L’autrice Mariangiola Dottori ha presentato il testo della casa editrice Carabba per la collana: favole leggende e racconti di tutto il Mondo
L’avventura è ciò che mette in moto l’esistenza, ne replica l’esperienza del rischio, dell’incertezza, del desiderio. Come la vita, l’avventura è un movimento che si distende nello spazio e nel tempo, è un andare verso territori inesplorati su cui lasciare un segno del proprio passaggio, è l’incontro con l’Altro da sé e con l’Altro che è in sé ma, soprattutto, è la costruzione di quell’Io inaspettato e sorprendente che oggi è mistero e progetto e che domani sarà realtà.
Il «Dono» racconta dell’asino Perrin, del pony Rodrigo, della capretta Stella, del maiale Otto von Puork, del cane Barone. Insieme conducono una vita da animali domestici, prevedibile e un po’ ripetitiva, all’interno di un recinto; la creatività dell’autrice trasforma la loro convivenza in avventura che racconta attraverso parole e immagini. Che i protagonisti del racconto siano degli animali non è cosa insolita nella letteratura per l’infanzia: fin dai tempi più antichi gli animali “raccontati” parlano, pensano, hanno sentimenti, imparano e si trasformano in seguito e per effetto di quanto esperiscono.
La scomparsa di Stella
Nelle loro storie si possono cogliere insegnamenti profondi, proprio perché i loro tratti caratteriali replicano i tratti personologici degli umani. Il «Dono» ha inizio con la percezione di un’assenza: la scomparsa della capretta Stella. La storia inizia quando lei già non c’è – «Si mormora che il padrone sia stato visto portare via Stella sul furgone rosso» – ma di lei già conosciamo quel che di importante c’è da conoscere: la profonda amicizia che la lega a Rodrigo. Al lettore questa amicizia è presentata attraverso un’immagine inconsueta ma anche con un tocco di grande poesia: «Non era difficile vedere Stella in piedi sulla groppa di Rodrigo […] Per molti era solo una cosa buffa, pochi ne coglievano il senso: un grande e rivoluzionario atto di amore».
La scomparsa di Stella diventa avventura, perché la percezione della mancanza accende il desiderio del ritrovamento e il desiderio si trasforma in movimento che non è solo spostamento da un luogo a un altro ma è, soprattutto, moto dell’animo. Lo smarrimento per la scomparsa di Stella, la volontà di sapere di lei e di rivederla si trasformano in obiettivo comune; cercare Stella, ricongiungersi a lei. Si determina così la prima grande trasformazione dei personaggi della storia: da semplici conviventi, ognuno con le proprie caratteristiche, i propri pregi e i propri difetti, diventano tutti membri di un gruppo coeso i cui personali tratti caratteriali diventano preziose diversità orientate allo scopo comune. In questa trasformazione i nostri protagonisti sperimentano la condivisione, la solidarietà, l’aiuto reciproco. E qui la fantasia dell’autrice offre al lettore l’occasione di un’analisi interiore fatta di consonanze (o dissonanze) con i protagonisti della storia, con il loro modo di amare, di essere amici, di affrontare i pericoli, di assumere decisioni, di impegnarsi e di imparare.
Il mezzo, non il fine
Nel viaggio, come ciascuno ha personalmente sperimentato nella propria vita, l’andare può diventare, perché no, più attraente della meta. «Otto in particolare, vedeva materializzarsi quel sogno che faceva spesso: l’odore del muschio, le ghiande a profusione, le felci e il terreno umido e soffice. Pensava di impazzire di felicità e faceva uno sforzo estremo per non fermarsi, rotolare e riempire bocca, narici e cuore di vita». E tuttavia la tensione verso l’obiettivo resta forte, non ammette digressioni. Anche gli incontri – con lo scoiattolo Nello, guida preziosa per la combriccola smarrita nel bosco; con Regino, custode della memoria; con la lupa, segnata da stigma e sofferenza profonda, catalizzatrice di sentimenti e significati – rinforzano la motivazione dell’andare. Nel contempo arricchiscono, nei protagonisti e nei loro compagni di viaggio, il carico delle emozioni e dei sentimenti: diffidenza, paura, curiosità, sorpresa e, infine, accoglienza, conoscenza che vince il pregiudizio, gratitudine. Alla fine del viaggio ciascuno si sente più consapevole di sé e del proprio progetto di vita. Per tutti, infatti, qualcosa di importante è accaduto: se anche diverse sono le scelte di vita di ciascuno, la radice comune è ciò che insieme hanno vissuto e ciò che dall’avventura insieme hanno imparato.
