La morte di Giuliano Vangi lascia un vuoto nel mondo dell’arte

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Vangi

Un gigante della scultura e il suo profondo legame con Pesaro, ma ammirato in tante Nazioni in tutto il Mondo

 

Con la scomparsa dello scultore Giuliano Vangi, gran parte del mondo culturale e artistico, non solo italiano, piange un maestro che ha lasciato opere importanti in tante Nazioni.

L’artista toscano, che aveva 93 anni, ricordato dal sindaco di Arezzo Ghinelli. Vangi è l’autore dell’altare, ambone e della cattedra del Duomo della Città inaugurati nell’aprile 2012, anno in cui all’interno del Museo diocesano si dedicò al maestro una mostra dal titolo “Vangi scultore e disegni”, un percorso espositivo di profonda suggestione sulla sofferenza dell’uomo e il suo incontro con il sacro.

Opere in Italia

E Vangi, anche nel suo studio laboratorio di Pesaro, dove viveva con la sua famiglia da molti anni, disegnava bozzetti sulla solitudine dell’uomo contemporaneo ma anche tante crocifissioni, un simbolo di fede e di percorso religioso interiore. Tra i suoi lavori più importanti, il Crocifisso e il nuovo Presbiterio della Cattedrale di Padova, il nuovo altare e ambone del Duomo di Pisa, la grande scultura in marmo al nuovo ingresso ai Musei Vaticani, raffigurante san Papa Giovanni II, un ambone per la chiesa di Padre Pio a San Giovanni Rotondo realizzata in collaborazione con l’architetto Renzo Piano. In Giappone la sua fama arrivò al punto che gli fu dedicato un museo.

Pesaro

Alla sua Pesaro ha lasciato una scultura aerea “I gabbiani” e ancor prima la “Scultura della memoria”, collocata in piazzetta Mosca, simbolo della Città culturale e identitaria con forti simbolismi a Raffaello e Leopardi. In piazzale Matteotti ha ritratto un uomo con il volto che si perde nell’infinito del cielo e che guarda con nostalgia i gabbiani. Una scultura nata dal marmo e dal bronzo con il granito e il legno modellato fra la memoria di un linguaggio arcaico e un suo stile inconfondibile, con figure con tratti potenti e a volte terribili, senza mai dimenticare l’eredità lasciata dalla tradizione scultorea toscana. Il tema uomo e natura è un binomio che Vangi non ha mai dimenticato e spesso affermava: «L’uomo approfitta troppo della natura, inquina i mari, costruisce vicino alle spiagge e dove non si può, fa dei grandi disastri, ma io spero che ci sia una riconciliazione».

 

Paolo Montanari

Foto © Il Filo, Centro Pagina

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