Emergenza Mayotte, le difficoltà del Governo francese

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Mayotte

Sarà sufficente il piano “Mayotte débout” per ricostruire l’Isola devastata dal ciclone Chido?

Il 14 dicembre 2024, il ciclone Chido ha devastato Mayotte, proprio il giorno dopo la nomina del nuovo primo ministro francese François Bayrou, troppo impegnato a formare il Governo per recarsi sull’Isola. In sua vece, il ministro dell’interno, Bruno Retailleau, ha assicurato agli abitanti che lo Stato non li avrebbe abbandonati. Successivamente, il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, ha visitato l’Isola con dichiarazioni controverse, seguito dal premier e cinque ministri che hanno presentato il piano “Mayotte débout“, per la ricostruzione in due anni e fissare la riapertura delle scuole al 13 gennaio, con soluzioni come la “scolarizzazione temporanea” nella Francia continentale. La visita ministeriale, durata meno di 24 ore, è stata caratterizzata da episodi criticati, come quello della ministra dell’istruzione Elisabeth Borne, che ha ignorato due insegnanti che le chiedevano attenzione per la carenza di aiuti.

Mayotte, “l’île au lagon”

Le origini del primo popolamento di Mayotte sono di origine bantu e si situano tra il V e l’VIII secolo. Dal XIII secolo, l’isola sviluppa commerci con altre del Canale del Mozambico, Madagascar e Africa. Le invasioni arabe introducono la cultura swahili e l’islam. Si formano sultanati rivali nell’arcipelago. Nel XV secolo arrivano i primi europei, portoghesi e francesi, che utilizzano l’arcipelago come punto di rifornimento sulle rotte verso l’India. Nel XVIII e XIX secolo, razzie di schiavi da parte dei malgasci e guerre di successione riducono la popolazione di Mayotte a 3.000 persone.

Il 25 aprile 1841, il sultano malgascio Andriantsouli cede Mayotte alla Francia, rappresentata dal comandante Passot, per proteggersi dalle minacce esterne. L’isola diventa un protettorato francese. L’abolizione della schiavitù arriva nel 1846. Dal 1886 al 1892, la Francia stabilisce il suo protettorato sulle altre isole delle Comore, unendo l’arcipelago sotto l’autorità del governatore di Mayotte. Nel 1912 la colonia di “Mayotte e Dipendenze” viene annessa alla colonia francese del Madagascar.

Dopo il 1946, l’arcipelago delle Comore diventa un Territorio d’Oltremare. Tuttavia, il trasferimento del capoluogo a Moroni crea tensioni con i mahoresi. Nel 1974 un referendum sull’indipendenza delle Comore rivela che Mayotte preferisce restare parte della Francia (63,8% a favore). Il 1976 è caratterizzato da un secondo referendum che conferma questa volontà con il 99,4% dei voti. Nel 1979, una legge sancisce che Mayotte fa parte della Repubblica francese e non può lasciarla senza il consenso della popolazione.

Statuto di Mayotte nella Costituzione francese

Nel 2000, un accordo tra il Governo francese e i rappresentanti locali definisce il futuro dell’isola. La popolazione approva l’accordo con il 72,94% dei voti. Nel 2001, diventa una “Collettività Dipartimentale“. La Costituzione del 2003 include Mayotte tra i Territori d’Oltremare. Nel 2009, il 95,2% dei mahoresi vota per la “dipartimentalizzazione”. Dal 31 marzo 2011, Mayotte è un Dipartimento d’Oltremare della Francia. Dal 1° gennaio 2014, è una Regione Ultraperiferica (RUP) dell’Unione europea, beneficiando di fondi strutturali per il suo sviluppo socio–economico e ambientale.

La visita di Marine Le Pen ha avuto un forte impatto politico

Marine Le Pen, ex–candidata del Rassemblement National (RN) alle presidenziali, ha iniziato una visita di due giorni a Mayotte il 5 gennaio 2025, tre settimane dopo il passaggio del devastante ciclone Chido. La leader del RN ha criticato il piano di ricostruzione “Mayotte débout” preparato dal Governo, sostenendo che non è sufficiente, in particolare per quanto riguarda l’immigrazione clandestina, un problema serio nella Regione che si è aggravato dopo il passaggio del ciclone. Le Pen ha promesso di proporre modifiche al progetto di legge d’emergenza che sarà discusso in Consiglio dei ministri mercoledi 7 gennaio.

