Scuola senza cellulari: musica e psicologia in classe

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Adriano Formoso

Dal 2025 stop ai telefonini a scuola. Formoso propone musica e psicologia per ridurre ansia e distrazioni

Il divieto dell’uso dei telefonini nelle scuole italiane entra in vigore dal nuovo anno scolastico e si applicherà anche alle scuole secondarie di secondo grado. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito, con la circolare del 16 giugno 2025, ha esteso il divieto che già vigeva per infanzia, elementari e medie, eliminando anche la deroga per scopi didattici, salvo casi specifici di bisogni educativi speciali. L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre le distrazioni e incrementare la concentrazione durante le lezioni, arginando l’uso improprio dei dispositivi digitali che, secondo diverse rilevazioni, rappresentano una delle principali fonti di dispersione cognitiva. Le scuole nella maggior parte d’Italia riaprono il 15 settembre per l’anno scolastico 2025/2026.

Ne parliamo con uno specialista, il dr. Adriano Formoso. Opinionista radiotelevisivo, scrittore e docente universitario, autore di articoli scientifici, finanche cantautore, ma soprattutto psicologo e psicoterapeuta apprezzato. Formoso ispira da tanti anni i giovani con la sua capacità unica di intrecciare musica, psicologia e ricerca tra suono ed emozioni, rendendo l’arte e il suo modo di comunicare un potente mezzo di trasformazione e benessere. Ricercatore nell’ambito delle neuroscienze, si è dedicato per un decennio allo studio della relazione tra musica, cervello ed emozioni.

La sua “canzoneterapia e neuropsicofonia” potrebbe rappresentare uno strumento alternativo o complementare per favorire il benessere psicologico e la gestione delle emozioni negli studenti, promuovendo nuove forme di espressione e interazione senza il ricorso ai dispositivi digitali?

«Assolutamente sì. La canzoneterapia e la neuropsicofonia nascono proprio per offrire strumenti alternativi e complementari che aiutino gli individui – e in particolare i giovani – a conoscersi, esprimersi e regolare le proprie emozioni senza dipendere da dispositivi digitali. La musica, se vissuta in modo consapevole, diventa un “laboratorio emotivo”: ogni suono, ogni ritmo e ogni melodia attivano aree del cervello che hanno a che fare con la memoria, con l’empatia e con la capacità di dare significato all’esperienza. In questo senso, la canzone non è più soltanto intrattenimento, ma diventa una “mappa interiore” che accompagna lo studente a esplorare i propri vissuti, a riconoscere ciò che sente e a trasformarlo in risorsa».

«Con la Neuropsicofonia, poi, entriamo in un campo ancora più profondo: l’uso mirato delle frequenze e dei paesaggi sonori che dialogano con il corpo e con la mente, favorendo autoregolazione, concentrazione e benessere. È un approccio che non sostituisce le tecnologie, ma mostra come sia possibile vivere esperienze intense e formative anche senza lo schermo di uno smartphone. In un’aula scolastica, proporre laboratori di canzoneterapia e neuropsicofonia significa restituire agli studenti la possibilità di esprimersi in maniera creativa, di interagire con i compagni attraverso il linguaggio universale della musica, di scoprire che il corpo e la voce sono strumenti straordinari di comunicazione e non meno potenti di un telefono».

«Credo che oggi sia urgente educare i giovani non solo a “limitare” l’uso del digitale, ma a scoprire alternative concrete che li facciano sentire vivi, presenti e connessi agli altri in modo autentico. L’arte, unita alla scienza e alla psicologia, può davvero aprire nuove strade di relazione e di crescita. In questa direzione si inserisce anche lo spettacolo a carattere psicoeducativo che sto proponendo in vari teatri, il Formoso Therapy Show, che spero in futuro possa trovare spazio anche nelle scuole. È un format che coniuga musica, psicologia e scienza per stimolare nei ragazzi riflessioni profonde sul rapporto con sé stessi, con le emozioni e con gli altri diventando un’occasione formativa capace di unire l’apprendimento al coinvolgimento emotivo. Mi piace pensare che quando i ragazzi imparano attraverso l’arte e l’esperienza diretta, il messaggio resta inciso nella memoria e nel cuore».

Ansia da prestazione e strumenti terapeutici innovativi per gli adolescenti: quali strategie concrete basate sul suo approccio innovativo – come quelle esplorate nel “Formoso Therapy Show”, che unisce musica, teatro e psicologia per aiutare il pubblico a riflettere su temi legati alla crescita personale – potrebbero essere implementate nelle scuole per affrontare l’ansia da prestazione negli adolescenti?

Adriano Formoso«L’ansia da prestazione negli adolescenti nasce spesso dall’eccessivo peso attribuito al risultato, più che al percorso. Quando un ragazzo cresce con l’idea che il suo valore dipenda solo da un voto alto o dall’assenza di errori, interiorizza un giudizio che lo paralizza invece di motivarlo. Con la neuropsicofonia e la canzoneterapia lavoriamo proprio sul contrario: sul valore dell’esperienza, sul suono come contenitore che accoglie e non giudica, sulla possibilità di sperimentare sé stessi senza la paura di fallire».

