Francia, Macron nomina Lecornu nuovo premier

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Lecornu nuovo premier

Il Paese diviso tra crisi parlamentare, bilancio e manifestazioni di protesta

Il presidente francese Emmanuel Macron ha scelto Sébastien Lecornu, attuale ministro delle Forze armate, come nuovo primo ministro al posto di François Bayrou, dimessosi dopo la sfiducia votata in Parlamento.

La nomina arriva in un momento di forti turbolenze politiche ed economiche per la Francia: il Paese è attraversato da tensioni sociali, scioperi e manifestazioni, mentre i mercati restano in attesa di un segnale di stabilità. La sfida principale sarà l’approvazione della legge di bilancio per il 2026, considerata un test decisivo per la tenuta del Governo e per la credibilità finanziaria dell’esecutivo francese.

Un giovane premier in un clima instabile

La scelta del 39enne Lecornu sottolinea la determinazione di Macron a proseguire con un Governo di minoranza che porti avanti la sua agenda pro–business, con misure mirate ad abbassare le tasse sulle imprese e sui redditi più alti, oltre all’aumento dell’età pensionabile.

Ex repubblicano di centrodestra, è l’unico ministro presente ininterrottamente in tutti i Governi Macron dal 2017. A lui spetta ora il compito più arduo: ottenere il via libera alla legge di bilancio in un’Assemblea nazionale in cui l’esecutivo non dispone di una maggioranza solida.

La caduta di Bayrou

Il premier uscente François Bayrou aveva tentato di blindare la propria posizione con una mozione di fiducia, ma il voto si è rivelato fatale: un’inedita alleanza tra deputati di destra e di sinistra ha bocciato il Governo, giudicando le sue riforme fiscali troppo impopolari.

Il fallimento della strategia di Bayrou ha aperto una nuova fase di attrito politico a Parigi, pur senza scatenare un immediato shock sui mercati finanziari. Le principali banche europee hanno infatti sottolineato che non esiste un vuoto istituzionale: la macchina dello Stato francese può continuare a funzionare anche in regime di Governo provvisorio, in attesa di nuovi equilibri politici.

Un ministro della Difesa diventato uomo chiave

Considerato uno dei più convinti sostenitori del rafforzamento militare della Francia, Lecornu ha promosso negli ultimi anni un forte aumento delle spese per la difesa e il coinvolgimento attivo di Parigi nel sostegno all’Ucraina. Nel 2023 ha guidato l’approvazione di una legge sulla pianificazione militare che destina 413 miliardi di euro fino al 2030 per modernizzare le forze armate francesi. La cooperazione con il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha contribuito a rafforzare l’asse franco-tedesco in materia di sicurezza europea.

I suoi rapporti cordiali con figure dell’estrema destra, inclusa Marine Le Pen, potrebbero offrirgli margini di manovra nelle trattative parlamentari, cruciali per la tenuta del nuovo governo. Politico lo ha definito un “sopravvissuto” politico, grazie alla sua abilità di adattarsi e mantenersi al centro delle decisioni anche in contesti complessi.

Profilo personale e discrezione mediatica

Nonostante la sua carriera rapida e illustre, Lecornu ha mantenuto un profilo relativamente basso nei media. Ha sempre negato ambizioni di premiership, anche quando il suo nome circolava come papabile. In privato viene descritto come un “operatore fluido”, abile nelle trattative e rispettato anche dagli avversari politici. A livello locale, mantiene un legame solido con la Normandia, dove ricopre incarichi di consigliere regionale, rafforzando il suo rapporto con la base elettorale.

Ideologicamente, Lecornu esprime un forte sostegno alla sovranità francese e mostra riserve verso alcune istituzioni comunitarie, in particolare la Commissione europea. Nelle sue dichiarazioni pubbliche cita spesso Charles de Gaulle e Pierre Messmer come punti di riferimento. La sua nomina giunge in un momento critico, con la Francia chiamata a gestire sfide sociali, tensioni interne e la pressione dei mercati. Molti osservatori ritengono che la sua premiership contribuirà a rafforzare il ruolo della Francia sulla scena internazionale, pur aumentando i rischi di scontro con l’opposizione interna.