A Mayotte, che affronta una forte pressione migratoria, in particolare dalle vicine Comore, la leader del RN è apparsa in sintonia con le preoccupazioni locali, ricevendo buoni consensi elettorali. Durante la visita, ha incontrato i Mahorais per ascoltare le loro difficoltà e promettere di portare le loro istanze al Governo. Nonostante le critiche a politici come il presidente Macron, la visita di Le Pen è stata vista positivamente da alcuni, ma definita inutile da altri che chiedevano aiuti concreti come cibo e acqua.

Mayotte, il dipartimento più povero della Francia, è sotto forte pressione migratoria

L’immigrazione clandestina a Mayotte proviene in gran parte dalle Comore. Si stima che il numero di stranieri attualmente presenti nel dipartimento francese sia di circa 123.000, ovvero il 48% degli abitanti, e  questo, nonostante gli sforzi dei responsabili comoriani presenti sull’isola di Anjouan, una delle isole Comore che costituiscono l’Unione delle Comore, Stato indipendente dell’Africa orientale formato da tre isole poste all’estremità settentrionale del canale del Mozambico, nell’oceano Indiano, tra il Madagascar e il Mozambico.

Il passaggio del ciclone Chido ha ulteriormente intensificato le partenze, poiché essendo state sospese le pattuglie a Mayotte, molti hanno colto l’occasione per lasciare Anjouan e dirigersi verso Mayotte. Nel contesto dell’immigrazione irregolare, Le Pen ha ribadito che senza affrontare questo problema, la situazione a Mayotte non avrà futuro. I leader politici francesi, come Manuel Valls, l’attuale ministro della Francia d’oltremare,  hanno risposto promettendo misure più severe contro l’immigrazione illegale come parte dei piani di ricostruzione.

La situazione nelle scuole

Il ritorno a scuola  a Mayotte, previsto per il 13 gennaio 2025, si terrà in base alla situazione di ogni scuola, attualmente in fase di valutazione. La ministra dell’Istruzione, Élisabeth Borne, ha promesso un adattamento delle condizioni scolastiche a causa dei danni causati dal ciclone Chido, con misure specifiche per ogni istituto. La situazione nelle scuole è difficile, e si prevede che il 70% delle classi possa essere operativo, con la possibilità di utilizzare tende-scuola per soddisfare i bisogni urgenti. Il Governo ha proposto anche la possibilità di una scolarizzazione temporanea in Francia per gli studenti che lo desiderano. Un aiuto d’emergenza di 2.000 euro verrà destinato a 5.000 membri del personale scolastico in difficoltà, mentre 3,8 milioni di fondi sociali sono stati stanziati per supportare gli studenti, con un contributo di 300 euro per ciascuno.

Bloccare la ricostruzione delle bidonville

Il primo ministro francese François Bayrou  aveva dichiarato, nel piano presentato il 30 dicembre per Mayotte, l’intenzione di “bloccare la ricostruzione” delle bidonville. Tuttavia, questa promessa appare già difficile da mantenere a causa delle sfide pratiche sul territorio. Nonostante le promesse del primo ministro francese di impedire la ricostruzione di bidonville a Mayotte, dopo il ciclone Chido queste abitazioni precarie stanno riapparendo rapidamente. Gli abitanti, privi di alternative fornite dallo Stato, sono costretti a ricostruire in condizioni ancora più pericolose per avere un rifugio durante la stagione delle piogge. Bayrou ha ribadito l’intenzione di intervenire, ma la mancanza di soluzioni immediate rende la situazione critica, lasciando un terzo della popolazione senza alternative abitative adeguate.

Sono numerose le difficoltà strutturali di Mayotte, tra povertà estrema, epidemie, immigrazione clandestina e condizioni di vita precarie, che le politiche dello Stato francese non sono riuscite finora a risolvere. Mayotte è percepita come un “laboratorio” per politiche anti-immigrazione, incluse restrizioni al diritto di cittadinanza per nascita.

Più in generale, viene fortemente criticato il ministro per gli Outre–mer, un incarico descritto come il “peggiore del Governo” a causa della complessità delle problematiche e delle risorse insufficienti. La centralizzazione del potere a Parigi e il disinteresse percepito alimentano il risentimento degli ultramarini, a vantaggio di partiti come il Rassemblement National (RN). Quest’ultimo raccoglie consensi grazie a proposte economiche che risuonano in territori caratterizzati da un costo della vita molto più alto rispetto alla Francia continentale. Se la politica centrale non cambierà approccio, è probabile che il RN consolidi ulteriormente il suo supporto nelle elezioni del 2027.

 

Rossella Vezzosi

viralmag.fr, researchgate.net

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