Un recente rapporto della Caritas evidenzia un enorme numero di conflitti dimenticati dal mainstream della comunicazione
I conflitti armati possono essere classificati in base all’intensità, cioè al numero dei morti che producono. Questa macabra descrizione viene aggiornata ogni anno. I 52 Stati che ne hanno vissuto uno nel 2023 hanno prodotto oltre 170.700 morti tra i quali 11.649 bambini. Questi sono alcuni dei dati contenuti nell’ottavo Rapporto sui conflitti dimenticati di Caritas Italiana, a cura di Paolo Beccegato e Walter Nanni.
I super conflitti e le guerre regionali
Secondo i dati, nel Mondo sono quattro le guerre ad altissima intensità, cioè con più di diecimila morti: il conflitto tra Israele e Hamas e tra Russia e Ucraina, le guerre civili in Myanmar e in Sudan. Sono invece venti le guerre ad alta intensità, ossia con un numero di morti che oscilla tra 1.000 e 10.000. tra i conflitti regionali citiamo Eritrea, Mali e Somalia, Yemen, Costa D’Avorio e Sud Sudan. E poi Repubblica Centroafricana, Bangladesh e Niger. Senza dimenticare Kashmir, Uganda e Sahara Occidentale. Solo per citarne alcune. Tutti questi conflitti hanno causato 170.700 morti (nel 2022 erano 153.100), il numero più alto dal 2019.
Diminuiscono le operazioni di pace e crescono le spese militari
Nel 2023 sono state 63 le operazioni multilaterali di pace, un terzo coordinate dall’Onu, con 100.568 operatori civili e militari impegnati. Per la prima volta dal 2009 si registra un aumento delle spese militari in tutti i Continenti: +6,8%, ossia il 2,3% del Pil globale, 306 dollari a persona. Negli Stati Uniti è stata di 820 miliardi (+2,3%), in Cina di 296 miliardi (+6%), in Russia di 109 miliardi.
Record di sofferenza per i bambini
Secondo i dati diffusi nell’ultimo Rapporto dal segretario generale Onu, sono registrate 32.990 gravi violazioni contro i bambini in 25 conflitti nazionali e in quello regionale del bacino del Lago Ciad, cifra record dal 2005. Si tratta di uccisioni e menomazioni; reclutamento e utilizzo dei minori in gruppi e forze armate; violenza sessuale. È aumentato anche il numero di minori rapiti nei conflitti armati, raggiungendo per il terzo anno consecutivo un massimo storico: 4.356 bambini nel 2023, la maggior parte maschi.
L’assenza di acqua uccide più dei proiettili
Inoltre, i bombardamenti e gli altri attacchi portano alla distruzione delle infrastrutture idriche, al ferimento del personale e all’interruzione dell’energia elettrica che mantiene in
funzione acquedotti e stazioni di pompaggio. Senza un accesso sicuro all’acqua potabile i bambini e gli adulti si ammalano, le scuole e gli ospedali non funzionano, le malattie e la malnutrizione si diffondono. La distruzione dei sistemi idrici e sanitari sono a loro volta cause di ulteriore instabilità sociale, economica e politica, che minacciano la sopravvivenza, la salute e lo sviluppo delle comunità.
Nuove caratteristiche
I conflitti attuali, tanto interstatali quanto regionali, presentano caratteristiche differenti rispetto a quelli dei secoli passati. L’avvento del digitale ha radicalmente trasformato il modo in cui vengono condotti, dando vita a una nuova forma di guerra dove l’informazione e le immagini diventano strumenti strategici tanto quanto le armi tradizionali. Al contempo, social media e nuove tecnologie hanno introdotto un elemento di ambivalenza sul campo di battaglia: se da un lato hanno permesso una comunicazione più rapida ed efficiente, dall’altro hanno aperto la via a nuove forme di manipolazione dell’opinione pubblica.
L’Intelligenza Artificiale, con la sua continua evoluzione, sta inoltre ridefinendo il concetto stesso di arma, introducendo strumenti con potenziali impatti devastanti. Questo scenario pone interrogativi cruciali sul rischio di un predominio della tecnologia sulla politica nei contesti bellici.
Si tratta di una questione che richiede un attento esame nel complesso panorama delle dinamiche della guerra nel periodo digitale. Non è un mistero che sia nella guerra israelo–palestinese che in quella russo–ucraina sia stata usata l’Intelligenza artificiale per individuale obiettivi di attacco. Le nuove tecnologie sono affiancate alle tradizionali attività di Intelligence, come ammesso dalle stesse parti in conflitto.
Il principio di proporzionalità e il diritto internazionale umanitario (Diu)
Come noto, l’oggetto e lo scopo del Diu è quello di proteggere i civili e gli oggetti non militari, stabilendo un equilibrio tra due principi contrastanti. Da un lato la necessità militare degli attacchi e dall’altro considerazioni di umanità e di rispetto dei civili. Sfortunatamente però, la realtà quotidiana dimostra quanto questo equilibrio sia precario e soggettivo. E ciò appare tanto più evidente nell’applicazione pratica del principio di proporzionalità, in base al quale, ogni comandante, prima di lanciare un attacco, deve valutare che vi sia un vantaggio militare concreto e diretto nell’azione, in relazione alle perdite umane e ai danni alla popolazione civile, ai beni culturali e civili, incidentalmente causati. In poche parole, i militari dovrebbero porsi il problema degli effetti collaterali prima di ogni attacco. Purtroppo, questo principio è spesso disatteso e difficilmente controllabile da un organismo super partes come l’Onu.
Nicola Sparvieri
Foto © La Porzione, Vita Trentina, Unicef Italia, HuffPost Italia













