Bridget Jones è tornata

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Bridget Jones

È sempre lei, disastrosa, disordinata, ironica e spumeggiante ma con le ferite della vita

Leggere i libri di Helen Fielding, immergersi nelle storie di Bridget Jones e poi vederle materializzate sul grande schermo è un viaggio pieno di turbolenze e risate. Perché non c’è niente di scontato e ogni donna può ritrovare un pezzo di sé nella vita della protagonista. Il caos e le imperfezioni, la ricerca di punti fermi e l’innato ottimismo di Bridget sono le caratteristiche che più la fanno amare e che accomunano tutte noi. Michael Morris firma la regia di Bridget Jones – Un amore di ragazzo, il quarto e ultimo capitolo (a quanto pare) della saga, che esce al cinema per Universal Pictures il 27 febbraio e in anteprima il 14 febbraio.

Renée Zellweger veste di nuovo i panni di Bridget, affiancata da Chiwetel Ejiofor, Leo Woodall, Jim Broadbent, Colin Firth, Hugh Grant ed Emma Thompson.

La storia

Bridget è di nuovo sola, rimasta vedova quattro anni prima, quando Mark è stato ucciso in una missione umanitaria in Sudan. È una mamma single, impegnata a crescere Billy di dieci anni e Mabel di sei anni. Ad aiutarla nella cresciuta dei figli ci sono i suoi fedeli amici, tra cui la vecchia fiamma Daniel Cleaver. Spronata dagli amici Shazzer, Jude e Tom, dalla Bridget Jonescollega Miranda, dal suo ex editor Richard Finch, dalla sua ginecologa la dottoressa Rawlings (Emma Thompson) a intraprendere un nuovo percorso nella vita e in amore, Bridget torna a lavorare e prova a usare le app di incontri. Viene così corteggiata da un uomo più giovane e affascinante.

Tentando di bilanciare lavoro, famiglia e amore, Bridget affronta il giudizio delle mamme perfette a scuola, si preoccupa per Billy che soffre l’assenza del padre e si imbatte in una serie di incontri imbarazzanti con il razionale insegnante di scienze di suo figlio.

Un franchise lungo 24 anni

Il film è basato sul romanzo di Helen Fielding, Bridget Jones: Un amore di ragazzo da una sceneggiatura scritta dalla stessa Fielding insieme a Dan Mazer e Abi Morgan. La produzione esecutiva è opera di Helen Fielding e Renée Zellweger. I tre precedenti capitoli, Il diario di Bridget Jones (2001), Che pasticcio Bridget Jones! (2004) e Bridget Jones’s Baby (2016) hanno incassato più di 800 milioni di dollari in tutto il Mondo.

A vent’anni dal suo debutto cinematografico Bridget Jones è cresciuta e ha superato varie fasi della sua vita, portando sempre avanti il suo carattere dirompente e distinguendosi nel panorama generale quanto un’incredibile esplosione di incontenibile schiettezza, verità e romantiche incertezze. Lei è autentica ed è il suo modo di essere che ha conquistato tutti.

Dopo aver trovato l’amore con Mark Darcy e aver costruito una felice vita matrimoniale, in questo nuovo capitolo la ritroviamo vedova di mezza età, madre di due figli alle prese con il lutto, lottando per ritrovare sé stessa e il suo posto in una nuova realtà.

Pink carpet romano

In occasione della premiere italiana Renée Zellweger, Chiwetel Ejiofor, Leo Woodall e il regista Michael Morris sono stati a Roma e hanno incontrato la stampa all’hotel De La Ville per raccontare il film.

Perché questi film conquistano il pubblico? Hanno elementi con cui chiunque può identificarsi.

«Il film ci mette di fronte a delle domande, come affrontiamo la vita e la morte. Questo è un film sul lasciar andare qualcosa, come riuscire a vivere dopo la perdita di un amore. C’è un’immagine precisa a metà del film che mostra questo momento. Avvertiamo la presenza di qualcuno che non c’è», spiega il regista Michael Morris.

Ritrovare Bridget

Ma cosa significa per la protagonista vestire di nuovo i panni della tanto amata Bridget Jones in una nuova avventura?

«Ci sono delle cose di lei che restano sempre. È un regalo avere la possibilità di chiacchierare di lei».

Bridget e Renèe

Quanto c’è del personaggio nell’attrice?

