Questo suggestivo viaggio sarà oggetto di una conferenza che si svolgerà a Villa Molaroni a Pesaro, il 16 settembre
Che Simenon sia un prodigioso narratore è a tutti noto. Ma pochi sanno che fra il 1931 e il 1946, è stato un magistrale reporter anche fotografico, addirittura singolare per il suo ruolo. Un inviato speciale, il padre del commissario Maigret, per la sua curiosità, per il viaggio, per finanziare il suo profondo interesse umano, scoperto in sé sin da quando giovane lavorava alla Gazette de Liege.
A tal proposito Simenon ha affermato: «Ho sempre colto la differenza fra l’uomo vestito e l’uomo nudo. L’uomo com’è davvero, come si mostra in pubblico e come si vede allo specchio». Con queste espressioni personali Simenon andava dal capo redattore del giornale e gli proponeva 12 articoli per far comprendere che il suo interesse primario fosse la scrittura. Il tutto in un resoconto di una crociera compiuta nel Mediterraneo, da Porquerolles alla Tunisia passando per l’Elba, Messina, Siracusa, Malta, a bordo di una goletta.
Questo suggestivo viaggio attraverso il Mediterraneo, sarà oggetto di una conferenza che si svolgerà a Villa Molaroni a Pesaro, sede del museo della Marineria il 16 settembre ore 17,30 a cui parteciperà la prof. Maria Lucia De Nicolò, direttrice del centro museale, che creerà una analisi comparativa con il critico letterario Paolo Montanari e le letture dell’attore Franco Andruccioli, sul viaggio a bordo di una goletta e itinerari gastronomici nel Mediterraneo.
Il viaggio del reporter Simenon, fu definito da Carlo Bo, uno dei più interessanti scrittori del Novecento. Nel raccontare queste storie di mare Simenon si definisce un artigiano: «Io sono un artigiano, ho bisogno di lavorare con le mani. Vorrei poter scolpire il mio romanzo da un pezzo di legno». Da qui il collegamento con la tradizione letteraria italiana, la più autentica, del Pinocchio di Collodi. «I miei personaggi vorrei che fossero più pesanti, più tridimensionali. E vorrei creare un uomo in cui chiunque ci possa trovare i propri problemi». Simenon da una lezione sulla scrittura che non è una professione, ma una vocazione interiore. «I miei personaggi hanno un lavoro, delle caratteristiche; si conosce la loro età, la loro situazione familiare e il resto».
Con il pamphlet “Il Mediterraneo in barca” Simenon dimostra di avere una forte vocazione di fotografo: pipa e macchina fotografica, due strumenti di lavoro da non lasciare mai. Addirittura pensando alle copertine dei romanzi del Commissario Maigret, si può pensare a una collaborazione di Simenon con Man Ray e Robert Daisueen.
Il significato del Mediterraneo per Simenon
“Il Mediterraneo è … Il Mediterraneo…”
Resto così, con la penna a mezz’aria, in seria difficolta, come quando da bambino, in piedi davanti alla lavagna, spostava il peso da una gamba all’altra e intanto cercava con la coda dell’occhio un compagno compassionevole. “Il Mediterraneo è…”
La descrizione del mare in Simenon è dunque complessa. Si accostano le immagini al passo del testo che descrive la stessa scena, o lo stesso soggetto. La fotografia anticipa e segue la scrittura. Nel primo capitolo del “Mediterraneo in barca”, scrive Simenon, “in un quadro di Raoul Dufy, il Mediterraneo è una distesa d’acqua di un azzurro color liscivia, con tante piccole onde, un pellulare confuso di vele bianche e, a volte la scia grigia di un piroscafo. Il Mediterraneo è… al di là dei confini territoriali. A questo proposito vi è uno studio di Pierfranco Bruni che affronta il tema delle radici, della nostalgia, del sogno del viaggio nel Mediterraneo.
Il Mediterraneo e la letteratura
Da Verga a Cardarelli, si è creato un rapporto non solo storico e politico ma soprattutto estetico e letterario, per il Mediterraneo e la letteratura. Lo si vive tra le tracce dei destini che i popoli hanno lasciato e hanno trasmesso attraverso i valori della tradizione. Il mare diviene metafora per Simenon, il viaggio come orizzonte, la lingua come salvezza di una identità. Mediterraneo e letteratura è un rapporto che diventa sempre più problematico e armonico e raccoglie istanze e modelli di tutto il contesto riferito al rapporto tra mare e viaggio.
Ed è in questo spirito filosofico che si sviluppa l’indagine di Simenon. Gli elementi della lingua, il mare, la letteratura e il radicamento popolare sono elementi che caratterizzano il senso delle identità. Elementi che Simenon sviluppa nel suo viaggio e dà luogo a sfumature e a introspezioni del paesaggio. Un passo alla volta, un miglio nautico alla volta, dialogando o passeggiando nei quartieri traboccanti di voci, individua un’identità mediterranea, una tavolozza di colori che ha radici culturali e spirituali profondissime.
Nel libro di Roberta Morosini “Il mare salato. Il Mediterraneo di Dante, Petrarca e Boccaccio” si evidenzia nei tre grandi autori del trecento l’interesse per il mare, in un contesto geopolitico, come spazio letterario-culturale perché il Mediterraneo non è solo geografia. Seguendo gli insegnamenti di Pedrag Matvejevitc, si può parlare di un’indagine di archeologia minimalista, che ricava dai testi letterari un mare in cui pulsa non solo la vita dei popoli, che vivono sulle coste, ma degli individui che su quelle vivono la loro vita nel quotidiano e negli affetti reali che le grandi storie non ci fanno mai vedere. Tematiche che il reporter Simenon riporta quotidianamente con sé.
Paolo Montanari
Foto © SoloLibri, MilanoNera













