Reazione popolare al cortocircuito della giustizia moderna

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Il “patto sociale” decade e in varie parti del Mondo si creano le condizioni per il paradosso di una giustizia ingiusta

Esiste una citazione storicamente attribuita a Mahatma Gandhi, «occhio per occhio e il Mondo diventerà cieco». Una frase che esprime molto bene il concetto della non violenza ma che difficilmente si concilia con una tendenza sempre più presente negli ultimi tempi dove vediamo liberi cittadini punire criminali colti in flagrante con bastonate e percosse. Si affina quindi la differenza sostanziale tra essere ciechi e far finta di non vedere. I cittadini imputano spesso, ormai, questa seconda svicolante attività a Governi, sistemi giudiziari e forze dell’ordine che non brillano sempre per determinazione sulla difesa del cittadino e della collettività e che attraversano un miscuglio di codici e interpretazioni discutibili. Questo sistema mostra infatti una poca propensione alla punizione dei reati che spesso è dipinta come persecuzione.

Come nel Far West, ma oggi, e in Corsica

Due ragazzi, di cui non ci serve specificare credenze religiose o appartenenze culturali e nemmeno nazionalità, decidono di abbattere e dissacrare una statua della Madonna in un paese in Corsica, che di nuovo non ci è utile nominare. Basti sapere che in Corsica il culto alla Madonna (celebrata anche nell’inno nazionale Dio vi salvi Regina) è fortissimo tra la popolazione e un gesto di questo tipo non è certo vissuto come atto di vandalismo che colpisce il marmo di una statua, ma come un’offesa che colpisce con la stessa veemenza l’anima delle persone oltre all’identità culturale, religiosa e storica di una comunità che ha assistito a quello che è ben definibile come un crimine a più livelli.

Le forze dell’ordine identificano i due ragazzi, li arrestano e li portano nella stazione di polizia locale. Qui la sovrapposizione tra Corsica e il Far West di fine ‘800 ritratto nei film di Hollywood collima fino al minimo dettaglio. Pensiamo a un piccolo edificio con solo due tutori della legge e due criminali in custodia. Fuori una piccola folla inferocita che reclama i prigionieri per fare giustizia sommaria e immediata dispensando la punizione a furor di popolo e senza bisogno di un processo, data la flagranza del reato e la ovvia colpevolezza.

I tutori dell’ordine tentano di spostare i prigionieri, ma la folla li riconosce e li costringe a ritirarsi nell’edificio di partenza. La situazione è di stallo, compaiono addirittura due bare come se le intenzioni della gente, inferocita per l’atto subito, non fosse già abbastanza chiara. Anche il tentativo di trasferire i due responsabili a Parigi fallisce, in aereo sono riconosciuti e i disordini immediatamente occorsi costringono al rientro frettoloso nella stazione di polizia locale e per allentare la tensione sull’isola il processo è rinviato al 16 novembre prossimo.

Il giro del Mondo in 200 anni

Sembra quasi che il Mondo si sia fermato a 200 anni fa e che non ci si sia mai evoluti, rimanendo legati al linciaggio del criminale ma in realtà si può dire che la civiltà in due secoli abbia fatto un giro completo partendo dalla somministrazione della giustizia popolare sommaria per attraversare le battaglie per i diritti di chi sbaglia violando la legge, il garantismo che impedisce condanne senza giusto processo e per carceri dove si applicano pene per così dire umane. Dovremmo quindi essere approdati a una giustizia equa e consapevole mentre invece il percorso ha proseguito il giro oltre, attraverso l’accondiscendenza, il permissivismo e in una la lenta discesa dove chi commette un reato diventa un “disagiato” o un “socialmente svantaggiato” prima ancora di essere definito sospettato di un reato e dove le vittime si ritrovano paradossalmente colpevoli sul banco degli imputati.

Questo è, purtroppo, quello che ormai vediamo diffondersi nella nostra società e ovviamente si arriva così a un punto di rottura dove la pazienza si esaurisce, il “patto sociale” si incrina e le persone cominciano a non vedere più l’esistenza e l’ausilio di una difesa e di una giustizia istituzionale, ma un Mondo quasi capovolto e molto simile a un Far West dove l’unica alternativa rimasta diventa difendersi e farsi giustizia in prima persona.

Il confine tra giustizia e vendetta

Sono ormai molteplici gli episodi in cui la gente comune affronta chiunque sia sorpreso a commettere un reato, anche minore, ma molti cominciano anche ad essere gli episodi dove un singolo individuo ritiene di farsi giustizia da solo a seguito di un dramma che lo ha travolto. Ne è un esempio emblematico il caso di Vasto dove un panettiere ha ucciso un giovane che aveva travolto e ucciso sua moglie con un’auto. In questa tragedia, l’uomo freddò a colpi di pistola il giovane responsabile di aver ucciso accidentalmente, sette mesi prima, la sua sposa in un violento sinistro stradale. Italo D’Elisa doveva ancora rispondere davanti ai giudici per le proprie responsabilità ma il marito, devastato dall’accaduto, rifiutò i tempi della giustizia istituzionale e mise in scena una personale e plateale vendetta.

Sono troppi i possibili errori nella giustizia fai-da-te

Un fenomeno che si sta verificando in tutto il Mondo perché certe reazioni e certi sentimenti sono dell’uomo indipendentemente dalla nazionalità. Il 28 novembre 2016, in Alabama, negli Stati Uniti d’America, Jay Maynor è stato condannato a 40 anni per l’omicidio di Raymond Earl Brooks, il pedofilo che aveva abusato per anni di sua figlia. L’uomo era il nonno adottivo della bambina (figlia di Maynora) che molestava dall’età di 4 anni. Nel 2022 si era dichiarato colpevole, ma della condanna di cinque anni aveva scontato soltanto 27 mesi. Troppo poco per Jay, padre della vittima, che lo ha rintracciato e freddato nella sua abitazione.

Un episodio da questa parte dell’oceano e uno dall’altra bastano a dimostrare la vastità del problema. Il rischio maggiore, è quindi duplice, ovvero perdere la bussola sociale attraverso le iniziative, singole e libere, di normali cittadini e ritrovarsi con possibili errori di giudizio poi irrimediabili. Un motivo sacro impone che le parti esterne amministrino la giustizia ma che allo stesso tempo devono poter garantire l’equità e l’efficacia del risultato proprio per evitare l’insorgere di questa giustizia fai-da-te.

Oggi la deriva presa da una parte del sistema giudiziario presenta così due gravi pericoli, la mancanza di equità nel giudizio e nella pena e il conseguente insorgere di sentimenti di ribellione a un sistema che si dimostra ormai incapace di garantire e gestire un ordine pubblico a cui l’intera l’umanità ambisce. Occhio per occhio ci lascerà cechi ma non se riusciremo a smettere di far finta di non vedere.

 

Adamo De Palma

Foto © thescroller.net, wikipedia, gqitalia.net

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