioni. La Turchia continua ad attaccare le Forze democratiche siriane (SDF) sostenute dagli Usa, mettendo a repentaglio la lotta contro l’Isis. Continua a provocare gli alleati come Israele, Grecia e Repubblica di Cipro. Fornisce sostegno finanziario, logistico e politico alle organizzazioni terroristiche come Hamas, e agisce in modi contrari agli interessi Usa”.
“Inoltre, secondo il Dipartimento di Stato, la Turchia continua a presentare gravi problemi relativi ai diritti umani, come esecuzioni arbitrarie, torture, restrizioni alla libertà di stampa e di espressione e repressione dell’opposizione. Sulla base di queste azioni, che sono contrarie ai valori e agli interessi statunitensi, la Turchia non è in grado di ricevere gli F-35 o di vedere revocate le sanzioni CAATSA.
Richieste AHI
- Opporsi categoricamente a qualsiasi azione che consenta alla Turchia di rientrare nel programma F-35 Joint Strike Fighter.
- Continuare a sollecitare il Paese a rimuovere il sistema S-400, non in cambio di concessioni.
- Continuare a opporsi alla revoca delle sanzioni imposte alla Turchia attraverso la legge CAATSA.
Futuro incerto
Il Governo di Trump ha espresso le sue “preoccupazioni” per gli arresti e le mobilitazioni di massa in Turchia durante un incontro dei capi diplomatici dei due Paesi martedì, ha riferito il Dipartimento di Stato. “Il ministro degli Esteri ha espresso preoccupazione per i recenti arresti e manifestazioni in Turchia”, si legge nell’ultima frase della nota informativa rilasciata dalla portavoce, Tammy Bruce, dopo l’incontro tra Rubio e Fidan. Finora Washington si era limitata a chiedere il rispetto dei diritti umani.
Intanto gli eventi che circondano Ekrem İmamoğlu hanno innescato ancora una volta la domanda di valuta estera. Il tasso di cambio è subito salito alle stelle. La Banca Centrale di Turchia ha adottato una serie di misure per fermare questa tendenza. Il Financial Times ha stimato che la “tariffa” della persecuzione politica di İmamoğlu è già costata al Paese 70 miliardi di euro.
Se la crisi si aggrava, secondo le previsioni di Fatih Ozatai, la domanda di valuta estera dovrebbe aumentare gradualmente e quindi il tasso di cambio e i tassi di interesse dovrebbero salire alle stelle, seguiti da un aumento dell’inflazione. I bilanci delle società con un elevato debito in valuta estera si deteriorarono. La crescita si fermerà e la disoccupazione aumenterà. La durata del programma economico Simsek si è accorciata. Tale incertezza non è un bene per nessuna economia, tanto meno per quella turca.
George Labrinopoulos
Foto © Hurriyet Daily News, Leonardo, France 24, The Trade Practitioner, The Trade Practitioner, Osservatorio Diritti, Hispanatolia













