Tra curiosità e suggestioni il possibile nome del successore di Papa Francesco che delineerà anche la condotta della Chiesa negli anni avvenire
Dopo la morte del Papa Francesco, gli occhi del mondo cattolico sono rivolti a Roma mentre la Chiesa entra in un nuovo periodo di attesa e di decisioni. Il processo per eleggere il suo successore, dal Conclave, inizierà il mese prossimo, dopo le assemblee generali dei cardinali. La storica elezione del primo pontefice latinoamericano aveva segnato una svolta nella Chiesa cattolica. Secondo il Daily Mail, la domanda che sorge spontanea ora è se sia il momento del primo Papa nero o asiatico.
Chi sono i successori più probabili?
Sette cardinali si distinguono, infatti, nella “battaglia” per la successione
Peter Turkson
Ex vescovo di Cape Coast, è considerato un potenziale candidato a diventare il primo Papa nero. Originario del Ghana, era stato incaricato da Papa Francesco come inviato di pace in Sud Sudan. Sulle questioni LGBTQI+, prende una posizione intermedia, sottolineando che le leggi in molti Paesi africani sono troppo severe, ma anche che le opinioni locali devono essere rispettate. Era considerato uno dei favoriti anche nel Conclave del 2013.
Luis Antonio Tagle
La sua elezione significherebbe l’ascesa del primo Papa asiatico, in una Regione con una popolazione cattolica in rapida crescita. Sebbene si sia espresso contro il diritto all’aborto nelle Filippine, è considerato una delle voci più liberali in Vaticano. Ha affermato che la Chiesa è stata dura con gli omosessuali e le coppie divorziate, il che, a suo avviso, ostacola il lavoro pastorale.
Pietro Parolin
Il cardinale, ex ministro degli Esteri vaticano e stretto collaboratore di Papa Francesco, è il “candidato della continuità“. Sebbene sia considerato un moderato, non raggiunge le posizioni liberali del suo predecessore. Nel 2015 ha definito la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso in Irlanda una “sconfitta per l’umanità”. La sua reputazione è stata offuscata negli ultimi anni a causa dell’accordo del Vaticano del 2018 con la Cina, che molti considerano troppo indulgente nei confronti del Partito comunista.
Peter Erdo
Arcivescovo di Estergo-Budapest, sarebbe il secondo Papa, dopo Giovanni Paolo II, a provenire dall’ex blocco sovietico. Ha difeso l’opera del suo predecessore, Giuseppe Mincedi, perseguitato dal regime comunista. Erdo ha preso una posizione dura, affermando che i divorziati risposati non dovrebbero ricevere la Santa Comunione.
José Tolentino
Originario di Madeira, è uno dei candidati più giovani e si presenta come rappresentante di una Chiesa più moderna. Ha invitato i teologi a impegnarsi nella cultura contemporanea attraverso il cinema e la musica. Ha ricoperto molte posizioni vaticane ed è considerato una presenza “fresca“.
Mario Greck
Ex vescovo di Gozo e attuale segretario generale del Sinodo dei vescovi, ha invitato la Chiesa ad adottare “un nuovo linguaggio” per affrontare le questioni che coinvolgono le coppie dello stesso sesso e i divorziati. Tuttavia, il suo approccio rimane piuttosto tradizionale su questioni chiave.
Robert Sarah
Proveniente dalla Guinea francese è un altro possibile candidato che potrebbe diventare il primo Papa nero. La sua età è uno svantaggio, ma ha una lunga esperienza in Vaticano, già ai tempi di Giovanni Paolo II. Ferocemente conservatore, ha condannato “l’ideologia di genere” e ha preso una posizione forte contro il fondamentalismo islamico.
In esubero
Secondo la stampa italiana, potrebbe sorgere un problema sostanziale con i cardinali che prenderanno parte al conclave, con il diritto di voto e di essere eletti. Più precisamente, tale constatazione è dovuta al fatto che la Costituzione del Vaticano si dice che preveda un massimo di 120 cardinali come partecipanti a ciascun conclave tenuto nella Cappella Sistina. In questa fase, tuttavia, ci sono 134 elettori.
Non c’è, in nessun caso, la possibilità di escludere parte del clero di alto rango e non è consentito il sorteggio. L’unica via d’uscita, secondo i media italiani, è quella di riuscire a cambiare – in brevissimo tempo – la Costituzione Apostolica della Santa Sede, con un aumento del numero dei candidati e al tempo stesso degli elettori. Vista la morte del Pontefice, l’unica via d’uscita sembra essere una decisione del Consiglio dei cardinali (che esercita temporaneamente il potere in Vaticano) per superare questo ostacolo. In caso contrario, qualsiasi elezione del nuovo capo della Chiesa Cattolica Romana potrebbe anche essere considerata non valida.
Attesa per il fumo bianco
La fumata bianca dalla Cappella Sistina sarà il segnale inequivocabile che il Conclave ha eletto il nuovo Pontefice, chiamato a raccogliere l’eredità di Papa Francesco sul trono di Pietro. Tuttavia, per conoscere l’identità del nuovo Papa servirà attendere qualche istante in più, giusto il tempo necessario affinché venga pronunciata la tradizionale domanda: «Quo nomine vis vocari?» – «Con quale nome vuoi essere chiamato?», formula che, secondo il protocollo, verrà posta dal cardinale camerlengo Pietro Parolin, a meno che non sia proprio lui il prescelto.