Non è rivolto solo ai bambini
«Il dono» ha, dunque, la caratteristica di un racconto di formazione e, come tale, non si rivolge solo ai bambini i quali possono trovarvi il gusto di una lettura intensa e dal ritmo agile e coinvolgente; si rivolge anche a quanti (gli adulti) vogliano leggere insieme a loro e aiutarli a trarre dalla lettura l’occasione per sapere di più di sé stessi, attraverso l’empatia con i protagonisti, la comparazione tra le proprie e le loro reazioni alle vicende della vita e, inne, attraverso il riconoscimento, dentro di sé, della compresenza di aspetti diversi e, talora, contraddittori. Leggere insieme, adulti e bambini: è questo il destino proprio dei racconti per l’infanzia, del loro potenziale educativo e relazionale.
In particolare, l’avventura narrata ne «Il dono» offre interessanti spunti didattici legati ai temi propri dell’agire cooperativo, quali:
• Il valore del gruppo e delle sue dinamiche
• La forza del lavoro di squadra
• L’agire insieme per un obiettivo comune
• La valorizzazione delle differenze individuali
• L’arte dell’incontro
Caratteristiche dei protagonisti
Non meno interessante è il lavoro di analisi e interpretazione di sé che può essere svolto a partire dall’analisi e interpretazione degli atteggiamenti e delle condotte dei personaggi. Chi, ad esempio, non ritrova in sé un po’ dell’egoismo di Perrin, un po’ delle sue contraddizioni, stretto com’è tra desiderio di libertà, paura dell’ignoto e bisogno di
sicurezza? Chi non sente ammirata consonanza con la sua capacità di essere solidale con il gruppo? E ancora chi non ha sperimentato almeno una volta la fatica di Barone a dover conciliare la fedeltà a sé stesso con la fedeltà alle aspettative degli altri? Chi non sente il fascino del suo coraggio e della sua lealtà? O chi non si è sentito almeno una volta introverso e pessimista come Rodrigo? Chi non prova sintonia affettiva con la sua capacità di amare, forte più delle convenzioni e dei pregiudizi? Chi non ha mai avuto lo stesso desiderio di Stella di elevarsi oltre il già noto alla ricerca di un punto di vista altro rispetto a quello consueto, di un orizzonte che non conosca confini? Ma poi, chi non si sente, da un lato complice con Otto per la sua pigrizia e rassegnazione e, dall’altro, desideroso di condividere con lui la sorpresa di scoprirsi capo, guida, catalizzatore di energie, quando la circostanza lo richiede? E così via, per tutti i personaggi e per tutte le circostanze che sostanziano l’avventura.
Infine la ricerca di senso – fuori di sé, nella storia, e dentro di sé, nel lettore – trova il suo punto più intenso nella domanda che il piccolo Milo rivolge a Barone e nella risposta di quest’ultimo. E, dunque, in che cosa consiste il «dono» che suggella e dà nome all’avventura? Sul finire della storia, nelle parole di Barone si chiarisce la sua identità, ma aperta resta l’interpretazione del suo significato profondo. Lungo il cammino, infatti, ciascuno ha ricevuto un dono e per ciascuno esso avrà il significato che avrà saputo dargli. Ma allora, quanti saranno i volti del «dono», quante le sue identità? A questa domanda potrà rispondere il lettore stesso, se assumerà l’intera vicenda a metafora della vita.
Pierfrancesco Mailli
Foto © Editrice Carabba