«Nel Formoso Therapy Show utilizzo musica, teatro e psicologia per trasformare l’ansia in energia creativa: attraverso canzoni, momenti di respirazione consapevole e trance guidate con paesaggi sonori, il pubblico sperimenta cosa significa sentirsi autentici e liberi dal giudizio. Portare queste strategie anche a scuola significherebbe offrire agli studenti spazi di espressione artistica e musicale, momenti di ascolto sonoro che favoriscano rilassamento e concentrazione, esperienze teatrali in cui il corpo e la voce diventino strumenti di sicurezza interiore e momenti di riflessione condivisa capaci di trasformare l’errore in occasione di crescita. In questo modo l’ansia non viene negata, ma trasformata in forza vitale, in energia che costruisce invece di distruggere».

«Quando mi capita di incontrare i ragazzi nel mio studio o in altri ambiti, trovo fondamentale spiegare loro che la fragilità non è una colpa ma il punto di partenza per sviluppare resilienza e costruire la propria identità».

In che modo la musica, intesa come “un potente mezzo di trasformazione e benessere”, potrebbe diventare uno strumento quotidiano per aiutarli a gestire lo stress e a rafforzare la propria autostima nel percorso scolastico?

«Trovo paradossale che ancora oggi la musica non venga valorizzata nelle scuole al pari della matematica o di altre materie considerate “fondamentali”. È un errore culturale che impoverisce i nostri ragazzi, perché la musica non è un semplice passatempo o un abbellimento accessorio, ma un linguaggio universale che unisce percezione, emozione e ragione. Oltre all’aspetto formativo e percettivo-sensoriale, attraverso la relazione con uno strumento musicale il giovane impara ad ascoltarsi, ad accettare i propri errori e a trasformarli in miglioramento, sviluppando così autostima autentica e capacità di resilienza. Certo, non dovremmo limitarci “al noto flauto di plastica” che intristisce quasi tutti i musicisti».

«La musica allena il cervello a ragionare con rapidità, ad associare stimoli diversi, a memorizzare sequenze complesse e a mantenere concentrazione prolungata. Non meno della matematica, anzi con una forza complementare, la musica stimola il pensiero critico e creativo, educa alla disciplina e al tempo stesso libera l’immaginazione. È un laboratorio naturale di emozioni e cognizioni».

«Se fosse resa quotidiana nella vita scolastica, la musica diventerebbe un potente strumento per gestire lo stress: suonare, cantare o anche soltanto ascoltare consapevolmente permette di regolare il respiro, di rallentare i pensieri ossessivi, di sentirsi parte di un ritmo più grande. In un adolescente questo significa ritrovare fiducia, percepire di avere risorse dentro di sé e scoprire che l’autostima non nasce da un voto scritto sul registro ma dall’esperienza viva di riuscire, di migliorarsi e di esprimere la propria unicità. Per questo sostengo che la musica vada considerata non come materia “secondaria”, ma come pilastro educativo al pari della matematica: perché forma la mente, educa l’anima e rafforza l’identità. È tempo che la scuola ne riconosca il valore reale, quello che trasforma i ragazzi in adulti capaci di pensare, sentire ed essere liberi».

Il ruolo dell’arte e della scienza nell’educazione post-divieto. In un contesto scolastico dove i cellulari saranno banditi, come potrebbe la sua visione di integrare arte, scienza e psicologia ispirare le istituzioni educative a ripensare le metodologie didattiche e relazionali?

«Il divieto dei cellulari a scuola può diventare un’occasione storica per ripensare il ruolo dell’educazione. Non basta togliere un dispositivo dalle mani degli studenti: serve offrire un’alternativa viva, un’esperienza che riaccenda il desiderio di apprendere e di relazionarsi. È qui che arte, scienza e psicologia possono diventare la vera rivoluzione metodologica. La musica, ad esempio, non è solo intrattenimento, ma un laboratorio naturale di emozioni e pensiero. Se integrata nella didattica, può allenare la memoria, la concentrazione e la capacità critica con la stessa efficacia della matematica, ma con il valore aggiunto di favorire empatia e benessere interiore».

«La scienza, in dialogo con l’arte, aiuta a comprendere come il cervello e le emozioni siano plasmati dalle esperienze: un ragazzo che canta, suona o ascolta consapevolmente non sta solo facendo musica, ma sta riorientando i propri circuiti neuronali, sta imparando a gestire lo stress e a rafforzare la propria autostima. La psicologia, infine, permette di dare senso a tutto questo, trasformando l’esperienza artistica e scientifica in crescita personale e relazionale».

«Il mio sogno è che le istituzioni educative sappiano vedere in questa integrazione la strada per una scuola nuova, in cui non ci si limiti a trasmettere nozioni, ma si costruiscano ambienti capaci di formare persone. Non studenti che sanno ripetere formule, ma individui che sanno pensare, sentire e condividere. Se il cellulare verrà bandito, non sia solo un gesto di privazione: diventi l’occasione per restituire alla scuola il suo compito più alto, quello di educare attraverso la vita stessa, intrecciando conoscenza e umanità».

 

Lisa Bernardini

Foto © Intelligenza artificiale

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