Secondo il presidente Trump per i palestinesi sarebbe vantaggioso il controllo da parte di una forza di pace americana
È salito a 26 morti il bilancio degli attacchi israeliani condotti nelle ultime ore sulla Striscia di Gaza. L’ospedale Martiri di Al-Aqsa riferisce di 15 morti, tra cui 5 bambini, a Deir al-Balah, nel centro del territorio palestinese. Il ministero della Salute di Gaza, gestito da Hamas, ha comunicato poi che sette persone sono morte in un raid a Beit Lahiya, nel Nord della Striscia, e altre quattro hanno perso la vita a Nord Ovest della Città. Il presidente Usa, Trump, ribadisce che sarebbe vantaggioso per i palestinesi farsi controllare da una forza di pace americana «che possiede Gaza».
Le persone uccise dai raid facevano la fila a una cucina di beneficenza attiva per la distribuzione dei pasti agli sfollati; uno dei pochi presidi cruciali per il sostentamento della popolazione nel contesto di una drammatica situazione umanitaria provocata dal divieto di Israele, in vigore da almeno un mese, di far entrare merci sul territori. Una situazione denunciata con forza anche dai vertici delle Nazioni Unite che segnalano come beni vitali siano bloccati ai valichi di frontiera da settimane.
L’appello
«A causa dell’assedio delle autorità israeliane, a un’intera popolazione vengono negati i beni di prima necessità per la sopravvivenza. Aiuti umanitari, forniture mediche e commerciali, cibo e carburante sono vietati a Gaza da oltre un mese.
I leader mondiali devono agire, con fermezza, urgenza e decisione, per sostenere i principi fondamentali del diritto umanitario internazionale»: sono queste le parole che il commissario generale dell’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa), Philippe Lazzarini utilizza per un appello alla comunità internazionale. «A Gaza gli atti di guerra mostrano un totale disprezzo per la vita umana, sotto gli occhi del Mondo. Le persone sono intrappolate, bombardate, sfollate e affamate ancora una volta. Tra le vittime: bambini, operatori umanitari e medici, soccorritori e giornalisti. Nessuno è al sicuro, nessuno è risparmiato», prosegue Lazzarini.
«Con i colleghi alti funzionari delle Nazioni Unite, rinnoviamo i nostri appelli a: proteggere i civili, facilitare gli aiuti, rilasciare tutti gli ostaggi, rinnovare il cessate il fuoco», conclude.
Una guerra quella nella Striscia, su cui continuano a concentrarsi gli sforzi diplomatici dell’Egitto che, stando ai media sauditi, avrebbe avanzato una nuova proposta per un cessate il fuoco che prevedrebbe il rilascio di otto ostaggi in cambio di una tregua della durata compresa tra 40 e 70 giorni, una richiesta di mediazione che, però, Israele afferma di non aver ricevuto.
Anche la pace si deve aggiornare
Droni armati, attacchi informatici, campagne di disinformazione e diffidenza delle popolazioni locali. Queste le minacce crescenti che affrontano le missioni di pace delle Nazioni Unite. Per questo, il capo delle operazioni di pace dell’Onu, Jean–Pierre Lacroix, nel corso della riunione annuale del Consiglio di Sicurezza con i capi militari delle operazioni di pace ha sottolineato l’urgenza di modernizzare le capacità tecnologiche e di comunicazione delle missioni. «Le forze di pace di ieri non sono più sufficienti per affrontare i conflitti di oggi, in cui la tecnologia gioca un ruolo sempre più importante” ha affermato. «I progressi tecnologici, come i droni, le immagini satellitari, le sofisticate tecnologie di rilevamento e l’intelligenza artificiale generativa, ci offrono ora l’opportunità di espandere e aumentare il nostro impatto e l’uso efficiente delle nostre risorse, dispiegando capacità di sorveglianza maggiori», ha proseguito.
Sfruttare gli strumenti moderni è anche una questione di sopravvivenza, al fine di adattare le missioni alle nuove minacce tecnologiche a cui sono sottoposte. I gruppi armati
usano i droni per le operazioni di ricognizione e dunque le missioni di pace devono adeguarsi per non essere sopraffatte tecnologicamente. Secondo il capo della Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil), Aroldo Lázaro Sáenz, «droni, radar a terra e telecamere aiuterebbero a monitorare vaste aree e integrare il dispiegamento delle forze di pace, informando le truppe di terra in tempo reale di ciò che troveranno sulla loro strada».
Infine, secondo gli esperti, a complicare le operazioni sul terreno è la disinformazione che mina la credibilità delle missioni. Comunicare in modo chiaro e aumentare i contatti con le comunità locali può creare fiducia. «Le lotte di influenza, gli attacchi informatici e altre minacce ibride sfidano i nostri modelli tradizionali e richiedono approcci nuovi e innovativi», ha affermato ancora Lacroix evidenziando che «la capacità di mantenere il consenso a lungo termine degli Stati ospitanti e delle popolazioni locali è fondamentale per il successo di qualsiasi missione di mantenimento della pace».
Trump non risparmia parole
Continuano le dichiarazioni di Donald Trump riguardo alla Striscia di Gaza. Durante l’incontro di ieri con il presidente israeliano Netanyahu, Trump ha dichiarato: «Non so perché Israele abbia dato loro quella terra – Gaza. Lo hanno fatto perché gli è stata promessa la pace. È la terra più pericolosa sulla faccia della Terra». Queste parole hanno suscitato nuove forti reazioni sia negli Usa che in tutto il Mondo, considerando la delicata situazione geopolitica della Regione. Solo alcune settimane fa, infatti, il presidente statunitense aveva pubblicato un provocatorio video, creato con l’intelligenza artificiale, in cui riproduceva la sua immaginaria visione del futuro della Striscia di Gaza, trasformata in resort di lusso e spiagge esotiche.
Unicef
Anche il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia fa un appello alla comunità internazionale. “Per oltre un mese, nessun rifornimento commerciale o umanitario è entrato a Gaza. Più di 2,1 milioni di persone sono di nuovo intrappolate, bombardate e affamate, mentre, ai punti di passaggio, le scorte di cibo, medicine, carburante e ripari si accumulano e le attrezzature vitali sono bloccate”.
“Secondo le notizie, oltre 1.000 bambini sono stati uccisi o feriti solo nella prima
settimana dopo la rottura del cessate il fuoco. Si tratta del più alto numero di morti in una settimana tra i bambini di Gaza nell’ultimo anno. Solo pochi giorni fa, le 25 panetterie sostenute dal World Food Programme durante il cessate il fuoco hanno dovuto chiudere a causa della carenza di farina e di gas da cucina. Il sistema sanitario, parzialmente funzionante, è sovraccarico. Le forniture mediche e traumatologiche essenziali si stanno rapidamente esaurendo, minacciando di annullare i progressi faticosamente raggiunti nel mantenere operativo il sistema sanitario”.
“L’ultimo cessate il fuoco ci ha permesso di raggiungere in 60 giorni quello che le bombe, l’ostruzione e i saccheggi ci hanno impedito di fare in 470 giorni di guerra: rifornimenti salvavita che raggiungono quasi ogni parte di Gaza. I nuovi ordini di sfollamento israeliani hanno costretto centinaia di migliaia di palestinesi a fuggire ancora una volta, senza un posto sicuro dove andare. Nessuno è al sicuro. Dall’ottobre 2023 sono stati uccisi almeno 408 operatori umanitari, tra cui oltre 280 dell’Unrwa”.
Ginevra Larosa
Foto © Anadolu Ajansi, Swissinfo, Al Jazeera













