Trump pressa l’Europa su diesel e Nato

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Washington chiede il rilascio delle scorte di carburante e seleziona gli alleati per nuovi incontri sulla sicurezza

Un doppio fronte di pressione sull’Europa arriva da Washington, con l’amministrazione di Donald Trump che chiede agli alleati europei un maggiore contributo sia sul piano energetico sia su quello della difesa. Da una parte, gli Stati Uniti sollecitano l’Unione europea a mettere sul mercato 120 milioni di barili di diesel nei prossimi sei mesi per contribuire a frenare l’aumento dei prezzi internazionali dei carburanti. Dall’altra, Washington sta coinvolgendo in nuovi schemi di cooperazione militare soltanto alcuni alleati della Nato, lasciando fuori Paesi importanti come Francia, Gran Bretagna e gli Stati baltici.

La richiesta americana sul diesel

Trump EuropaLa richiesta americana sul diesel arriva mentre il mercato internazionale dei carburanti è sottoposto a crescenti tensioni a causa delle interruzioni delle forniture provenienti dal Medio Oriente e dalla Cina. Secondo fonti citate nel dossier, gli Usa hanno chiesto all’Unione europea di procedere al rilascio di 120 milioni di barili di diesel nell’arco dei prossimi sei mesi, con l’obiettivo di aumentare la disponibilità di prodotti raffinati e contribuire a contenere i prezzi.

Washington, nello stesso tempo, ha fatto capire che, in assenza di un intervento europeo, potrebbe arrivare a limitare o addirittura vietare le esportazioni di diesel statunitense. Una prospettiva che preoccupa particolarmente l’Europa, diventata negli ultimi anni sempre più dipendente dai carburanti provenienti dagli States, anche in seguito al divieto di importazione del petrolio e dei prodotti energetici russi adottato dopo l’invasione dell’Ucraina e alle successive interruzioni delle forniture dal Medio Oriente legate alla guerra tra Usa, Israele e Iran.

Per l’Europa la scelta non è semplice. La Commissione europea, insieme ai Governi di Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna e Irlanda, ha già discusso la possibilità di utilizzare parte delle riserve strategiche. Ma un rilascio significativo significherebbe ridurre il margine di sicurezza disponibile nel caso in cui la crisi energetica dovesse ulteriormente aggravarsi. È dunque un equilibrio delicato tra la necessità immediata di aumentare l’offerta e quella di conservare un adeguato cuscinetto strategico. La pressione americana sembra riguardare in modo particolare Francia e Germania. Secondo funzionari statunitensi, i due Paesi non avrebbero rispettato pienamente precedenti impegni relativi al rilascio di petrolio e prodotti petroliferi d’emergenza.

La telefonata tra Macron e Trump

Il tema è stato affrontato anche direttamente dal presidente francese Emmanuel Macron, che ha avuto una conversazione telefonica con Donald Trump. Secondo quanto riferito dai circoli dell’Eliseo, Macron ha invitato il presidente americano a evitare iniziative unilaterali nel settore energetico e ha proposto che Stati Uniti ed Europa, in consultazione con gli alleati, lavorino insieme per contrastare il continuo aumento dei prezzi dei carburanti, garantendo al tempo stesso adeguate forniture a livello globale.

Anche il segretario al Tesoro americano Scott Bessent è intervenuto sulla questione, scrivendo su X che «i nostri partner europei dovrebbero accelerare l’attuazione dei loro impegni e mettere immediatamente a disposizione quantità aggiuntive di diesel per affrontare le attuali interruzioni». Il segretario all’Energia Chris Wright, parlando a Fox News, ha aggiunto che l’Europa può contribuire a migliorare la situazione e che, con l’avvicinarsi dell’inverno, è arrivato il momento di un rilascio coordinato delle scorte di diesel.

L’Eliseo ha inoltre fatto sapere che Macron dovrebbe convocare prossimamente una riunione dei leader del G7 per discutere, in particolare, il coordinamento del rilascio delle scorte di carburante a livello dei Paesi del gruppo, in collaborazione con l’Agenzia internazionale dell’energia.

I timori di Bruxelles

La prospettiva di un eventuale blocco delle esportazioni americane verso l’Europa preoccupa Bruxelles. Il commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič, ha definito un possibile stop alle consegne di diesel statunitense una «spiacevole sorpresa», avvertendo delle «conseguenze molto serie» che una simile decisione potrebbe avere sull’economia europea.

A rendere ancora più delicata la situazione è il livello raggiunto dai prezzi. Secondo la Commissione europea, il costo del diesel alle stazioni di servizio dell’Unione ha raggiunto un nuovo massimo storico, con una media settimanale di 2,24 euro al litro.

La pressione sulla difesa Nato

Ma la pressione americana non si limita all’energia. Sul fronte della sicurezza e della difesa, Washington sta infatti costruendo forme di cooperazione più ristrette all’interno della Nato, privilegiando alcuni alleati sulla base della loro spesa militare e della disponibilità a rispondere alle priorità strategiche degli Usa. Al centro della nuova iniziativa c’è un incontro previsto in Polonia e organizzato da Elbridge Colby, responsabile delle politiche del Pentagono. La riunione dovrebbe concentrarsi sul futuro dell’Alleanza, ma l’assenza di alcuni dei principali Paesi europei ha sollevato interrogativi tra i diplomatici.

Francia, Gran Bretagna e Paesi baltici, in particolare, non figurano tra gli invitati, nonostante il loro peso politico e militare all’interno della Nato e, in diversi casi, gli elevati livelli di spesa per la difesa. Gli Usa hanno ripetutamente criticato gli alleati europei per non aver sostenuto alcune delle scelte americane o per non aver raggiunto gli obiettivi fissati in materia di spesa militare. Come riferito da Politico, l’esclusione di alcuni Paesi ha quindi spinto i loro diplomatici a interrogarsi sui criteri utilizzati da Washington per selezionare i partecipanti.

Il Gruppo di Bergen

I dettagli del nuovo gruppo di lavoro restano ancora poco chiari. Colby ha tuttavia già organizzato due incontri analoghi con rappresentanti di Norvegia, Svezia, Finlandia, Polonia, Germania e Paesi Bassi. Il formato, indicato come «schema del Gruppo di Bergen», è presentato dai Paesi coinvolti come uno strumento di cooperazione e non come un tentativo di dividere l’Alleanza. «Se cercano di dividere la Nato in bene e male, è pericoloso per gli Stati Uniti», ha dichiarato un diplomatico di uno dei Paesi invitati, parlando a condizione di anonimato. «Tuttavia, per l’Europa, c’è una questione esistenziale».

Energia e difesa finiscono così per intrecciarsi in una nuova fase di tensione nei rapporti tra Washington e le Capitali europee. Da una parte, l’amministrazione Trump chiede all’Europa di utilizzare parte delle proprie riserve per contribuire a raffreddare il mercato del diesel; dall’altra, ridisegna i meccanismi di consultazione e cooperazione militare all’interno della Nato, selezionando gli interlocutori sulla base delle priorità americane. Un doppio confronto che mette gli alleati europei davanti a scelte difficili proprio mentre aumentano le pressioni sui mercati energetici e sulla sicurezza del Continente.

 

George Labrinopoulos

Foto © AI, Il Globo

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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