Bambini e tecnologia, danni già dai primi giorni

0
662
Bambini

Dalle stime dell’Iss, l’esposizione precoce a dispositivi elettronici e schermi retroilluminati riguarda oltre il 22% tra 2 e 5 mesi di vita

Il Piano nazionale della prevenzione 2022-2025 rivela che già durante la gravidanza e nei primi anni di vita dei bambini e bambine, è importante ridurre l’esposizione a fattori di rischio per la salute. In questo modo è possibile prevenire alcuni esiti di salute negativi, e promuovere il benessere sin dai primi 1000 giorni.

Uno dei fenomeni che l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sta prendendo maggiormente in considerazione negli anni più recenti, per quanto riguarda i fattori di rischio per la salute dei più piccoli, riguarda lo sviluppo precoce di dipendenze alimentari e cognitive potenzialmente pericolose per il loro benessere e con conseguenze che impattano sulla vita adulta.

Esposizione agli schermi

La prima dipendenza che viene presa in considerazione è quella derivante dall’esposizione a schermi e dispositivi retroilluminati, i cui effetti sono simili a quelli provocati dal consumo di sostanze stupefacenti negli adulti, attivando simili meccanismi compensativi e/o consolatori. Tra 0 e 2 anni gli effetti dell’esposizione precoce possono comportare disturbi comportamentali e dell’apprendimento, stati di frustrazione, alterazioni del ritmo sonno-veglia, ritardo nello sviluppo del linguaggio, irritabilità e riduzione della capacità di autocontrollo nel momento dell’allontanamento del dispositivo. La dipendenza deriva da una modificazione del funzionamento del sistema nervoso, e da una iper produzione di dopamina che è un neurotrasmettitore.

Questa condizione può svilupparsi già dai primissimi mesi di vita. Stando alle ultime rilevazioni della sorveglianza bambini/e 0-2 anni dell’Istituto superiore di sanità (Iss), l’esposizione precoce a dispositivi elettronici e schermi retroilluminati riguarda oltre il 22% tra 2 e 5 mesi di vita, con un aumento fino al 58% tra 11 e 15 mesi.

Numeri sempre più rilevanti

In Italia circa un bambino su 3, tra i 6 e i 10 anni, usa lo smartphone tutti i giorni, una tendenza in aumento negli ultimi anni. Il 62,3% dei preadolescenti (11-13 anni), ha almeno un account social. E questo nonostante la legge preveda che siano necessari 14 anni (13 con l’autorizzazione dei genitori) per fornire il consenso al trattamento dei propri dati online necessari ad aprire un account.

Inoltre, i sempre più frequenti episodi di cronaca, che coinvolgono adolescenti e giovani in casi di cyberbullismo, hate speech, condivisione di immagini intime senza consenso e altre forme di violenza, rendono ancora più evidente la necessità di promuovere un accesso pieno, competente e sicuro alla rete. Per questo, Save The Children, lancia la campagna sull’Educazione digitale, insieme ad una guida con consigli e strumenti utili per genitori e altri adulti di riferimento affinché possano accompagnare bambine, bambini e adolescenti, aiutandoli a vivere la dimensione online, tra autonomia e protezione.

Uso consapevole

Le nuove generazioni dovrebbero avere la possibilità di vivere il web come uno spazio di crescita, condivisione e rispetto reciproco. Proprio questo è l’obiettivo della campagna Educazione digitale. “Per farlo è fondamentale dare loro gli strumenti necessari per potenziare le competenze digitali e relazionali: competenze informatiche di base, ma anche la capacità di costruirsi un’identità digitale, e conoscenze che permettano di navigare con consapevolezza e spirito critico tra le informazioni, e di riconoscere e rispettare le diversità e le relazioni con l’altro”, fa sapere Save the Children.

