Trump e Putin: il piano segreto per la pace in Ucraina

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Nuove rivelazioni internazionali svelano il possibile piano segreto mediato dagli Stati Uniti per fermare la guerra in Ucraina tra pressioni, concessioni e diplomazia

Donald Trump ha approvato in sordina un piano di pace tra Russia e Ucraina. L’indiscrezione arriva dal sito statunitense Axios che, citando alcune fonti anonime, ha rivelato alcuni dettagli di questo presunto accordo, che sarebbe ispirato a quello messo in atto per Gaza e sponsorizzato dal presidente Usa

Secondo il quotidiano Usa, l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e l’inviato russo Kirill Dmitriev avrebbero discusso approfonditamente il piano di pace in 28 punti. Il reappresentante di Mosca ha descritto con ottimismo l’accordo di pace segreto, affermando che, a differenza del passato, «riteniamo che la posizione russa sia davvero ascoltata». L’accordo di pace segreto sarebbe suddiviso in quattro categorie: pace in Ucraina, garanzie di sicurezza, sicurezza in Europa e future relazioni degli Stati Uniti con Russia e Ucraina.

Obiettivo: sicurezza duratura

«In realtà si tratta di un quadro molto più ampio, che sostanzialmente parla di come fare finalmente a mettere in sicurezza in modo duraturo l’Europa, e non solo l’Ucraina», avrebbe dichiarato Dmitriev. Le due parti sperano di produrre un documento scritto prima del prossimo incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo omologo russo Vladimir Putin, ma l’ipotesi di un vertice a Budapest al momento rimane fuori discussione.

Inoltre, secondo Wall Street Journal, Donald Trump ha mobilitato per colloqui a Kiev una delegazione di alto livello del Pentagono, con l’intento di rilanciare i negoziati. Il programma prevede l’incontro tra il segretario dell’esercito, Dan Driscoll, il generale Randy George, capo di Stato maggiore dell’esercito, e il generale Chris Donahue con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky e altri responsabili ucraini, vertici militari e rappresentanti del mondo dell’industria.

Zelensky, intanto, è arrivato ad Ankara per gli incontri previsti in Turchia. Dopo la missione a Kiev, stando al Wsj, Driscoll ha in programma colloqui con i russi. E, secondo il giornale, la decisione della Casa Bianca di puntare su Driscoll e ufficiali di alto grado è dettata dalla convinzione che Mosca possa essere più aperta a negoziati mediati dai militari. L’idea di puntare su Driscoll sarebbe nata da un colloquio tra Trump e il vice presidente JD Vance e l’inviato Steve Witkoff avrebbe contribuito a preparare Driscoll per la mission.

Tappe europee e invito al dialogo

Non sorprende l’impegno di Ankara anche nella risoluzione del conflitto ucraino. Dopo la Trump Putin Zelensky pacetappa in Grecia, Spagna e Francia, dove ha siglato con il capo dell’Eliseo un accordo che sancisce l’acquisto ucraino di 100 jet Rafale, sistemi di difesa aerea Samp/t, missili aria-aria e bombe aeree, Zelensky è approdato in Turchia. Ad Ankara ha incontrato il presidente turco, che ha rinnovato l’appello per la riapertura del dialogo e dei colloqui di pace tra Kiev e Mosca. «Siamo dinanzi a uno spargimento di sangue che va fermato. Russia e Ucraina assumano un atteggiamento costruttivo e riprendano a parlarsi a Istanbul, come già avvenuto in passato», ha sostenuto Recep Tayyip Erdoğan riferendosi alla tornata di colloqui ospitati proprio dal Paese guidato dal “sultano”.

