Tra diplomazia, cultura e mega-progetti, il Cairo consolida la sua posizione di ponte transnazionale tra Occidente e Oriente.
L’Egitto ritrova la propria centralità geopolitica, tornando al centro dei riflettori internazionali. Proprio come durante l’inaugurazione del GEM, il Grand Egyptian Museum, tenutasi il 1° novembre 2025 a Giza, Cairo, che ha visto fasci di luce partire dalle immense e millenarie piramidi, convergendo simbolicamente verso quella che è stata definita la “quarta piramide d’Egitto“: il più grande museo al Mondo dedicato a una singola civiltà. 480.000 metri quadrati, il cui costo di costruzione ha sfiorato il miliardo di dollari. Le autorità egiziane stimano che attirerà dai 5 agli 8 milioni di visitatori all’anno, raggiungendo i 30 milioni di turisti entro il 2030.
Dopo vent’anni di lavori e la collaborazione di oltre 80 delegazioni internazionali, il Paese dei Faraoni ha presentato al Mondo un’opera monumentale che non solo celebra il suo passato millenario, ma proietta anche la sua ambizione di leadership regionale nel futuro.
Il ruolo diplomatico dell’Egitto
Sul piano geopolitico, l’Egitto sta riaffermando il suo ruolo chiave nella gestione delle crisi regionali. Sin dall’escalation del conflitto nella Striscia di Gaza, ha giocato ruoli fondamentali nella mediazione e nel raggiungimento di tregue umanitarie.
Durante il Summit per la Pace 2025 a Sharm el-Sheikh, il Cairo ha facilitato negoziati che hanno portato a una tregua temporanea e la riapertura dei confini per la distribuzione di beni di prima necessità alla popolazione palestinese. Questo grazie anche alla tradizione egiziana di mediazione, radicata dagli accordi di Camp David del ’78, che hanno stipulato la pace fra il Cairo e Tel Aviv e consentito l’inizio delle relazioni diplomatiche fra i due Paesi. Relazioni che durante la crisi del Medio Oriente hanno vacillato a causa della condotta di Israele nei confronti della popolazione civile palestinese e della pressione esercitata sul Cairo per accogliere i civili gazawi nella Penisola del Sinai.
Parallelamente, l’Egitto ha fatto riemergere la proposta di un’alleanza militare araba “stile Nato“, discussa al recente vertice della Lega Araba, con l’intento di creare un meccanismo di difesa congiunta per contrastare le minacce comuni nella Regione. Proposta respinta da diversi Paesi arabi, fra cui il Qatar, che ha denunciato una violazione del proprio spazio aereo da parte di Israele durante l’escalation del 9 settembre. Secondo The National News, l’Egitto “sta tentando di riaffermarsi come potenza di riferimento per la sicurezza araba, in un contesto frammentato e segnato da rivalità geopolitiche”.
Ambizioni globali e presenze istituzionali
Sul fronte multilaterale, l’Egitto ha rafforzato in maniera significativa la propria posizione internazionale – non solo come mediatore nel Medio Oriente, ma anche come partner strategico dell’Unione europea.
Nel marzo del 2024, l’Egitto e l’Ue hanno innalzato i loro rapporti a una partnership strategica e globale, articolata su sei pilastri della cooperazione: relazioni politiche, stabilità economica, commercio e investimenti, migrazione e mobilità, sicurezza e capitale umano.
Il 22 ottobre a Bruxelles, si è svolto il primo summit bilaterale ufficiale, a cui sono stati siglati accordi sulla sicurezza, migrazione, investimenti e transizione verde. Il summit, presidiato dalla presidente della commissione, Ursula von der Leyen, e dal presidente del consiglio, Antonio Costa, ha ricevuto calorosamente il presidente al-Sisi, accogliendolo con una cerimonia solenne, simbolica del suo ruolo di garante della pace in Medio Oriente.

Il giorno seguente, ad al-Sisi è stato riservato un invito formale al Parlamento europeo, che è stato ricevuto dalla presidente del Pe, Roberta Metsola. Durante l’incontro hanno discusso dei piani per accelerare l’attuazione della partnership strategica, rafforzando il dialogo parlamentare euro–egiziano e confermando la partecipazione all’evento internazionale che Il Cairo ospiterà sulla ricostruzione di Gaza.
In aggiunta, lo scorso 6 novembre 2025, la Conferenza generale dell’Unesco ha ufficialmente eletto l’egittologo e ex ministro del Turismo e delle Antichità Khaled el-Enany come nuovo direttore generale dell’organizzazione. Si tratta di una nomina storica, poiché el-Enany è il primo cittadino arabo e il secondo africano a ricoprire questa prestigiosa posizione.
I mega-progetti come strumento di potere e modernizzazione
Gli accordi multilaterali del Cairo non si limitano alla diplomazia e ai negoziati politici. Internamente, l’Egitto sta attraversando un ambizioso progetto di trasformazione attraverso una serie di mega-progetti infrastrutturali volti a modernizzare il Paese, ridefinendo la propria economia e struttura urbana.
- La nuova Capitale amministrativa, situata a 45 km dal Cairo, al centro della visione
“Egypt Vision 2030“: un centro urbano ipertecnologico con ministeri, ambasciate, stadi, università internazionali, centri di ricerca, un aeroporto con scali intercontinentali, distretti finanziari e quartieri residenziali, un “fiume verde” grande quanto Manhattan, fra le più grandi moschee e chiese al Mondo, e presto anche la torre più alta del Pianeta, “l’Oblisc Capitale“, che sfida di superare il Burj Khalifa con un altezza stimata di 1000 metri. Con un costo stimato di 58 miliardi di dollari, la nuova Capitale aspira a poter ospitare fra i 5 e i 7 milioni di abitanti. - New El-Alamein, che emerge dai memoriali della storica battaglia di El-Alamein durante la seconda guerra mondiale. Si presenta come una Città che si affaccia sul Mediterraneo dai grattacieli alti, puntando a diventare una nuova metropoli turistica e commerciale, da 2 milioni di abitanti. Un investimento che ha sfiorato i 15 miliardi di dollari.
Fiumi di investimenti in arrivo
- Ras al-Hekma, soprannominata la Dubai del Mediterraneo, è forse il progetto d’investimento più ambizioso che alcuni esperti di economia definiscono come «il
miracolo che l’Egitto stava cercando». Questo progetto – che include hotel di lusso, aree residenziali, un centro finanziario, un aeroporto internazionale e una zona di economia libera – ha visto un investimento immediato da parte degli Emirati Arabi Uniti di 30 miliardi di dollari annui, con un versamento immediato di 15 miliardi, 10 in contanti e 5 in depositi presso la banca centrale d’Egitto, e la creazione di 750,000 posti di lavoro. Liquidità di cui l’Egitto aveva disperatamente bisogno e che gli ha permesso di ripagare i propri debiti e sbloccare un nuovo prestito di 5 miliardi dal Fondo monetario internazionale.
Nella fila degli investitori seguono il Qatar, l’Arabia Saudita, la Russia, la Corea del Nord e altre nazioni dell’UE coinvolte in progetti di infrastrutture, agricoltura ed energia sostenibile quali la realizzazione del Nuovo Delta e della centrale nucleare di El Dabaa, governatorato di Matrouh.
La sfida della credibilità globale
Questi progetti faraonici hanno risentito fortemente sull’economia del Paese e soprattutto sulle tasche degli egiziani. Le principali fonti d’incasso dell’Egitto sono il turismo e il trasporto logistico. Il canale di Suez rappresenta il 12% del commercio marittimo mondiale, generando ricavi per 10 miliardi nel 2023, scesi a 4 nel 2024 per effetto delle tensioni nel Mar Rosso. Il turismo rappresenta ben oltre l’8,1% del Pil egiziano, pari a 19,5 miliardi di dollari. Inoltre l’Egitto dipende fortemente dai combustibili fossili, che equivalgono al 24% del Pil.
Inoltre importa più di quanto esporta, rendendolo fortemente sensibile alle fluttuazioni economiche globali. La pandemia del Covid ha completamente messo a fermo il turismo per un paio di anni con milioni di posti di lavoro persi e centinaia di hotel chiusi. Successivamente alla pandemia, è stato colpito da una nuova crisi, aggravata dalla guerra in Ucraina. L’Egitto è, infatti, dipendente dalle importazioni del grano per l’85% dalla Russia e dall’Ucraina. Questa dipendenza ha causato un forte shock all’economia egiziana, che solo 3 anni dopo inizia a mostrare segni di ripresa.
In aggiunta, i conflitti regionali si presentano sempre come uno stormo perfetto per l’instabilità economica nell’area. Trascinando l’Egitto in un circolo vizioso di collasso economico, seguito da salvataggi internazionali.
Prospettive per il futuro
Ciò nonostante, Il Cairo è riuscito a sconvolgere lo scenario e riprendere le redini in mano, portando la Nazione a un cambiamento radicale che porta con sé enormi sfide e opportunità. Secondo Oxford Economics l’Egitto si proietta a entrare nella top 10 delle più larghe economie al Mondo entro il 2030. Si stima che passerà dalla 21ª alla 7ª posizione, con una crescita del Pil del 583%, rendendola l’economia in più rapida crescita, superando Russia e Germania.
Tra ambizioni geopolitiche, sviluppo infrastrutturale e diplomazia culturale, l’Egitto si sta riposizionando come forza stabilizzatrice nel Medio Oriente. Lo slogan “Welcome to the Land of Peace“, mostrato sia al Summit di Sharm el-Sheikh sia all’inaugurazione del GEM, sintetizza la volontà del Paese di proiettarsi come Nazione di pace, stabilità e modernità.
Ammir Stefan El-Mehrat
Foto © ABC News, Egypt State Information Service, European Council, Green Prophet, AGBI, Hurghadians Property Development, Visual Capitalist













