Verso Gaza, 49 barche per rompere il silenzio

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Flottilla verso Gaza

La Flottilla con 49 imbarcazioni civili naviga nel Mediterraneo diretta a Gaza: un’azione simbolica tra aiuti, protesta e riflessi politici

«Siamo una coalizione di persone comuni (organizzatori, operatori umanitari, medici, artisti, preti, avvocati e marinai) che credono nella dignità umana e nel potere dell’azione non violenta». Così si autodefinisce la GSF (Global Sumud Flottilla) ormai nota a tutti per l’intrapresa missione via mare verso le coste di Gaza con l’intento di portare aiuti alla popolazione palestinese in grandi e gravi difficoltà.

Ad oggi 49 imbarcazioni civili sono letteralmente imbarcate nell’impresa. Partiti da Barcellona il 4 settembre scorso, passati da Mahon, porto delle Isole Baleari (noto per essere stato un punto altamente strategico nel Mediterraneo a fine ‘800 nella guerra tra Inghilterra e Francia e spesso passato di mano da una all’altra Nazione), la Flottilla prosegue fino a Tunisi per poi dirigersi a Pachino, in Sicilia, dove altre imbarcazioni si uniscono alla spedizione. In ogni momento sono localizzabili mediante tracciamento GPS (utile anche come prove digitali legali) tramite il traker del loro sito ufficiale oltre che sui vari canali social disponibili. Oggi si trovano al centro del Mediterraneo tra Sicilia Africa e Grecia in navigazione verso le coste della Striscia di Gaza. Sono più o meno a metà del viaggio, ma prima di entrare nel vivo dell’azione dovranno affrontare molte onde e venti avversi.

Anche le manifestazioni e il prossimo sciopero generale di domani, 22 settembre 2025, (trasporti di terra, portuali, ferrovie e personale docente e Ata) vuole essere una protesta per esprimere solidarietà alla popolazione civile palestinese e, come si legge in una nota diffusa dal sindacato Usb, “in risposta al genocidio in corso nella striscia di Gaza, al blocco degli aiuti umanitari da parte dell’esercito israeliano e alle minacce rivolte contro la missione internazionale Global Sumud Flottilla che vede a bordo anche lavoratori e sindacalisti italiani impegnati nel portare derrate alimentari e beni di prima necessità alla popolazione palestinese”.

Le difficoltà non mancano

Tra i vari ostacoli che la spedizione si sta trovando ad affrontare c’è il rumore che l’iniziativa ha creato su tutti i media che la stanno osservando e che danno una copertura non sempre amichevole al progetto. È sicuramente ovvio che l’impresa, inizialmente guidata da Greta Thumberg (la svedese si è ora ritirata dal comitato esecutivo pur restando a bordo di un’imbarcazione della flotta), non ha come primario e reale scopo lo scarico di viveri a terra per vari motivi ben noti anche agli attivisti stessi della Flottilla. Innanzitutto, la quasi impossibilità di approdare sulla costa a causa del blocco navale militare israeliano che li aspetta al limite delle acque internazionali. Non secondario la quantità di derrate alimentari che le imbarcazioni possono effettivamente trasportare, considerando che non sono navi container, ma imbarcazioni civili.

Se l’obbiettivo fosse realmente quello di far giungere aiuti alla popolazione di Gaza ci sarebbero stati metodi molto più efficienti come le derrate aviotrasportate dal Governo italiano, unendosi alle quali si sarebbe ottenuto sicuramente di più. Ma questa è un’organizzazione che recita nel proprio manifesto “Siamo indipendenti, internazionali e non affiliati ad alcun Governo o partito politico. La nostra fedeltà è rivolta alla giustizia, alla libertà e alla sacralità della vita umana“. L’obbiettivo appare quindi evidente oltre che legittimo e apprezzabile, rendere ancor più mediatica una vicenda come la sofferenza della popolazione palestinese, coinvolgendo le persone comuni e cercando di portare quanti più possibile a una presa di posizione in una protesta civile verso chi di questo conflitto poco si interessa o comunque poco si occupa in maniera fattiva o risolutiva.

Ciò non impedisce però a esponenti politici, italiani e non, di poter salire a bordo per documentare personalmente e magari aiutare nella tutela dell’equipaggio. Per l’Italia sono presenti a bordo quattro politici tra parlamentari, eurodeputati e senatori, di partiti dell’opposizione, Avs, Pd e M5s.

Operazione Dynamo, la Flottilla che salvò più di 340.000 soldati inglesi

Guardando questa avventura odierna viene facilmente alla memoria un episodio della Seconda guerra mondiale, l’evacuazione di Dunkerque. Siamo a fine maggio del 1940 e le truppe inglesi sono accerchiate da quelle germaniche vicino a Dunkerque, sulle coste nord della Francia. L’esercito tedesco è soverchiante e si rende necessaria un’azione immediata di evacuazione delle truppe. Le forze militari del Regno Unito sono assolutamente insufficienti e non possono affrontare la missione di salvataggio se non in minima parte e così più di 300.000 soldati sembrano essere condannati a morte.

Flottilla verso Gaza

Qui accade l’incredibile, ovvero sir Winston Churchill riuscì a mobilitare quella che verrà poi chiamata la Little Ships of Dunkerque, una Flottilla di migliaia di imbarcazioni civili (portate da civili) che vide ogni tipo di natante prendere il largo dalla costa sud dell’Inghilterra alla volta di Dunkerque con il compito di aiutare l’evacuazione delle truppe ormai circondate dai tedeschi. Barche da pesca, yacht privati e commerciali si associarono quindi alle provate forze militari e il risultato finale fu che l’orgoglio e la determinazione dei civili inglesi permise il salvataggio di oltre 340.000 soldati alleati da morte certa. Il tutto sotto le bombe germaniche che arrivavano sulla spiaggia.

Sicuramente la situazione oggi è completamente diversa, non è più una Nazione contro un’altra ma un numeroso gruppo internazionale, con membri di moltissimi Paesi, che si lancia in aiuto via mare con una Flottilla verso un popolo che, almeno geograficamente, è assolutamente distante da loro miglia e miglia. Il denominatore comune sembra essere il coinvolgimento e l’intervento di chi non è direttamente deputato a risolvere certe faccende e che, stimolato dai propri leader come Churchill nel caso di Dunkerque, o da altri leader civili a loro volta come Greta Thumberg nel caso di oggi, decidono di entrare in azione non potendo più reggere il seno di impotenza davanti ad accadimenti che urlano potenti scuotendo le coscienze.

Tutti sul carro del vincitore

E così come successe a Churchill che godeva di una pessima reputazione prima di diventare primo ministro inglese e che poi vide un’intera Nazione inneggiarlo, anche per la Global Sumud Flottiglia accade in parte la stessa cosa. Partiti e fazioni politiche di vario genere si contendono il supporto all’iniziativa per fregiarsi di quella coccarda che ha i colori dell’umanitarismo, della giustizia, della solidarietà.

Questo porta ovviamente le parti avverse a entrare nella vicenda perché quando un avversario appoggia un’iniziativa si ha l’opportunità, demolendola, di “demolire” anche l’avversario. E così ha inizio la giostra di attacchi e difese a un’iniziativa che rischia di naufragare nel mare dell’opportunismo ancora prima di arrivare in vista della terra promessa. Forse il vantaggio di questa spedizione è proprio quello di, non solo mettere sotto una lente di ingrandimento la vicenda israelo-palestinese, ma anche la classe dirigenziale politica europea e mondiale mostrandone il lato più meschino e propagandista.

Del resto questo è il Mondo di oggi dove l’opinione di chiunque può essere immediatamente diffusa e i pareri e le elucubrazioni anche del complottista più ovvio hanno lo stesso spazio delle idee di un premio Nobel. Immaginiamoci fosse stato così ai tempi di Cristoforo Colombo, seguito in diretta su Google maps e tramite i post dell’equipaggio, probabilmente quell’avventura sarebbe andata in modo completamente diverso con risvolti anche molto divertenti, dai falsi annunci di “terra all’orizzonte” fino alle sbronze di Grog.

Cui prodest

Sappiamo bene purtroppo che fin dai tempi antichi la convenienza è la forza motrice numero uno al Mondo che muove le vicende umane e anche le sue disgrazie. La Global Sumud Flottilla non resta immune da questo aspetto che lo voglia o meno. Sarà sempre usata e sballottata a destra e sinistra (anche politicamente parlando) nel tentativo continuo di raccolta di consenso di una e dell’altra parte.

E come in ogni “missione” alla fine capire se ci saranno vinti e vincitori sarà sia d’obbligo e sia impossibile perché, come sempre accade in queste occasioni, tutti si proclameranno vincitori. Ma allora chi avrà avuto veramente una reale convenienza alla fine dell’avventura? Forse tutti noi perché avremo avuto la possibilità di capire qualcosa in più sulle azioni di chi ha interessi ben diversi da quelli del bene dell’umanità. Può sembrare la considerazione più banale del mondo ma spesso sappiamo che la verità dietro a vicende complesse è davvero semplice e ogni tanto dirla aiuta a non perdersi nei dettagli inutili alla storia.

Ma oggi sembra più importante sapere quante valige ha portato Greta Thumberg a bordo e se il drone caduto sulla Flottilla fosse davvero tale o solo un razzo di segnalazione. Dettagli che non cambiano la storia ma che aiutano sicuramente a confonderla e a dare appigli a chi cerca di strappare il vero significato di questa piccola azione. Ma se anche questo evento resterà solo un piccolo mattoncino avrà comunque l’utilità di costruire ancora più alto questo vero muro del pianto che è la divisione umana.

 

Adamo De Palma

Foto © globalsumudflottilla.org/traker, presenza.org, liberoquotidiano.it, wikipedia

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