“L’Ottava vita”: la saga femminile di Nino Haratischwili

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L’epopea della famiglia Jashi tra rivoluzioni, amori e tragedie. Un capolavoro femminile che attraversa il Novecento georgiano

L’Ottava vita (per Brilka)” di Nino Haratischwili è un’epica familiare che si snoda attraverso un secolo di turbolenze georgiane, intrecciando destini individuali a eventi storici epocali. Con oltre mille pagine, questo romanzo cattura il lettore in un vortice di emozioni, dove una ricetta della cioccolata calda diventa simbolo di maledizione e redenzione.

L’autrice e il contesto

Nino Haratischwili, nata a Tbilisi nel 1983, ha vissuto l’infanzia in Georgia durante gli anni Novanta, segnati da instabilità post-sovietica, prima di trasferirsi in Germania nel 2003. Scrittrice, drammaturga e regista teatrale, ha scelto il tedesco come lingua letteraria, creando un “cuscinetto protettivo” per narrare le ferite della sua terra d’origine. Finalista due volte al Deutscher Buchpreis, ha conquistato premi come l’Anna Seghers Preis, il Bertolt Brecht Preis e l’English PEN Translates Award, con “L’ottava vita” che ha venduto oltre 500.000 copie in Germania e scalato le classifiche europee.

Vive oggi tra Amburgo e Berlino, dove dirige spettacoli in teatri prestigiosi come il Thalia Theater. Il romanzo, tradotto in oltre 25 lingue, fonde la sua esperienza bilingue in uno stile ricco di realismo storico, elementi fiabeschi e introspezione sulla condizione femminile.

La trama principale

La storia ruota attorno alla famiglia Jashi, produttrici di una cioccolata calda leggendaria, tramandata come un filtro magico che porta estasi ma anche sventura. Tutto inizia nel 1917 a Tbilisi, nella bottega del capostipite pasticcere, e si dipana attraverso sette generazioni di donne (più l’ottava), le cui vite si intrecciano come fili di un tappeto caucasico. Ambientato tra rivoluzioni, guerre mondiali, gulag sovietici, la Primavera di Praga e il crollo del Muro di Berlino, il romanzo segue amori impossibili, tragedie personali e la ricerca di identità in un contesto di oppressione.

La narratrice Niza, emigrata in Germania, ricostruisce questa saga da Tbilisi a Berlino, passando per Londra, Vienna e l’Italia, le protagoniste affrontano zar, Stalin (qui “il Generalissimo”), Beria (“il Piccolo Grande Uomo”) e il collasso dell’URSS. La cioccolata, bevuta in momenti cruciali, simboleggia una profezia autoavverante: chi la assaggia è destinato a un fato travagliato.

I personaggi chiave

Il romanzo è diviso invite” dedicate alle donne Jashi, ciascuna con tratti inconfondibili che evitano confusione nonostante la complessità familiare.

  • Stasia, diciassettenne ribelle del 1917, sognatrice di balletto e cavallerizza audace, sposa il tenente Simon ma la Grande Guerra segna il suo matrimonio. Forte e visionaria, capisce per prima la “maledizione” della cioccolata.

  • Christine, sorellastra di Stasia, apparentemente superficiale ma complessa: sposata per convenienza, il suo incontro con Beria scatena tragedie, rivelando coraggio e profondità.

  • Kitty, figlia di Stasia, “donna di porcellana” fragile, spezzata da violenze gratuite; evolve da depressa a simbolo di resilienza, cantando per la Georgia esiliata.

  • Kostja, figlio di Stasia, freddo e schematico dopo la guerra, plasma la figlia Elene con rigore russo; pupillo di Christine, trasforma l’amore in ossessione.

Altre figure femminili orbitano intorno: la rossa Fred, testimone dei campi di sterminio; l’eccentrica Amy, materna protettrice; Mariam, incontrata in circostanze orribili. Elene, figlia di Kostja, ribelle egoista modellata dal padre, genera Daria e Niza senza vero amore. Daria, prediletta di Kostja, intreccia il suo destino con Brilka, l’ottava vita, consapevole e ribelle.

Niza, voce narrante, non risparmia giudizi su madre, nonno e se stessa, tessendo aneddoti familiari con storia collettiva.

Stile e struttura narrativa

L'Ottava vita recensioneHaratischwili mescola realismo crudo a tocchi fiabeschi, con una prosa evocativa, fluida e ritmata che rende le 1129 pagine avvincenti, seppur un qualche calo di ritmo. Paragonato a “Cento anni di solitudine” per l’epica magico-realista, intreccia storie personali a Grande Storia senza annoiare. Le sezioni per “vite” bilanciano affresco collettivo e intime vicissitudini: incontri, amori, guerre, figli dimenticati, vendette e illusioni.

Scene crude – stupri, povertà, dispotismo – sono necessarie, non gratuite, alternate a sprazzi luminosi: danze di Stasia, melodie di Kitty, amore di Niza. Il lettore non si confonde grazie a caratteri rotondi, credibili nelle mancanze e irrazionalità.

Tu sei un filo, io sono un filo, insieme formiamo un piccolo ornamento, e insieme a molti altri fili formiamo un motivo. I fili sono tutti diversi, diversamente grossi o sottili, tinti con diversi colori. Se li prendi singolarmente i motivi sono difficili da distinguere, ma se li osservi legati l’uno all’altro rivelano storie fantastiche

Temi profondi

Al centro, la condizione femminile in un secolorosso“: assenza di padri naturali, onnipresenza di “padri della patria” tirannici, incomunicabilità generazionale. Utopie private di amore e serenità si scontrano con utopie collettive fallite di pace e uguaglianza. La famiglia Jashi, disallineata, paga colpi di testa senza clemenza, interrogandosi su come convivere con eventi irrimediabili.

Temi ricorrenti: sopravvivenza scegliendo di chi prendersi cura, anche se inutile; legami come ancore in caos; resilienza contro potere distruttivo. Non c’è redenzione facile, ma spiragli di speranza nei gesti quotidiani.

Impatto e ricezione

Bestseller in Germania, acclamato in Italia per la traduzione fedele di Giovanna Agabio, è lodato come “pietra miliare” dal Guardian e “figlia di Tolstoj e Márquez”. Lettori e critici ne esaltano l’intensità, la caratterizzazione e l’immersione storica, pur notando la crudezza. “Folgorante”, “impossibile da dimenticare”: un romanzo che arricchisce, stordisce e invita a riflettere su identità cangiante e rivalsa.

Nonostante la lunghezza, scorrea meraviglia, catapultando il lettore in un viaggio da cui si riemerge trasformati. In bocca al lupo, Brilka.

 

Ginevra Larosa

Foto © Ia, MusicPaper, MusicPaper

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