Tra i dati diffusi in occasione del lancio della campagna e raccolti nel brief curato dal Polo Ricerche “Educare al digitale – Dati utili per adulti consapevoli” si rivela che:

  • il 32,6% dei bambini tra i 6 e i 10 anni usa lo smartphone tutti i giorni, con una netta prevalenza al Sud e nelle Isole, dove la quota sale al 44,4%, oltre 20 punti percentuali in più rispetto al 23,9% del Nord;
  • il 31,3% dei ragazzi e delle ragazze di 11-13 anni è connesso online con i suoi amici attraverso chat, chiamate, videochiamate più volte al giorno, il 5% lo è continuamente;
  • l’82,2% dei preadolescenti usa internet per scambiare messaggi;
  • poco meno del 40% per inviare e ricevere mail;
  • quasi 1 su 5 (il 18,5%) per leggere giornali o siti di informazione;
  • l’11,3% per esprimere opinioni su temi politico-sociali;
  • il 9,6% per seguire corsi online.

Tanti rischi

Il cyberbullismo rappresenta uno dei rischi che bambine, bambini e adolescenti possono incontrare online. BambiniNel 2024 i casi trattati dalla Polizia Postale sono aumentati del 12%: da 284 nel 2023 a 319 nello scorso anno. La fascia d’età più colpita è quella tra i e 14 e i 17 anni che, con 220 casi, costituisce il 68,9% dei casi trattati. Sempre lo scorso anno sono stati 2.809 i casi di pedopornografia online trattati dalle Forze dell’ordine, con un incremento del 6% rispetto all’anno precedente. È preoccupante anche l’aumento dei casi di adescamento di minori online: 370, con un aumento del 5% rispetto al 2023. La fascia d’età più colpita è quella tra i 10 e i 13 anni (il 55,7% dei casi).

Il ruolo dei genitori e degli adulti di riferimento è determinante per un utilizzo sicuro e critico e per la prevenzione di rischi come il cyberbullismo e altre forme di violenza perpetrate on-line. La guida che propone Save The Children è destinata proprio a chi ogni giorno può e deve accompagnare i minori nella dimensione online.

Disagi annessi

L’utilizzo da parte dei bambini/e dei social media può innescare comportamenti errati come l’incapacità di controllare il tempo o, se non ne dovessero avere l’accesso, ad attacchi di ansia. Questo genere di atteggiamento riguarda per lo più i pre-adolescenti:

  • a 11 anni, il 15,6% delle ragazze e il 14,1% dei ragazzi fa un uso problematico dei social;
  • a 13 anni, la quota maschile scende all’11,3% mentre quella femminile sale al 20,5%;
  • a 15 anni la percentuale maschile scende ulteriormente all’8,8% per i ragazzi e si attesta al 18,5% per le ragazze.

Ma a creare i problemi sono anche i videogame. Dai dati di Save The Children emerge che, ad esempio, tra i preadolescenti maschi, l’84% scarica giochi online (75% tra le ragazze). Al crescere dell’età, tra i 14 e i 16 anni, il gaming coinvolge ancora l’81% dei ragazzi ma scende al 64% tra le ragazze.

Di questo argomento si è parlato anche durante la due giorni sulla Cybersecurity organizzata da Angi (Associazione giovani imprenditori).

Poche competenze

Avere competenze digitali significa anche saper navigare tra le informazioni disponibili e conoscere i meccanismi che regolano le piattaforme. Tuttavia, il quadro delle competenze dei ragazzi in ambito digitale in Italia non è ottimale. Da un lato, si sono registrati dei progressi tra i preadolescenti e gli adolescenti negli anni dopo la pandemia e oggi, secondo l’indagine ICLIS del 2023, il 14% degli studenti di terza media non ha raggiunto le competenze digitali minime. Emergono però significativi divari territoriali: se nel Nord Ovest la quota di studenti di terza media che non ha raggiunto le competenze digitali minime è dell’8%, nel Nord Est e al Centro del 9%, al Sud sale al 17% e nelle Isole al 32%. Questi dati mostrano una diffusa povertà educativa digitale tra i ragazzi e le ragazze.

Per quanto riguarda le fasce di età più alte, secondo i dati Eurostat, il 55,8% dei 16-19enni in Italia raggiunge le competenze di base o superiori, a fronte del 66,5% della media Ue, con una percentuale migliore tra le ragazze (58,8% rispetto al 53% dei ragazzi), ma registrando ancor, come nel caso degli studenti di terza media, un divario tra Nord (59,7%) e Sud (50,6%).

 

Ginevra Larosa

Foto © UpStack, Sites at Penn State, Polizia

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui