Il turbo femminismo che non rende onore alle donne

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Dopo uno scambio social notturno con un’amica che, dall’esistenza o meno di Dio, è scivolato sulla mancanza di donne tra gli scienziati citati e gli oratori alla presentazione di un libro dedicato a tante donne, quattro “pensieri in libertà” di un uomo italiano-europeo

 

Dopo l’augurio di buonanotte a credenti e non credenti, con 4 belle citazioni di quattro grandi scienziati (Albert Einstein, Antonino Zichici, John Charlton Polkinghorne e Fred Hoyle) riportati in un’immagine ripresa da Facebook, qualche sera fa ho avuto uno scambio WhatsApp con un’amica che mi permetto di definire «turbo femminista», sperando sbagliarmi e pronto, in tal caso, a scusarmi con lei.

Non citerò la sua identità nemmeno sotto tortura. Non solo perché mi è molto simpatica. Ma anche perché non c’è nulla di personale in quanto racconterò. Ma solo la constatazione di un modo di affermare il sacrosanto diritto alla parità di genere, con metodi e argomenti che, personalmente, mi lasciano un po’ perplesso.

Di fronte all’esistenza o meno di Dio, prevale il femminismo

turboDi fronte all’immensità del tema (l’esistenza o meno di Dio, evocata dai quattro scienziati), l’amica ha avuto come unico commento quello di dirmi che trovava, allo stesso tempo, «buffo» e «triste» il fatto che nell’immagine (peraltro non realizzata da me) ci fossero solo citazioni maschili.

«Scusandomi» per questo gravissimo e imperdonabile errore da involontario (per nascita) appartenente al genere maschile, aggravato di questi tempi dall’essere persino eterosessuale (anche se per un’immagine tratta dal post Facebook di una donna), ho cercato sul web testimonianze di una scienziata credente.

Non ho trovato citazioni significative, ma ho postato sulla mia pagina Facebook, a completamento del mio primo post, un link ad un ricordo della scienziata Kathleen Lonsdale.

Io, l’Italia, l’Europa e… il turbo femminismo

L’amica «turbo femminista», non si è limitata a sorprendermi con l’uso degli aggettivi «buffo» e «triste», riferiti alle citazioni di eminenti scienziati maschi sull’esistenza di Dio. Ma anche con l’accostamento di questo post ad una presentazione, a Bruxelles, del mio ultimo libro “Io, l’Italia e l’Europa. Pensieri in libertà di un patriota italiano-europeo”, durante il panel della quale era costituito da 4 autorevoli oratori: il presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo, Salvatore De Meo, il direttore generale del Servizio Giuridico della Commissione europea, Daniel Calleja, l’ex presidente dell’Associazione stampa internazionale a Bruxelles, Enrico Brivio, e il presidente del Circolo culturale Esperia, Antonio Cenini. I quali, per puro caso, avevano l’imperdonabile difetto di genere, agli occhi della mia amica, di essere tutti degli uomini…

Sorpresa accentuata dal fatto che, alla stessa amica, avevo già ricordato, rispondendo qualche giorno prima alla stessa osservazione, che il mio libro è dedicato a mia moglie e ai miei quattro nipoti (due dei quali sono femmine). Quindi, a 3 femmine contro 2 maschi. Ma anche che, oltre ad avere dedicato un capitolo alla mia soddisfazione che il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e la segretaria del principale partito di opposizione, Elly Schlein, siano due donne, tutti i copyright del libro li ho voluti donare all’Operazione Mato Grosso, in memoria della martire Nadia De Munari, donna, e allo Sportello Anti Stalking del Codacons (gestito prevalentemente da donne di valore, e a tutela, prevalentemente, anche se non solo, di donne).

Last but not least, la prefazione del libro è stata scritta da una grande donna, Caterina Chinnici, che non ha bisogno di turbo femminismo perché le sia riconosciuto il suo immenso e indubbio valore di donna, magistrato e politica.

Cito la mia amica perché non mi sembra un caso isolato

Purtroppo, però, ed è ciò che più giustifica la mia sorpresa e questa riflessione, su un caso che non mi sembra isolato, la mia amica, nel ribadire il proprio commento, ha confermato implicitamente non voler tenere in alcun conto i miei argomenti, e di non aver neppure visto i programmi delle altre presentazioni del mio libro e le loro video registrazioni (che pure aveva ricevuto, al pari del post con le citazione degli scienziati uomini), tenutesi a Vibo Valentia e a Roma, oltre che i programmi delle prossime, a dicembre a Montecitorio e a gennaio a Bruxelles, presso l’Istituto italiano di Cultura, dove hanno partecipato e parteciperanno diverse donne.

Cosa c’entra la “violenza” con un franco parlare, anche se a una donna?

Ciliegina sulla torta di questo amabile scambio notturno, non sull’esistenza o meno di Dio, ma sull’esistenza o meno di donne alle presentazioni del mio libro, è stata la sua risposta ironica, spero, al mio invito a documentarsi leggendo il libro e i programmi di tutte le presentazioni, prima di rattristarsi o considerare la cosa “buffa”, è stata la sua ultima risposta: “mi sa che sei stato impulsivo e frettoloso nella risposta… per fortuna non violento”.

Confesso che in giornate di delirio collettivo e mediatico, nel nostro Paese, con le prime pagine dei giornali dedicate al femminicidio, e strumentalizzazioni politico-ideologiche di un terribile, ma purtroppo non raro fatto di sangue, come l’assassinio da parte dell’ex fidanzato della povera Giulia, che caratterizza il Mondo dall’alba dei tempi, da Caino e Abele in poi, criminalizzando tout court il genere maschile e il cosiddetto “patriarcato”, è stata una risposta che mi ha lasciato alquanto sconcertato.

Portandomi a chiederle cosa c’entrasse, il solo fatto di citare la parola “violenza”, di fronte a una risposta franca e sincera, fatta educatamente da un uomo a una donna. Nel rispetto della non discriminazione pretesa e di diritto, sia negativa che positiva, a commenti che, per le ragioni spiegate, mi sembravano banali, gratuiti, fuori contesto e persino ripetitivi, dopo dettagliate spiegazioni già date in proposito.

Conclusioni e quattro considerazioni

Lo scambio notturno, in giornate in cui alcuni, su sempre pericolose onde emotive, vorrebbero criminalizzare tutto il genere maschile, sulla scia di un wokismo che, pur da convinto critico del generale Roberto Vannacci e delle sue pubbliche esternazioni sul «Mondo al contrario», considero molto pericoloso, mi porta a quattro diverse considerazioni.

Il turbo femminismo non meno pericoloso per le donne del peloso maschilismo

La prima, è che ritengo che il turbo femminismo non renda onore al genere femminile e alla vera eguaglianza, sancita dalla costituzione repubblicana e dalla carta dei diritti fondamentali dell’Ue. Penso piuttosto che possa provocare alle donne non meno danni di quelli che può provocare il più peloso machismo. Oltre a stimolare in menti meno equilibrate reazioni di forza uguale e contraria, con la crescita nel Mondo delle estreme destre. Non della destra moderata, che fa parte della democrazia.

Rispetto pienamente i diritti delle donne, ma non rinuncio ai miei

La seconda è che rivendico il mio diritto, nella mia libera attività editoriale, anche social, di scegliere chi citare nei miei post, e chi invitare alle presentazioni del mio libro, unicamente in virtù della mia stima personale, della competenza e della disponibilità. Indipendentemente cioè da qualunque discriminazione (sia essa negativa ma anche positiva) di genere.  E sono pronto a difendere questa mia libertà da ogni wokismo nostrano o turbo femminismo. Così come la difenderei da ogni stupido maschilismo: con la più ferma e convinta determinazione.

Trovo “buffo” e “triste” il turbo femminismo, di fronte all’immensità di Dio

La terza, è che gli aggettivi di «buffo» e «triste» io li utilizzo per cose diverse da quelle riferite, con certa superficialità, al mio post e alle presentazioni del mio libro. Come, ad esempio, a commenti turbo femministi circa un post sull’esistenza o meno di Dio. Che, per un credente come me, nella Sua immensità può essere, ed è, sia Padre che Madre; quindi, comprende ogni genere delle nostre categorie terrene.

Educazione civica diventi materia di serie A (e da bocciatura) in tutte le scuole

La quarta, infine, è che, di fronte alla tragedia della povera Giulia Cecchettin, più che di inasprimento delle sanzioni, ci vorrebbe molta prevenzione pedagogica e psico-sanitaria. Che è fatta anche di molto buon senso. Cominciando dal rendere l’educazione civica nelle scuole materia di Serie A, come l’italiano e la matematica. Da sicura bocciatura in caso di insufficienza. Ma educazione civica costituzionale, e non educazione woke o turbo femminista.

Come uomo, padre e nonno, non sento alcun dovere di scusarmi

Per concludere, aggiungo a tale proposito che, come uomo, non mi sento in alcun caso di chiedere scusa alle donne (a cominciare da mia madre, mia moglie, le mie figlie e le mie nipoti) per il crimine commesso da un bamboccione delinquente (probabilmente disturbato) e chiunque, come lui, confonda il desiderio di possesso con l’«amore».

Perché criminalizzare l’intero genere maschile eterosessuale è un torto ulteriore che certo turbo femminismo provoca, sempre a mio modestissimo avviso, alle stesse donne. Che meritano ben altro a riconoscenza del loro valore, e ringraziarle di esistere.

Benvenuti i commenti, anche social, di lettrici e lettori

Anche questi sono alcuni miei “pensieri in libertà”, da patriota italiano-europeo. Ma all’insegna dell’equilibrio e della moderazione. Della quale, paradossalmente, mi sento da tempo un estremista. “Estremista di moderazione ed equilibrio”. Perché sono qualità, che altri possono considerare difetti, cui ho sempre cercato (che non significa esserci sempre riuscito) ispirare le mie azioni. Anche le più determinate. Qualità che da tempo mi appaiono sempre più merce rara negli scambi, non solo social, anche con persone che, in principio, vorrei presumere le abbiano.

Ogni commento dei miei lettori (a cominciare dalle mie numerose lettrici) sarà graditissimo, anche via social.  Visto che li pratico e li uso anche come incubatore di idee, e laboratorio di mie potenziali pubblicazioni. Come nel caso di questo articolo.

 

Alessandro Butticé

Foto © Le Colibri editrice, Corriere della Sera, Facebook

 

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Alessandro Butticé
Da sempre Patriota italiano ed europeo. Padre di quattro giovani e nonno di quattro giovanissimi europei. Continuo a battermi perché possano vivere nell’Europa unita dei padri fondatori. Giornalista dall'età giovanile, poi Ufficiale della Guardia di Finanza e dirigente della Commissione Europea, alternando periodicamente la comunicazione istituzionale all’attività operativa, mi trovo ora nel terzo tempo della mia vita. E voglio viverlo facendo tesoro del pensiero di Mário De Andrade in “Il tempo prezioso delle persone mature”. Soprattutto facendo, dicendo e scrivendo quello che mi piace e quando mi piace. In tutta indipendenza. Giornalismo, attività associative e volontariato sono le mie uniche attività. Almeno per il momento.

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