Scambi di prigionieri e ricostruzione

Zelensky ha dichiarato che al momento la ripresa di un tavolo negoziale deve essere incentrata su nuovi scambi di prigionieri e favorire il ritorno a casa dei tartari di Crimea, cui la Turchia è legata da radici etniche e culturali comuni. Erdoğan ha assicurato il suo sostegno commerciale, mettendo nel mirino i 10 miliardi di interscambio e garantito che la Turchia è «pronta a lavorare alla ricostruzione dell’Ucraina». Il capo di Kiev ha ricordato la necessità di rinforzare le difese aeree del Paese, alla luce dei recenti attacchi subiti, e ringraziato la Turchia per il sostegno nell’ambito della Difesa «all’indipendenza e all’integrità territoriale ucraina».

La linea del Cremlino è chiara: i rappresentanti russi non parteciperanno ai negoziati, ma il presidente Vladimir Putin resta aperto a colloqui con Stati Uniti e Turchia sui risultati delle discussioni. Ora resta da vedere se alle condizioni presentate nel piano di pace di Trump.

Concessioni territoriali e punti controversi del piano

Secondo informazioni giornalistiche il piano segreto del presidente americano verterebbe sulle concessioni territoriali e una riduzione delle capacità militari ucraine in cambio della sicurezza degli Stati Uniti. Secondo quanto riferito a Reuters da due fonti anonime a conoscenza dei colloqui, Washington spinge affinché Kiev accetti i punti principali della proposta per porre fine alla guerra con la Russia. Punti che il leader di Kiev difficilmente accetterà. Ma il capo della Casa Bianca freme, tanto da aver chiesto personalmente a Putin di fargli “risolvere la sua cavolo di guerra“. L’occasione sarebbe stata una telefonata con il leader del Cremlino dopo l’accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian.

Controllo del Donbass e aree smilitarizzate

L’altro punto cruciale del piano riguarda la concessione alla Russia di porzioni dell’Ucraina orientale che oggi non controlla, in cambio di una garanzia di sicurezza formale da parte degli Usa per l’Ucraina e per l’Europa, volta a prevenire future aggressioni russe. E anche in questo caso, le garanzie di sicurezza promessa da Washington sono nebulose.

Il documento composto da 28 punti introduce una novità significativa: prevede che la Russia ottenga il controllo de facto delle Regioni di Luhansk e Donetsk, l’area comunemente nota come Donbass, nonostante l’Ucraina mantenga ancora il controllo su circa il 12 per cento del territorio.

Condizioni su lingua e Chiesa

A una condizione, però: le zone da cui Kiev si ritirerebbe sarebbero designate come area smilitarizzata e Mosca, pur ottenendo il controllo politico, non potrebbe schierare truppe. Il piano di pace prevede anche che nelle Regioni di Kherson e Zaporizhzhya le attuali linee di controllo sarebbero congelate. In questo modo, una parte dei territori oggi occupati dalla Russia sarebbe restituita all’Ucraina, ma solo dopo un processo negoziale, mentre la Crimea e il Donbass sarebbero riconosciuti dagli Usa e dai suoi alleati come territorio legittimamente russo. Ci sono anche aspetti che sembrano marginali, ma che invece hanno spinto Mosca a lanciare la guerra in Ucraina già con l’occupazione della Crimea nel 2014. Tra le condizioni avanzate, ci sarebbe anche il riconoscimento del russo come lingua ufficiale dell’Ucraina e la concessione dello status ufficiale alla Chiesa ortodossa russa sul territorio ucraino, riporta invece il Financial Times.

La stesura del documento sarebbe avvenuta a “più mani“: secondo diverse fonti citate da Axios. Qatar e Turchia avrebbero contribuito alla definizione del nuovo piano di Trump e sosterrebbero gli sforzi di mediazione degli Usa.

Instabilità politica in Ucraina

Zelensky, da parte sua, sul fronte interno è indebolito dallo scandalo che ha coinvolto le aziende energetiche statali e portato alle dimissioni di due ministri. Alcuni parlamentari hanno chiesto pubblicamente le dimissioni del capo dello staff del presidente, Andriy Yermak, e proposto un Governo di unità nazionale. Questa instabilità interna complica ulteriormente la capacità di Zelensky di negoziare o accettare piani di pace controversi.

 

George Labrinopoulos

Foto © Axios, Wikipedia, Internazionale

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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