Global Compact: un modello da rilanciare

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Global Compact

Al progetto dell’Onu sulla responsabilità sociale di impresa hanno aderito oltre 24 mila organismi tra cui 9.000 grandi imprese di tutto il Mondo. In Italia sono già più di 600 le aziende coinvolte

 

Le prospettive dell’economia globale vivono in questo momento una fase di grave incertezza: le divisioni e le contrapposizioni impediscono ai leader mondiali di trovare soluzioni comuni soprattutto per affrontare le drammatiche disuguaglianze sociali e i gravi problemi climatico ambientali. Dall’ultimo rapporto pubblicato dall’Oxfam risulta che l’1% detiene più ricchezza del restante 99% della popolazione mondiale con una forbice in costante crescita.

Per favorire una maggiore equità sociale senza compromettere la libertà di impresa sarebbe auspicabile rilanciare con forza una iniziativa che 19 anni fa fu proposta dall’allora segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, il “Global Compact”, un progetto dell’Onu sulla responsabilità sociale delle imprese alla quale, ad oggi, hanno aderito volontariamente oltre 24 mila organismi tra cui 9.000 grandi imprese di tutto il Mondo. In Italia è stata creato un Network che ha già visto la partecipazione di più di 600 aziende. Questo “Patto Globale” che unisce imprese, agenzie dell’ONU, organizzazioni sindacali e della società civile ha lo scopo di promuovere un nuovo modello economico attraverso il rispetto di dieci principi fondamentali relativi ai diritti umani, al lavoro, all’ambiente e alla lotta alla corruzione.

I dieci principi del Global Compact

Diritti umani
  • Principio I: promuovere e rispettare i diritti umani universalmente riconosciuti nell’ambito delle rispettive sfere di influenza.
  • Principio II: assicurarsi di non essere, seppure indirettamente, complici negli abusi dei diritti umani.
Lavoro
  • Principio III: sostenere la libertà di associazione dei lavoratori e riconoscere il diritto alla contrattazione collettiva.
  • Principio IV: eliminazione di tutte le forme di lavoro forzato e obbligatorio.
  • Principio V: effettiva eliminazione del lavoro minorile.
  • Principio VI: eliminazione di ogni forma di discriminazione in materia di impiego e professione.
Ambiente
  • Principio VII: sostenere un approccio preventivo nei confronti delle sfide ambientali.
  • Principio VIII: intraprendere iniziative che promuovano una maggiore responsabilità ambientale.
  • Principio IX: incoraggiare lo sviluppo e la diffusione di tecnologie che rispettino l’ambiente.
Lotta alla corruzione
  • Principio X: contrastare la corruzione in ogni sua forma, incluse l’estorsione e le tangenti.

Una nuova economia etica globale

L’idea è quella di coniugare il potere dei mercati all’autorevolezza degli ideali universalmente riconosciuti, con l’obiettivo di riconciliare la forza creativa dell’iniziativa privata con i bisogni dei più svantaggiati e le esigenze delle generazioni future. Quelli del Global Compact sono principi che sulla carta dovrebbero essere condivisi da tutti gli Stati in quanto derivati dalla Dichiarazione universale dei Diritti umani, dalla Dichiarazione dell’Organizzazione internazionale del Lavoro (OIL) sui Principi e i Diritti fondamentali nel Lavoro. Si tratta di uno strumento in linea con la realizzazione di una nuova economia etica globale, nell’ambito della quale questi principi devono essere rispettati da tutto il mondo produttivo. È importante aderire volontariamente ma fondamentale sarebbe che tutti lo facessero e in tutti i Paesi, in modo che il rispetto di questo decalogo possa diventare, attraverso adeguati trattati, obbligo sancito da un ordinamento sovranazionale.

L’esempio di Adriano Olivetti

L’Italia ha nel tempo dimostrato di avere nel suo Dna ben chiari questi concetti. In questo senso un antesignano della necessità di aprirsi a una economia etica e sostenibile è stato Adriano Olivetti che già nel primo dopoguerra sosteneva il principio secondo cui il profitto aziendale doveva essere reinvestito a beneficio della comunità. Credeva Global Compactche fosse possibile creare un equilibrio tra solidarietà sociale e profitto, partendo dall’idea che l’organizzazione del lavoro dovesse garantire la felicità collettiva come presupposto della efficienza produttiva. E proseguendo su questa linea tracciata da Olivetti, su iniziativa del Governo italiano nel maggio del 2010, l’OSCE ha adottato il Global Legal Standard: si tratta di una dichiarazione di principi denominata PIT (Propriety, Integrity, Trasparency) che indica un insieme di regole che potrebbe essere alla base di un Trattato internazionale multilaterale per delineare un nuovo modello di Governo societario.

Il Corporate Social Responsibility

Ma qualcosa si muove anche nella legislazione italiana più recente: dal 2018, per la prima volta circa 500 aziende hanno dovuto presentare il rapporto sulla responsabilità sociale d’impresa, Corporate Social Responsibility, assieme ai bilanci societari annuali. Questo documento aggiuntivo è diventato obbligatorio (per ora solo per le imprese quotate e del settore bancario/assicurativo di grandi dimensioni) con la conversione in legge di una direttiva europea del 2014. Risulta urgente insistere su questa strada per porre fine al disordine dell’attuale globalizzazione senza regole che consente il perpetuarsi di gravi forme di sperequazione e di ingiustizia. Occorre allora domandarsi se ci sia spazio nel mondo globalizzato di oggi per nuove forme di capitalismo a misura d’uomo che mettano al centro i propri dipendenti e i consumatori, dimostrando che si possono aumentare i fatturati senza per forza dover dislocare la produzione dove costa meno.

Da queste considerazioni si capisce quindi come sia fondamentale, per superare gli ostacoli rappresentati dagli attuali vincoli normativi, la realizzazione di organismi sovranazionali democratici di gestione e controllo per limitare e correggere almeno le più gravi distorsioni e le ingiustizie che danneggiano l’economia reale a discapito dei cittadini e dell’habitat naturale. Un’ipotesi in tal senso potrebbe essere la creazione di un “Consiglio per la Sicurezza economicosociale sotto l’egida dell’Onu, ampliando le attuali competenze dell’ECOSOC.

 

 

Orazio Parisotto

Foto © Agrati, Federmanager, Agenda Digitale, Qui Finanza

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Orazio Parisotto
Studioso di scienze umane e dei diritti fondamentali, è fondatore e presidente di Unipax, Ngo associata all’UN/Dgc Department of Global Communications delle Nazioni Unite e all’ASviS, l’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile - Agenda 2030 dell’Onu. Già consigliere-administrateur al Parlamento europeo è autore di numerosi saggi e pubblicazioni sull’Ue, i diritti dell’uomo e la pace. Su questi temi ha realizzato progetti educativi multimediali su piattaforme digitali (web giornali radio, web tv e strumenti didattici in e-learning), in collaborazione con l’Unione europea e ha promosso il “Progetto pilota di Educazione Civica per un Nuovo Umanesimo” per le scuole superiori. Scrive come editorialista su varie testate specializzate in relazioni internazionali e ha un Blog su geopolitica e diritti umani. È coordinatore del Comitato Promotore del Progetto United Peacers - The World Community for a New Humanism ed è membro del Comitato Scientifico dell'Università Internazionale per la Pace

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