Un’indiscrezione intrigante sul possibile successore arriva da un episodio riferito in passato
proprio da Jorge Mario Bergoglio. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Tempo, Papa Francesco – incalzato su eventuali riforme – avrebbe scherzato: «Ci penserà il mio successore, Giovanni XXIV». Una battuta? Forse. Ma per alcuni osservatori potrebbe nascondere una suggestione profonda. Il nome Giovanni, già portato da due Papi simbolo della modernità ecclesiale – in particolare Giovanni XXIII, il “Papa buono” del Concilio Vaticano II – potrebbe rappresentare una scelta carica di significato, specie se il nuovo Pontefice dovesse avere un profilo di moderato progressismo.
Non va dimenticata nemmeno la devozione di Bergoglio per Paolo VI, canonizzato dallo stesso Francesco. Montini è spesso evocato come punto di riferimento per una Chiesa in dialogo col Mondo contemporaneo, e non è escluso che il suo nome possa ispirare la scelta del prossimo Papa. Tra certezze protocollari e suggestioni spirituali, la Chiesa si prepara dunque a voltare pagina?.
Il peso di un nome
Nel momento in cui un cardinale accetta l’elezione a Pontefice, tra i primi atti simbolici e
sostanziali vi è la scelta del nome da assumere per tutta la durata del suo pontificato. Una decisione tutt’altro che secondaria, carica di significato e destinata a riflettersi sull’identità stessa del nuovo Papa e sulla direzione che intende imprimere alla Chiesa. Non è solo una questione di stile o tradizione: il nome scelto si lega inevitabilmente alla memoria storica dei predecessori, evocando il carisma, l’opera e la visione. Proprio per questo motivo, è difficile immaginare che un futuro Papa possa optare per “Giovanni Paolo III“: il doppio nome, legato indissolubilmente alla figura titanica di Karol Wojtyła, ancora oggi riverberante nella memoria collettiva dei fedeli, sarebbe un’eredità troppo ingombrante da raccogliere.
Più plausibili potrebbero essere scelte che attingano a nomi storicamente consolidati ma meno “recenti” nella percezione pubblica. Un “Pio XIII“, ad esempio, riporterebbe alla mente pontificati rigorosi e profondamente spirituali. “Giovanni” e “Paolo”, singolarmente, restano opzioni dal forte impatto simbolico, così come “Benedetto”, nome del predecessore diretto di Francesco. E c’è chi, tra gli osservatori, sogna persino un suggestivo “Leone XIV“, omaggio a una tradizione papale antica ma carismatica, che richiama figure forti come Leone Magno.
In ogni caso, la scelta del nome del 267° successore di Pietro sarà molto più di una semplice formalità: sarà un’indicazione precisa del tipo di pontificato che sta per iniziare. Un messaggio al Mondo e alla Chiesa, affidato alla potenza evocativa di una sola parola.
La salma sarà tumulata a Santa Maria Maggiore
Dopo l’ultimo saluto sul sagrato di San Pietro, dove si terranno sabato 26 aprile alle ore 10:00 i solenni funerali, la salma di Papa Francesco sarà trasferita nella Basilica di Santa Maria Maggiore per la tumulazione. La scelta non è casuale. Fin dall’inizio del suo pontificato, Bergoglio aveva manifestato una profonda devozione mariana, e in particolare verso la Salus Populi Romani, l’icona della Vergine custodita proprio in quella chiesa. Non a caso, ogni volta che intraprendeva un viaggio apostolico, il Pontefice si recava in preghiera davanti a quell’immagine, sia alla partenza che al ritorno.
La tumulazione in quel luogo rappresenta quindi un gesto coerente e profondamente simbolico, quasi un ritorno alla casa spirituale per un Papa che ha sempre cercato rifugio nella fede semplice e popolare. Sarà lì che riposerà, accanto al popolo romano che tanto ha amato, in un luogo che riflette pienamente il suo pontificato all’insegna della misericordia, dell’umiltà e della prossimità.
Migliaia di fedeli
Fin dalle prime ore del mattino, migliaia di persone si sono riversate da ogni lato della piazza, formando lunghe code per venerare il corpo di Papa Francesco. La presenza della polizia è intensa, mentre sono stati istituiti ulteriori posti di blocco e barriere intorno, creando un clima di maggiore protezione. Tra la folla ci sono sia turisti che erano già a Roma sia fedeli che si sono recati appositamente per questo momento, cattolici provenienti da ogni angolo del Globo.
Come molti di loro affermano, consideravano un dovere essere qui. In molti, infatti, sottolineano di non aver incontrato particolari difficoltà nel reperire voli per raggiungere la Capitale italiana. Secondo le stime delle autorità italiane, sin da subito, in Piazza San Pietro e nelle vie limitrofe, si sono radunati più di 100.000 fedeli in fila per poter entrare nella basilica e rendere omaggio al defunto Papa Francesco.
George Labrinopoulos
Foto © Cappella Sistina, Vatican News, Clarus, Oratorio Galliate, Corriere Roma













