La Camera va ai repubblicani, che vincono ma non stravincono. Anzi, il Senato è in bilico e sarà decisivo il ballottaggio in Georgia
La più importante democrazia al Mondo è andata al voto per le elezioni di metà mandato (midterm). In un’America sempre più polarizzata e aspramente divisa si sono tenute infatti nella giornata di ieri martedì 8 novembre le tradizionali consultazioni elettorali per il rinnovo della Camera, del Senato e dei governatori della maggior parte degli Stati americani.
Spoglio ancora in corso
Lo spoglio é iniziato quando era notte in Italia e sta portando all’evidenza un quadro che era preventivabile, ma correlato comunque da qualche elemento di novità. In particolare è ormai chiaro che la preannunciata valanga repubblicana non ci sia, con una conquista del GOP (Grand Old Party, il Partito repubblicano, ndr) della Camera. Mentre a sorpresa si sta profilando una battaglia all’ultimo voto per la maggioranza al Senato. Per l’assegnazione del quale sarà probabilmente decisivo l’esito del ballottaggio che si terrà in Georgia il 6 dicembre. Può tirare quindi un parziale sospiro di sollievo il presidente Biden, perché sta assistendo a quella che si potrebbe definire una onorevole sconfitta.
Ben più nefasti erano, infatti, gli scenari che prevedevano quasi all’unanimità i principali istituti di ricerca sondaggistica, che assegnavano larghe e facili maggioranza ai rossi e un suo consenso personale ai minimi storici. Ricordiamo per dovere di chiarezza che negli Usa il colore rosso è quello con cui si identifica il Partito repubblicano, espressione di un centrodestra conservatore; il blu è la tonalità che invece rappresenta i democratici, quindi che fa riferimento al fronte del centrosinistra. Da qui si spiega anche la condotta molto defilata e quasi aleatoria tenuta da Biden in questa campagna elettorale: toni dimessi e consueta demonizzazione dell’avversario invocando un “pericolo per la democrazia” se i dem non avessero per lo meno resistito all’urto. E non è casuale che il presidente americano abbia lasciato la scena nelle ultime settimane al ben più giovane e popolare predecessore democratico alla Casa Bianca, (Obama, ndr).
Verdetti delle urne
Fermo restando il grande equilibrio al Senato, per il quale ci sarà da attendere ancora qualche ora, si può già affermare come i repubblicani abbiano comunque avuto un successo e che nell’ambito dei vincitori si registri il trionfo assoluto di Ron De Santis in Florida.
Ultra–conservatore ed ex delfino di Trump é l’astro nascente del Partito repubblicano, governatore uscente della Florida, riconfermato con consensi bulgari tanto che la sua vittoria talmente ampia tanto da “essere chiamata” praticamente subito dopo la chiusura dei seggi elettorali. De Santis sarà con ogni probabilità il principale avversario di Trump nelle primarie del partito conservatore in vista delle presidenziali nel 2024. E anche in questo caso degno di nota il comizio di ringraziamento che ha tenuto ad urne chiuse, alle ore 21 esatte, momento di massimo ascolto, in pieno prime time su tutta le East Coast, in cui non ha menzionato minimamente il suo probabile futuro avversario, in un discorso che è sembrato essere un forte slancio a una candidatura presidenziale.
Negli altri Stati
In Indiana, South Carolina, Kentucky e Alabama confermati i senatori e governatori uscenti. Nel New Hampshire la vittoria di Sununu, anche qui già governatore. Interessante il dato New Hampshire perché si è concretizzato lo split governatore repubblicano e senatore democratico. Altro Stato importante è il Texas, dove il repubblicano Greg Abbott è stato confermato governatore. Abbott, che gode di grande consenso è tra i papabili per la Casa Bianca. Ha battuto il democratico Beto O’Rourke, che incassa così la sconfitta dopo quella alle primarie presidenziali del 2020 e alle Midterm del 2018 contro Ted Cruz per il Senato. Vittoria conservatrice anche in Ohio, dove J.D. Vance, balzato agli onori della cronaca per il suo libro divenuto poi un film su Netflix “Hillbilly Elegy”: ha battuto l’avversario dem Tim Rian e conquistato un posto in Senato.
Il democratico Josh Green è il vincitore nella corsa a governatore nelle Hawaii contro il repubblicano Duke Aiona, secondo le proiezioni della Cnn. Nello Utah sarà rieletto, secondo le proiezioni della Cnn, il repubblicano Mike Lee, dato vincente sullo sfidante indipendente Evan McMullin. Rilevante per i democratici aver vinto in Michigan, considerato uno degli Stati che erano considerati in bilico, con la rielezione di Gretchen Whitmer a governatrice del Michigan, battendo lo sfidante repubblicano Tudor Dixon. Scontate le vittorie blu anche nello Stato di New York e in California, terre da sempre convintamente democratiche. Clamorosa la vittoria in Pennsylvania con l’elezione del dem Shapiro sul repubblicano e super-trumpiano Mastriano e soprattutto con l’elezione di John Fetterman in un contesissimo seggio per il Senato.
La Georgia deciderà la partita al Senato
Con ogni probabilità sarà la Georgia lo Stato chiave e a questo punto decisivo per il controllo della Camera alta. Sugli occhi saranno tutti per lo Stato di Atlanta al ballottaggio del 6 dicembre, con una corsa serratissima tra il reverendo dem Rafael Warnock e l’ex campione di football Herschel Walker, entrambi sotto il 50% necessario per essere eletti al primo turno.
Il monito di Mosca
In una nota ufficiale il Cremlino, per mezzo del portavoce Dmitry Peskov, avverte Washington e il Mondo che l’esito di queste elezioni non produrranno significativi cambiamenti e migliorie nelle relazioni Usa–Russia, le quali “resteranno comunque negative”. Ancora più duro su Twitter l’ex presidente russo Dmitry Medvedev che commenta: «Le elezioni di midterm sono la conferma che il Mondo a cui è abituato il nonno Biden sta volando via” e che il suo sostegno all’Ucraina e al “drogato” Zelensky è stato un grosso errore».
Giulio Catalucci
Foto © Bloomberg, Cnn, Cise-Luiss













