L’Australia può permettersi il nucleare?

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Australia

Costo della vita e transizione energetica sono alla base del dibattito che si sta intensificando nel Paese anche in vista delle prossime elezioni federali

In Australia, l’energia nucleare non è vietata in modo assoluto, ma le restrizioni legali e la mancanza di infrastrutture hanno impedito il suo utilizzo per la produzione di elettricità. Esistono leggi federali e statali che rendono particolarmente complessa la costruzione di centrali nucleari, riflettendo una lunga tradizione di scetticismo politico e pubblico verso questa tecnologia.

Una delle normative chiave è l’Environment Protection and Biodiversity Conservation Act 1999 (EPBC Act), che stabilisce una regolamentazione rigorosa per qualsiasi attività che possa avere un impatto significativo sull’ambiente, inclusa la costruzione di infrastrutture nucleari. Questa legge è affiancata dall’Australian Radiation Protection and Nuclear Safety Act 1998 (ARPANS Act), che impone severi controlli su tutte le attività legate alla sicurezza nucleare e alla protezione dalle radiazioni, limitando di fatto l’espansione del nucleare.

A livello statale, la situazione è ancora più restrittiva. Ad esempio, nel Nuovo Galles del Sud (New South Wales), il Nuclear Control Act 1987 vieta espressamente la costruzione di centrali nucleari. Simili divieti sono in vigore in Stati come il Victoria, dove il Nuclear Activities (Prohibitions) Act 1983 non solo impedisce la costruzione di centrali, ma limita anche altre attività connesse all’energia nucleare. Questi impedimenti riflettono un atteggiamento condiviso in molte Regioni australiane, che percepiscono il nucleare come una tecnologia da evitare.

Altri utilizzi

In Australia, però, la tecnologia nucleare trova impiego in altri settori. Un esempio è il reattore OPAL, situato presso il campus dell’Australian Nuclear Science and Technology Organisation (ANSTO) a Lucas Heights, nei pressi di Sydney. Questo reattore non è utilizzato per produrre energia elettrica, ma è dedicato alla ricerca e alla produzione di isotopi per la medicina nucleare, essenziali per trattamenti e diagnosi mediche avanzate.

Il Paese è uno dei principali esportatori di uranio al Mondo e possiede circa il 30% delle riserve globali di questo minerale. Tuttavia, non utilizza queste risorse per produrre elettricità. Ha preferito puntare su altre fonti energetiche, come il solare, l’eolico e l’idroelettrico, ritenute più sicure, economiche e adatte alle sue condizioni geografiche e climatiche. La ricchezza di risorse rinnovabili ha infatti fatto sì che l’Australia non sentisse l’urgenza di sviluppare una propria industria nucleare per l’energia.

Troppo costosa

La costruzione di centrali nucleari richiede investimenti enormi e tempi molto lunghi, spesso decenni. AustraliaQuesto contrasta con le energie rinnovabili, che possono essere implementate rapidamente e a costi molto più bassi. Inoltre, in un contesto globale in cui stanno diventando sempre più accessibili ed efficienti, il nucleare appare meno competitivo. L’Australia, con la sua abbondanza di sole e vento, ha scelto di investire in queste tecnologie.

Un altro fattore importante è l’opinione pubblica. Gli australiani hanno storicamente mostrato una forte resistenza verso il nucleare, preferendo soluzioni rinnovabili percepite come più sicure e in linea con l’identità ambientale del Paese. Negli ultimi anni, però, il dibattito si sta riaprendo, soprattutto riguardo all’aumento del costo della vita per i cittadini. Con la crescente consapevolezza sui cambiamenti climatici e la necessità di ridurre le emissioni di carbonio, alcune persone stanno rivalutando il nucleare come una possibile opzione a basse emissioni.