Mercati e sfide fiscali

Le grandi banche internazionali hanno analizzato la crisi politica con differenti sfumature:

  • Ubs sottolinea che il processo di bilancio andrà avanti grazie agli strumenti istituzionali che evitano il rischio di un “shutdown”. L’obiettivo realistico sarebbe un deficit al 5% del Pil nel 2026, più alto del 4,6% inizialmente previsto.

  • Commerzbank avverte che senza aggiustamenti sostanziali il debito francese potrebbe superare il 150% del Pil nel prossimo decennio.

  • Deutsche Bank segnala un rischio politico elevato, ma ricorda che l’economia francese ha imparato a convivere con l’incertezza. Prevede un impatto sulla crescita intorno al -0,3% del Pil nel 2025.

  • Citi e Ing evidenziano come lo spread Oat-Bund possa oscillare tra 70 e 90 punti base, con rischio di ampliamento in caso di elezioni anticipate.

In sintesi, i mercati restano prudenti ma non allarmati: la Francia dispone ancora di margini istituzionali e finanziari per contenere la crisi.

Produzione industriale in calo

Sul fronte economico, la produzione industriale francese ha registrato un calo dell’1,1% a luglio rispetto a giugno, con il settore manifatturiero in flessione dell’1,7%. I dati sono peggiori delle attese, in un contesto già reso complesso dalle turbolenze politiche.

Il settore dei trasporti ha segnato il calo più forte, mentre quello delle costruzioni ha mostrato un recupero. Nonostante ciò, alcuni segnali di ripresa emergono: il settore manifatturiero ha interrotto una recessione di 2,5 anni ad agosto, e la crescita economica nel secondo trimestre ha superato le aspettative.

Scontri e manifestazioni: il movimento “Blocchiamo tutto”

La nomina di Lecornu avviene in un contesto di forte agitazione sociale. Il movimento “Blocchiamo tutto” ha indetto nuove mobilitazioni contro le politiche fiscali e di austerità. A Parigi e in altre Città francesi si registrano scontri tra manifestanti e forze dell’ordine: sono stati lanciati lacrimogeni, incendiati cassonetti e bloccati i trasporti pubblici.

Il Ministero dell’Interno ha mobilitato circa 80.000 agenti di polizia per presidiare il territorio. Gli arresti già superano quota 300, mentre sindacati e opposizioni annunciano ulteriori giornate di protesta, con particolare attenzione al 18 settembre, data prevista per un nuovo sciopero generale. Le proteste si concentrano contro le riforme fiscali giudicate ingiuste, ma anche contro il programma di spesa militare, percepito come una priorità distante dai bisogni sociali immediati.

Un Governo sotto pressione

La premiership di Lecornu inizia quindi sotto un duplice segno: da un lato la ricerca di stabilità istituzionale per approvare la legge di bilancio, dall’altro l’esplosione della piazza che rischia di condizionare le scelte economiche. Le opposizioni hanno già annunciato la presentazione di una nuova mozione di sfiducia contro il Governo, mentre il Rassemblement National di Marine Le Pen mantiene una posizione ambigua, pronta a sfruttare le difficoltà dell’esecutivo per rafforzare il proprio consenso.

La Francia si trova davanti a una sfida decisiva. Con Lecornu, Macron sceglie un premier giovane ma esperto, con forti legami nella difesa e una reputazione di negoziatore abile. Tuttavia, il clima politico e sociale rende difficile prevedere la stabilità. Il futuro dipenderà dalla capacità del nuovo premier di tessere compromessi in Parlamento e di rispondere alle piazze che chiedono più giustizia sociale. Una partita che sarà osservata da tutta l’Europa, poiché la stabilità della Francia resta cruciale per l’intera Unione.

 

George Labrinopoulos

Foto © Al Jazeera, Swissinfo, CNN

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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