Attacco a Mumbai: un anniversario e due vite incredibili

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Mumbai

Attimi di terrore quelli vissuti nel 2008 a seguito di 10 attacchi terroristici simultanei che hanno portato alla morte di 195 persone

Due uomini che hanno una storia incredibile. Oggi ricorre l’anniversario che li accomuna. La serie di attacchi terroristici che simultaneamente ha messo sotto assedio Mumbai dal 26 al 29 novembre di quattordici anni fa in diversi punti della Città.

Sono Erik Antony, il general manager del Leopold Cafe, il bar icona del quartiere Colaba di Mumbai, dove si recava regolarmente anche Gregory David Roberts, l’autore del romanzo autobiografico “Shantaram” che ha venduto milioni di copie. E Newton D’Souza, in servizio appassionato per quarantadue anni come manager food and beverages service presso il Taj Mahal Palace, uno degli alberghi più famosi del Mondo. Da lì sono passati Gandhi, principi, capi di Stato, Madre Teresa di Calcutta, i Beatles, Neil Armstrong, attori, musicisti e viaggiatori di ogni sorta. Quelle giornate terribili di fine novembre del 2008 hanno provocato 195 vittime, circa 300 feriti e un sanguinoso blitz per la liberazione degli ostaggi dell’hotel Taj Mahal.

Erik Antony

MumbaiErik si è salvato per puro caso, come spesso accade nella vita. Giusto il secondo prima, era nel luogo esatto dove ha avuto inizio la sparatoria. Lì hanno perso la vita sei turisti e due camerieri. Nato e cresciuto proprio accanto al Leopold, ne è tuttora il gestore. Si tratta di un luogo in cui di turisti ne arrivano quotidianamente parecchi. Un po’ per mangiare qualcosa, ma soprattutto per scambiare due chiacchiere e ascoltare storie. Il Leopold Cafe, il cui nome lo si deve al re Leopoldo dei Belgi, ha origini antiche. Fondato nel 1871 dagli Iranis, una comunità etno-religiosa del subcontinente indiano che arrivò in India alla fine del XIX secolo e nato inizialmente come negozio di olio all’ingrosso, è il caffè in cui si torna di continuo.

Menzionato in “Shantaram” e nel sequel “The Mountain Shadow” è un incanto di storie e un esempio di resilienza dopo l’attentato. La gente arriva sempre numerosa, parla, pranza sotto i ventilatori a pale e osserva i manifesti e i poster sparsi qua e là. Appesa c’è anche la locandina con la famosa frase di Albert Einstein: “Gravitation is not responsabile for people falling in love”.

Newton D’Souza

La vita di Newton D’Souza meriterebbe un libro a sé. Con otto fratelli e figlio di un elettricista di Bombay, a diciotto anni rispose a un annuncio per un posto vacante al Taj. Assegnato alla pasticceria dell’hotel, si rese conto che gli piaceva incartare le scatole in modi insoliti. La sua creatività gli permise di fabbricare candele originali, di allestire elaborati banchetti per il Taj e così è risuscito a fare carriera presso un hotel che racconta con una passione inimmaginabile. Ne conosce ogni dettaglio, ogni storia, incredibile.

Racconta di quando, durante la Seconda Guerra Mondiale, i biglietti della compagnia aerea Air India venivano conservati in un meraviglioso armadio intarsiato proveniente dal Rajastan situato al piano terra dell’hotel. Di quando un ospite entrò con una tigre al guinzaglio, dell’architetto Frederick William Stevens, morto di malaria durante la costruzione del Taj Palace, lo stesso uomo a cui si deve la progettazione della Chhatrapati Station, la stazione principale dei treni di Mumbai e patrimonio UNESCO.

Racconta di quando strinse le mani a Madre Teresa di Calcutta. Questa la sua più grande emozione. Ma non è finita qui. Newton D’Souza è un appassionato ballerino, un maestro pescatore e un pittore su vetro. Le sue opere sono state esposte al Taj Palace e in importanti gallerie e il ricavato devoluto alla ricerca sul cancro. Ha anche vinto un premio per il volo degli aquiloni dal Governo statale. Fa il giocoliere con il fuoco.

Durante i giorni dell’attacco del 2008 era a casa con la moglie Veronica. Appena seppe della situazione, senza pensarci due volte, corse all’ospedale di Bombay, dove la moglie era direttrice della sala operatoria principale. Per tre giorni, la coppia non è tornata a casa, lavorando instancabilmente per assicurarsi di poter salvare quante più vite possibile. Il loro contributo lo ricordano ancora tutti. Così alcuni degli chef del Taj, rimasti feriti dagli spari, inviano lettere a sua moglie ogni anno. Quando il Taj ha spalancato le sue porte per la prima volta dopo l’attacco terroristico, Newton e Veronica sono stati tra i mille ospiti presenti all’hotel. E Newton, nonostante sia in pensione, è sempre lì a raccontare i volti, gli incontri, i tessuti, gli arredi, i marmi di uno degli hotel più impressionanti del Pianeta.

 

Paola Scaccabarozzi

Foto © Paola Scaccabarozzi

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