Teorie contrastanti

L’opposizione, guidata dal segretario del Partito Liberale, Peter Dutton, secondo un articolo del Sydney Morning Herald del 13 dicembre 2024, ha presentato i dettagli finali della sua politica nucleare, con una modellazione che suggerisce un risparmio di 260 miliardi di dollari. Tuttavia, ciò contraddice i risultati del CSIRO (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation) e dell’Australian Energy Market Operator (AEMO), che affermano che l’energia nucleare è il doppio più costosa rispetto alle rinnovabili. Il CSIRO, la principale agenzia scientifica australiana, ha confermato che l’energia nucleare costerebbe il doppio rispetto alle rinnovabili e richiederebbe almeno 15 anni per costruire una centrale. Inoltre, questa analisi esclude i costi aggiuntivi per petrolio e gas che potrebbero derivare da una transizione più lenta verso i veicoli elettrici e il riscaldamento elettrico, rendendo il piano della Coalizione apparentemente meno economico.

Anche se la Coalizione sostiene l’obiettivo di emissioni nette zero entro il 2050, l’approccio di Dutton comporterebbe emissioni più elevate nel breve termine, rischiando di compromettere l’impegno dell’Australia nei confronti degli obiettivi climatici globali. Il segretario afferma che il suo piano garantirà elettricità affidabile e conveniente, aiutando l’Australia a passare a un’economia a basse emissioni di carbonio. Ted O’Brien, portavoce per l’energia dell’Opposizione, ha sottolineato che il piano integra responsabilmente le rinnovabili con energia nucleare e gas per garantire affidabilità, che, secondo lui, manca nel piano di Labor.

“Contabilità ingannevole”

Il ministro dell’Energia, Chris Bowen, ha respinto la modellazione del Partito Liberale e del Partito Nazionale definendola profondamente errata, evidenziando tre errori principali:

  • la sottostima dei bisogni energetici futuri;
  • il risparmio previsto grazie a meno linee di trasmissione;
  • l’ipotesi di costi operativi bassi per l’energia nucleare.

Bowen ha anche sottolineato che la Coalizione non ha fornito alcuna prova su come il loro piano ridurrebbe le bollette energetiche degli australiani, nonostante mesi di promesse.

Il primo ministro, Anthony Albanese, ha definito la proposta una «politica da incubo» concentrata su un futuro lontano, senza affrontare le preoccupazioni immediate sulla sicurezza energetica.

Anche il Climate Council ha respinto la modellazione della Coalizione, definendola “contabilità ingannevole” e avvertendo che ritardare il passaggio alle rinnovabili a favore del nucleare significherebbe prolungare l’uso di carbone e gas fossile, con gravi danni per le generazioni future.

Questioni politiche

Il dibattito sull’energia nucleare si intreccia inevitabilmente con questioni cruciali come il costo della vita, la sicurezza energetica e gli impegni climatici dell’Australia, rendendolo uno Australiadei temi centrali per le prossime elezioni federali. Da una parte, l’Opposizione guidata da Peter Dutton propone il nucleare come una soluzione a lungo termine per garantire un’energia affidabile e conveniente, ma i costi iniziali elevati e i tempi lunghi per la sua implementazione sollevano dubbi sulla sua fattibilità. Dall’altra, Governo e Istituzioni, come il CSIRO, sottolineano che le energie rinnovabili rappresentano un’opzione più economica e rapida per affrontare le sfide energetiche del Paese.

Mentre il nucleare viene descritto come una possibile risposta alla crescente domanda di energia stabile, il mantenimento delle centrali a carbone in attesa delle infrastrutture nucleari potrebbe rallentare la transizione verso un sistema più pulito e ostacolare gli obiettivi climatici. La popolazione australiana resta divisa: alcuni vedono il nucleare come una tecnologia rischiosa e costosa, altri come un investimento necessario per il futuro.

In un contesto in cui il costo della vita pesa sempre di più sui cittadini, la capacità di offrire soluzioni energetiche che abbiano un impatto positivo sulle bollette e sul raggiungimento degli impegni ambientali potrebbe rivelarsi decisiva per orientare il voto. L’energia nucleare non è più solo una questione tecnologica, ma una scelta politica che riflette visioni contrapposte sul futuro economico e ambientale dell’Australia.

 

Giovanni Maria Pontieri

Foto © Our Future Planet, Access EP, Wartsila, Cascade Policy Institute, The Australian

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