Partita di calcio tra robot

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Robot

A quando lo scontro diretto tra un team umano e uno artificiale?

Si è giocata a Pechino la “Robo League” un piccolo torneo di calcio  dove i giocatori erano dei robot. Ben lungi dall’essere interessante a livello di competizione sportiva è stata forse più una comica, con tuffi, cadute, goal improbabili e persino due robot portati via in barella perché non riuscivano più a rialzarsi.

Il torneo è stato organizzato dalla compagnia startup Booster Robotics Di Cheng Hao. Ad accaparrarsi la vittoria è stata la squadra THU Robotics appartenente all’università Tsighua, battendo 5-3 gli avversari Moountain Sea dell’Università agricola cinese. L’evento ha fatto notare le grandi capacità di personalizzazione dei movimenti uniti alle reazioni dei robot governati dai propri algoritmi. Non stupisce che lo sport diventi un banco di test per robot e intelligenza artificiale dato che è proprio lì che si richiede il miglior coordinamento tra decisione e azione.

E meglio si addestrano i robot e meglio si potrà conquistare un mercato con una stima che potrebbe, si pensa, possa raggiungere e superare i 17 miliardi di dollari già nel 2027. Ovviamente si parla di robotica industriale e militare e non di eventi sportivi che potrebbero però avere un ulteriore vantaggio rispetto all’essere un banco di prova, ovvero avvicinare i giovani, e quindi le nostre menti del futuro, a un’accettazione e una integrazione culturale con macchine guidate da intelligenza artificiale che oggi lanciano così tanti dubbi, tanto da prevedere apocalittici scenari alla Terminator. Ma quindi ci si domanda, a quando la prima partita tra robot e umani? Pare sia prevista per il 2050, con tutte le riserve del caso.

Macchine contro Umani

Ma dentro a quella che sembra essere solo una notizia divertente e quasi a livello di entertainment, si può leggere il vero salto della tecnologia robotica. Infatti, fino ad oggi, il pericolo che ha da subito creato grandi dibattiti sull’intelligenza artificiale e sulla robotica, è stato principalmente quello della possibilità di perdere il lavoro, o il proprio ruolo nella società perché sostituiti da una macchina. Ma qui non si parla di sostituzione dove Ronaldo viene messo in panchina, qui si parla di un robot che gioca contro Ronaldo. Macchine contro uomini.

È la prima volta, a parte gli ambiti militari, che si sente parlare di robot che sfidano in aperta e diretta competizione gli uomini. Ora ciò pare potrà avvenire in un futuro abbastanza prossimo e il nostro mondo di tutti i giorni potrebbe vedere macchine contro uomini in contesti cosiddetti civili, la vita pubblica. Uno sconfinamento che può, e forse deve, far preoccupare maggiormente di qualunque possibile sostituzione macchina-uomo perché questa lascerebbe comunque una possibilità al sostituito di accedere a diversi altri campi mentre il duello prevede sempre un vincitore e un vinto.

Le regole di ingaggio

Già negli anni ’50 Asimov, un grande divulgatore scientifico e scrittore di fantascienza, nella sua trilogia sulla Fondazione aveva ben individuato i pericoli di un Mondo in cui robot e umani condividono la propria esistenza e scrisse quelle che ancora oggi vengono ritenute le migliori leggi della robotica:

  1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima Legge e la Seconda Legge.

Certo sembra allora difficile pensare a un “giocatore di calcio robot” che entra in contrasto o in scivolata con un umano per il possesso palla col rischio di rompergli una gamba (Legge 1, sicurezza). Per non parlare della reazione di un compagno di squadra robotico che, in tal caso, dovrebbe fermare quel robot compagno che scegliesse l’intervento difensivo estremo (Legge 1). E immaginate poi l’allenatore degli umani ordinare al robot portiere di far passare la palla e questo dover obbedire (Legge 2, servizio). Per non parlare di giocatori robot che si distruggono schiantandosi su un palo della porta per impedire che un giocatore umano vada a sbattergli contro facendosi male (Legge 3, autoconservazione). Sono evidentemente esempi limite e sicuramente sopra le righe ma hanno il pregio di far notare una cosa importante, le regole vanno riscritte da zero perché altrimenti la competizione non funziona.

Asimov 2.0

Qualcuno, probabilmente aiutato dalla stessa intelligenza artificiale, si troverà col compito di scrivere le nuove leggi robotiche (cosa già in atto in ambiente militare) che salvaguardino l’uomo. Solo che la differenza è tra robot al servizio dell’uomo e contro l’uomo. Non è una differenza da poco perché oggi possiamo vedere il timore per la sostituzione dell’umano da parte della macchina ma sappiamo bene che questo è già successo con l’avvento del computer. Si può facilmente immaginare, ad esempio, che chi oggi offre un servizio taxi facendo l’autista potrà passare a offrire lo stesso servizio non più alla guida del proprio mezzo ma da dietro un computer, che lo governa (e incassa), comodamente seduto nel suo studiolo di casa.

Ma tornando all’esempio del calcio, bisognerà far sì che i giocatori robot obbediscano solo ai comandi del proprio allenatore e quindi non ai comandi degli uomini ma bensì a quelli di un solo uomo. Qui finisce l’utilizzo, forse utopico, dei robot come supporto e aiuto all’intera umanità e entra il rischio di un nuovo concetto, l’utilizzo contro l’umanità. Possono sembrare parole esagerate e magari anche banali più appartenenti alla sceneggiatura di un film su un futuro distopico che non alla nostra realtà, ma è da sempre che pochi cercano di dominare i molti e se questi pochi diventassero macchine il nostro futuro sarà assai poco divertente perché bisogna ricordare che in ogni singolar tenzone al vinto spetta, ed è spettato sempre nella storia, il solito destino fatto di sottomissione e schiavitù.

Il doomsday è vicino

Si capovolgono così i ruoli dove noi saremo i robot. Infatti, la parola deriva dal ceco, nome proprio, a sua volta derivato di robota «lavoro faticoso», con cui lo Robotscrittore e giornalista Karel Čapek designò gli automi che lavorano al posto degli operai nel suo dramma fantascientifico R.U.R. del 1920. Quindi finiremo noi ai lavori forzati per sostenere una generazione di robot addestrati a competere con l’uomo anziché aiutarlo? Uno scenario apocalittico che potrebbe però sembrare un’accettabile compromesso rispetto al decisamente meno fantasioso scenario di disastro nucleare e climatico che l’orologio dell’apocalisse – un’iniziativa ideata nel 1947 dagli scienziati della rivista Bulletin of the Atomic Scientists dell’Università di Chicago che consiste in un orologio metaforico che misura distanza e pericolo da un’ipotetica fine del Mondo a cui l’umanità è sottoposta – prevede essere a soli 89 secondi dalla mezzanotte dall’apocalisse.

 

Adamo De Palma

Foto © South Cina Morning Post, Wikipedia, Bitmat

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