Analisi dei rischi per la Fsru di Piombino alla luce dell’esperienza croata tra traffico marittimo e scenari ostili
L’utilizzo di unità galleggianti per lo stoccaggio e la rigassificazione del gas naturale liquefatto (Fsru) rappresenta una soluzione strategica per l’approvvigionamento energetico. Tuttavia, la loro collocazione in porti ad alta densità abitativa e traffico navale solleva una serie preoccupazioni in merito alla sicurezza marittima e alla resilienza contro atti terroristici.
Il contesto di Piombino
La nave Fsru Italis Lng, ormeggiata a Piombino, è entrata in funzione a tempo di record
come risposta alla crisi energetica europea innescata dalla guerra in Ucraina.
Tuttavia, il sito è situato all’interno del porto cittadino, in prossimità di traffico civile e industriale e a ridosso del centro urbano. Ciò differisce profondamente dal caso croato, dove la Fsru è stata posizionata nei pressi dell’isola di Krk, in una zona scarsamente popolata e regolata da severi protocolli di sicurezza marittima e territoriale.
Confronto con lo studio croato
Lo studio tecnico approvato dal Ministero del Mare della Croazia nel 2021 – Maritime Study: Floating Storage and Regasification Unit Terminal, Version 15 – rappresenta un benchmark metodologico per la valutazione della safety e security dei terminali Fsru.
Lo studio ha incluso:
analisi dettagliate delle rotte navali in prossimità del terminale;
modellazione degli scenari di collisione plausibili, con probabilità differenziata tra eventi operativi e situazioni eccezionali (blackout, avarie, condizioni meteo critiche);
valutazione delle distanze di sicurezza minime tra Fsru e altre navi, e delle zone di esclusione raccomandate;
analisi del rischio derivante da azioni terroristiche deliberatamente ostili (attacchi da mare o via drone).
Rischio di collisione a Piombino
Secondo lo studio croato, uno degli scenari più critici per una Fsru è rappresentato da collisioni involontarie con:
altre navi in manovra o in transito nelle vicinanze;
rimorchiatori o imbarcazioni ausiliarie;
infrastrutture portuali stesse.
Il porto di Piombino, secondo l’analisi navimetrica e logistica disponibile, presenta caratteristiche che accentuano questo rischio:
spazio di manovra limitato, con traffico civile (passeggeri, traghetti) attivo quasi tutto l’anno;
condizioni meteo-marine complesse, con correnti trasversali e venti che possono interferire con le operazioni di ormeggio;
assenza di zone di interdizione permanenti estese, come invece previste nello studio croato (zone buffer di 300-500 metri attorno alla Fsru).
Piombino è caratterizzata da un traffico navale intenso e continuativo durante tutto
l’anno, dovuto principalmente al costante flusso di traghetti da e per l’Isola d’Elba, con una marcata intensificazione nel periodo estivo per ragioni turistiche.
La coesistenza nello stesso specchio d’acqua di navi metaniere di grandi dimensioni e di naviglio passeggeri ad alta frequenza costituisce un fattore di rischio aggiuntivo in termini di conflitto tra rotte, congestione e possibilità di errore umano.
A ciò si aggiunge il fatto che il promontorio di Piombino è soggetto a venti frequenti e sostenuti, condizione che può influenzare negativamente le manovre di accosto, disormeggio o transito ravvicinato delle navi, specialmente per quelle con elevata superficie velica come la Fsru o le metaniere in operazioni di affiancamento. In questo contesto, le condizioni meteo–marine rappresentano un moltiplicatore di vulnerabilità operativa.
Minacce deliberatamente ostili
Lo studio croato include una parte specifica dedicata a possibili atti di sabotaggio, identificando minacce concrete come:
attacchi con droni esplosivi;
incursioni con barchini veloci (stile attacchi nel Mar Rosso);
infiltrazioni subacquee.
Nel documento viene raccomandato di:
dotare l’unità Fsru di sistemi radar anti-drone e sorveglianza perimetrale;
prevedere forze di sicurezza armate in stazionamento costante;
assicurare un protocollo di intervento entro 5 minuti dall’identificazione di una minaccia.
Nel caso di Piombino, non risulta pubblicamente documentata una valutazione così approfondita. Inoltre, la vicinanza alla Città aumenterebbe gli effetti di un attacco riuscito, sia in termini umani che simbolici.
Considerazioni sulla Protezione Civile e normativa
In Croazia, lo studio è stato integrato con un processo approvativo coordinato dal Ministero, la Protezione Civile e le autorità portuali. È stato prodotto un documento unico che include:
analisi del rischio;
piani di evacuazione;
simulazioni integrate tra autorità civili e militari.
In Italia, invece, il Piano di emergenza esterna (Pee) per la Fsru di Piombino è stato pubblicato dalla Prefettura di Livorno dopo l’entrata in esercizio dell’impianto, contrariamente a quanto raccomandato dalla Direttiva Seveso (Direttiva 2012/18/UE e D.Lgs. 105/2015).
Conclusioni
Il caso Piombino dimostra come le logiche emergenziali possano compromettere una corretta analisi dei rischi integrati. Il confronto con la procedura adottata in Croazia evidenzia invece l’importanza di una progettazione ex ante, che includa:
simulazioni realistiche di collisione;
analisi delle minacce terroristiche;
un dialogo trasparente con le comunità locali.
Alla luce dello studio croato, risulterebbe auspicabile una valutazione indipendente e aggiornata della sicurezza dell’impianto di Piombino, accompagnata da protocolli marittimi e anti–sabotaggio rafforzati, nonché da misure di vigilanza e interdizione navale.
Tali azioni mirerebbero a minimizzare la possibilità che si verifichino eventi estremi, come una collisione ad alta energia o un attacco doloso portato a termine contro l’unità Fsru Italis Lng. Eventi di questo tipo potrebbero generare scenari di rilascio massivo di gas criogenico, incendi localizzati o esplosioni, con elevato impatto termo-meccanico e gravi potenziali conseguenze per la sicurezza della popolazione civile, data la ridotta distanza dal tessuto urbano e la vulnerabilità delle vie di esodo.
Un disastro di tale portata, oltre alle tragiche ripercussioni umane e ambientali, proietterebbe un’immagine fortemente negativa dell’Italia a livello internazionale, sollevando interrogativi sulla gestione della sicurezza e sull’affidabilità delle sue infrastrutture strategiche.
Giovanni Tonini / Cecilia Sandroni