«Mi sento così legata nel mio inconscio a questo personaggio, non lo sento mai troppo lontano. C’è tanto di me anche nelle scelte creative. Ci sono cose che sento di avere in comune con lei, capisco il suo rapporto complicato con il tempo, il far finta che vada tutto bene, cogliere il momento meno opportuno e vedere sempre il lato romantico», dice Renée.

Bridget Jones è un giusto equilibro tra tristezza e ironia che ha accompagnato la storia per 24 anni in un franchise fortunatissimo. Certamente questo capitolo porta a riflessioni.

Il professore di scienze

C’è sicuramente un personaggio che si rivela poco alla volta nel corso del film, è la figura del professore. Come si è creata l’alchimia con Renèe?

«Penso che la sceneggiatura sia scritta in maniera brillante, ho amato il personaggio perché lui è irrigidito, abbottonato, poi nel corso della storia si apre e rivela chi è veramente, è qualcosa di profondo e significativo, considerando le circostanze che deve affrontare. Quando si cresce, cambiano le nostre prospettive, cambiamo noi. Scoprire l’un l’altra e capirsi è una cosa romantica e veritiera, all’inizio ero intimidito dal franchising amato da tutti ma Renèe è stata così accogliente. Positività, ottimismo e sensibilità», racconta Chiwetel Ejiofor.

Il toy boy

New entry nel cast il giovane Leo Woodall che interpreta il corteggiatore di Bridget.

«Sono nato nel 1996 e non ricordo la prima volta che ho visto il film su Bridget Jones, ma ci sono cresciuto. C’è un elemento di responsabilità, devi essere all’altezza del compito e delle energie di Renèe. Sentivo la pressione ma è bellissimo riuscire a far parte di qualcosa del genere e molto è dovuto alla generosità di questa donna, alla sua gentilezza. Le sue stranezze e imperfezioni miste all’ottimismo ti fanno apprezzare Bridget», sottolinea Leo Woodall.

Il caos

«Emma Thompson a un certo punto dice a Bridget “abbraccia il caos”, questa è una cosa che ho sempre amato e mi identifico con questa frase. Abbracciare la vita attraverso il caos e la gioia», evidenzia il regista.

«Credo che la magia del talento di Helen Fielding sia di scavare nelle esperienze belle dove puoi identificarti, condividere i momenti della vita, quelli difficili, le incertezze, ogni cosa. Trovare ottimismo», aggiunge la protagonista.

«Sin dalla prima volta che ho visto un film di Bridget Jones ho sempre pensato che fosse così reale. La sua vita è caotica, ma affronta tutto con gentilezza e questo ti fa capire che puoi affrontare tutto attraverso la gentilezza», precisa Chiwetel Ejiofor

I cambiamenti della vita

In Bridget Jones – Un amore di ragazzo troviamo romanticismo misto a humor ma anche un racconto che si evolve e ci mostra quanto quella giovane donna sia cresciuta negli anni, senza perdere le sue caratteristiche principali.

«Fa riflettere su come la vita opera su tutti quanti noi. Bisogna trovare un modo per cogliere la gioia, per presentare una storia in maniera ancora più fresca e intima. Ho usato la macchina da presa a spalla per creare  un rapporto di intimità con Renée, volevo che il pubblico si sentisse vicino», specifica il regista.

«Non si può raccontare la stessa storia per 24 anni, questa è una rappresentazione autentica della propria vita, guardando ai momenti che rappresentano una sfida nella vita. Sembra che il suo ottimismo misto al calore e all’umanità riescano sempre ad aiutarla ad andare avanti», dice Renée.

I film di Bridget Jones mantengono quella brillantezza e divertimento, ormai iconico anche grazie a personaggi brillantemente scritti.

«Sia la commedia che il dramma ti danno la stessa sensazione, se cerchi la verità, compongono l’universo. Mi piacciono le buone storie ed esplorare l’esperienza umana, le cose non molto conosciute. È una sfida a crescere e parte della grande gioia di lavorare in questo campo», spiega Renée.

Bridget ha imparato ad amare sé stessa?

«C’è un momento nel film che la dice lunga delle decisioni che prende. Non ci sono parole, ma guardando il film la riconoscerete. È una scelta. Cosa direi alla Bridget del primo film? Che andrà tutto bene», conclude Renée Zellweger.

 

Alessandra Caputo

Foto © 2025Universal Studios

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