Da Jules Verne ai mostri e fantasmi marini di Federico Fellini le mille sfaccettature che nel corso dei tempi sono state attribuite agli abissi
Quando si relaziona il mare con la letteratura, il primo elemento a cui si pensa è il mare come tema di ispirazione e riflessione dei poeti o come scenario delle grandi avventure dei romanzieri. Pablo Neruda lo ha definito, “la pelle nuda del Pianeta”. Il grande poeta argentino Borges lo ha indicato come quell’essere che esisteva “prima che il sogno forgiasse mitologie e cosmogonie” e prima che il tempo si contava in giorni. Poi tanti scrittori come Melville in “Moby Dick” o “Il vecchio e il mare” di Hemingway hanno spinto a specchiarsi nel mare di creola. Fino ad arrivare ai romanzi marini di Jules Verne ed Emilio Salgari.
Qui inizia il rapporto fra il mare e la narrazione fantascientifica. Un rapporto che ha elementi in più alla narrazione storica e tradizionale. La fantascienza è un genere di letteratura che si occupa di mostrare all’uomo delle prospettive sinistre o paradisiache, e di criticare con la propria immaginazione le tendenze nocive che degradano l’uomo e collocano l’umanità sulla rotta per il disastro. La fantascienza può trattare il tema del mare in modo apocalittico o in modo utopico, può mostrarlo come mezzo di distruzione dell’uomo o come luogo di salvezza per l’umanità tormentata dagli elementi.
Jules Verne
Partendo da “Ventimila leghe sotto i mari” di Verne, opera che è anche romanzo d’avventura, il mare è visto in questa prospettiva. Per l’autore l’uomo può vivere con le risorse del mare. Dunque la fantascienza non lo guarda solo come scenario o motivo di contemplazione e riflessione estetica, bensì come mezzo di distruzione e luogo in cui vivono mostri o esseri mitologici che minacciano l’uomo. O ancora, come forza distruttrice capace di annientare totalmente o parzialmente la civiltà, ad esempio il problema dell’inquinamento. La prima linea tematica è quella dei mostri e sfrutta il tema del timore per le specie estranee che abitano il fondo del mare e avvicina la fantascienza ai vecchi romanzi d’avventura. Non a caso il Nautilus di Verne è confuso all’inizio del romanzo con un animale gigante che razziava i mari e che non poteva essere vinto perché aveva un carapace d’acciaio.
H.G.Welles, un altro dei padri della fantascienza, scrisse un racconto “Gli attaccanti del mare“, che esplora questo timore dell’uomo per i possibili mostri che abitano le profondità marine.
La seconda linea tematica e quella distruttiva o del mare inospitale. Va citato il romanzo di Ballard, in cui la superficie del mare si converte in una pellicola o copertura molecolare che impedisce l’evaporazione originando siccità e carestie. Il tema dell’adattamento degli uomini alla vita in mare, ha dato spunto a un film di Kevin Costner, “Waterworld“, ed è trattato da Peter Nichols nella sua opera.
Fellini e i mostri fantastici marini
Non è stato uno scrittore ma un vignettista e soprattutto un gran sognatore della macchina da presa: Federico Fellini. I suoi personaggi sono metafore del mare, pensiamo al film Amarcord. Protagonisti e personaggi dell’infanzia di Fellini, trasformati dall’atmosfera del mare. Il simbolo è il Rex, nave mostro, che tutto congloba e dona agli abitanti trascinati di Rimini. E nel messaggio fantastico e circense di Fellini vi sono pensieri apocalittici, non solo sulla crisi del ruolo del regista come in “Otto e mezzo”, ma anche di lanciare un grido ecologista, che l’ambientalista Gianni Mazzoleni nell’ambito della conferenza di Kyoto ha denunciato: “La Terra non potrà sopportare a lungo la combinazione prevedibile di sovrappopolazione, consumo crescente di energie e produzione illimitata di rifiuti e contaminanti”.
Paure che il cineasta riminese aveva espresso e che Giovanni Sartori nel suo libro “Terra esplode” denuncia drammaticamente. “Siamo otto miliardi ed entro 50 anni l’Africa perderà la metà della terra coltivabile e la popolazione sarà cresciuta di due miliardi”. Una dimensione apocalittica che già nel Leviatano e nella letteratura anglosassone si affacciava cupamente e che, in Italia Italo Calvino con le sue cosmogonie e Pasolini con il realismo dell’Essere o avere, avevano accettato come sfide personali. A.E. van Vogt è l’autore che meglio espone il possibile adattamento dell’uomo a un futuro sottomarino.
Un’ancora di salvezza, un illusione fantascientica? Nel suo romanzo “Silky” suppone che l’uomo abbia conquistato la profondità del mare mediante tecniche genetiche e che sia stato in grado di sopravvivere sotto forma umana e di silky, un essere pensante evolutivi verso la forma di pesce, protetto da un carapace dotato di superpoteri. Anche in Giappone i bambini di fronte a una futuribile scomparsa delle isole imparano a respirare sott’acqua. Nel racconto di Serafin Velasquez si distruggerà l’ecosistema del mare con i rifiuti contaminati dell’industria.
I miti
Accanto al romanzo di fantascienza che denuncia i mali dell’umanità vi sono i miti che narrano la scomparsa dei popoli che sono stati utilizzati dalla fantascienza. Il tema di Atlantide è ripreso nel poema “Atlantide“, un viaggio nelle civiltà avanzate e sulla scomparsa dell’isola a causa di un cataclisma. La novità consiste nel seguire la variante in cui tale civiltà non si trovava nell’Atlantico e neanche nel Mediterraneo, ma sulle Ande. Un tema salvifico nel continente andino una volta sommerso dalle acque. In Noè personaggio biblico troviamo nella narrazione fantascientifica un fondatore di città come avvenne per Hermes in Egitto.
Perché la fantascienza da Asimov ad oggi non abbonda con racconti sul mare?
Un interrogativo logico perché finora la prospettiva utopica della conversione a habitat di una nuova civiltà umana non aveva bisogno dell’acqua. Ma oggi più che mai nel caso di una catastrofe ecologica che rendesse impossibile la vita sulla superficie, il ricorso all’adattamento marino può essere una alternativa. Più immediata per la conservazione momentanea della specie. La fantascienza non solo deve avvertire l’uomo dei pericoli che lo aspettano ma gli deve anche mostrare le possibili alternative per superare gli ostacoli. Da “Ventimila leghe sotto i mari” alla odierna climatizzatore fiction, la letteratura ha accompagnato a scrutare il genere umano nella profondità degli oceani. Ci voleva la genialità autoriale del regista Guillermo del Toro a far dialogare il passato e il presente nel segno dell’immaginazione, per ricomporre almeno per la durata di un interminabile istante le molte espressioni che lo sguardo delle science fiction sulle profondità marine ha rivelato.
Paolo Montanari













