L’AfD bussa alla porta del potere

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Afd Germania

L’estrema destra si dice pronta alla candidatura alla carica di premier e mette alla prova la resistenza del cancelliere Friedrich Merz

«Abbiamo fatto la storia in questo Paese». Sono state queste le prime parole di Ulrich Siegmund dopo la diffusione delle proiezioni sull’esito delle elezioni in Sassonia-Anhalt. Una dichiarazione che fotografa la portata di un risultato destinato ad avere ripercussioni ben oltre i confini del Land. Le prime stime degli exit poll diffusi dai due principali canali televisivi tedeschi, ARD e ZDF, subito dopo la chiusura dei seggi, hanno infatti confermato l’avanzata travolgente dell’Alternative für Deutschland (AfD).

Il partito di estrema destra guidato da Siegmund ha ottenuto tra il 44 e il 44,5% dei consensi, praticamente raddoppiando la propria forza elettorale e arrivando a un passo dalla maggioranza assoluta nel nuovo Parlamento regionale di Magdeburgo. Un risultato senza precedenti nella Germania del dopoguerra: per la prima volta, un partito classificato come estremista di estrema destra raggiunge una percentuale di voti tale da poter puntare concretamente alla guida di uno dei Länder tedeschi.

Afd GermaniaPer l’AfD, la vittoria in Sassonia-Anhalt rappresenta dunque molto più di un successo regionale. Il partito considera questo risultato come l’inizio di una marcia che potrebbe portarlo, nelle prossime elezioni federali e al più tardi nel 2029, a contendere la cancelleria di Berlino agli altri partiti dell’arco democratico.

Affluenza elevata

Il principale sconfitto del voto è invece la CDU, l’Unione CristianoDemocratica, che in Sassonia-Anhalt ha perso circa un elettore su due, scendendo al 18,4% secondo la stima diffusa dalla ZDF. «Questa è democrazia», ha ammesso Sven Schulze, ex primo ministro del Land e leader della CDU, cercando di spiegare una débâcle che si è consumata nonostante una partecipazione elettorale eccezionalmente elevata, arrivata al 78%. Secondo Schulze, l’affluenza record sarebbe stata favorita proprio dall’estrema polarizzazione dello scontro politico con l’AfD, che ha trasformato il voto in un referendum sul futuro del Land e, più in generale, sulla capacità dei partiti tradizionali di arginare la destra radicale.

Il Partito Socialdemocratico (SPD) ha raccolto l’8,7%, mantenendo sostanzialmente le proprie posizioni, ma su livelli molto bassi. La sinistra si è attestata al 9,3%, registrando a sua volta un nuovo minimo storico. I Verdi, con l’8,7%, hanno ottenuto quello che viene considerato il loro migliore risultato elettorale in Sassonia-Anhalt, ma il dato è inevitabilmente passato in secondo piano di fronte all’affermazione dell’AfD.

La maggioranza appesa a pochi seggi

Nonostante il risultato eccezionale, Siegmund non ha conquistato da solo la maggioranza assoluta. L’AfD, infatti, è arrivata a un passo dalla soglia necessaria per governare senza alleati. Nella serata elettorale, il leader ha comunque dichiarato di essere pronto a collaborare con chiunque accetti di sostenere e attuare il suo programma, precisando però che non intende fare concessioni sui suoi punti fondamentali.

Il problema è che, al momento, praticamente tutti gli altri partiti escludono una collaborazione con l’AfD. Il cosiddetto “Firewall”, ovvero il cordone politico che impedisce ai partiti tradizionali di cooperare con l’estrema destra, resta infatti la linea ufficiale della CDU anche a livello nazionale. La leadership del partito a Berlino, riunita sotto Friedrich Merz, ha ribadito che non esiste alcuna possibilità di collaborazione con l’AfD. Per gli altri partiti dell’arco democratico, la questione non viene neppure considerata.

Il fattore Sarah Wagenknecht

A rendere ancora più delicato lo scenario è il risultato del Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW), il partito filorusso fondato dalla “rossa” Sarah Wagenknecht dopo la sua uscita dalla sinistra. Il BSW si è presentato per la prima volta alle elezioni in Sassonia-Anhalt e la sua eventuale presenza nel nuovo Parlamento regionale potrebbe diventare decisiva.

Il Parlamento di Magdeburgo dispone complessivamente di 83 seggi. Secondo la stima ZDF, il 4,8% ottenuto dal BSW non sarebbe sufficiente a superare la soglia di sbarramento e il partito resterebbe quindi fuori dall’assemblea. In questo scenario, l’AfD conquisterebbe 41 seggi, fermandosi a un solo deputato dalla maggioranza assoluta. La situazione cambierebbe invece qualora fosse confermata la stima ARD, che attribuisce al BSW il 5% dei voti, consentendogli di entrare nel Parlamento regionale con cinque deputati.

Ed è proprio qui che si apre uno scenario politico particolarmente delicato. L’obiettivo centrale di Wagenknecht era quello di porre fine all’esperienza del primo ministro cristiano-democratico Sven Schulze e alla coalizione di Governo con socialdemocratici e liberali. La sua posizione lascia aperta anche la possibilità che, indirettamente, il BSW possa favorire l’elezione del primo ministro espressione dell’estrema destra nella Germania del dopoguerra. Lo scenario potrebbe concretizzarsi attraverso l’astensione dei cinque deputati del BSW al terzo scrutinio per l’elezione del primo ministro. In quella fase, infatti, sarebbe sufficiente la maggioranza semplice dei deputati presenti per eleggere il presidente del Governo regionale. In determinate condizioni, dunque, l’astensione del partito di Wagenknecht potrebbe aprire la strada alla nomina di Ulrich Siegmund, candidato dell’AfD.

Il segnale per Friedrich Merz

Il voto in Sassonia-Anhalt rappresenta infine un pesante campanello d’allarme per il cancelliere Friedrich Merz. La sua ascesa alla guida della CDU era accompagnata dalla promessa di dimezzare la forza elettorale dell’AfD. Il risultato ottenuto dall’estrema destra va però nella direzione opposta: il partito ha praticamente raddoppiato il proprio consenso, sia nei Länder dell’est sia in quelli dell’ovest. La Sassonia-Anhalt, il più povero dei 15 Länder tedeschi, ha espresso attraverso il voto soprattutto le proprie preoccupazioni economiche e sociali. Secondo il sondaggio ARD, lo Stato sociale e la sicurezza sociale sono stati indicati dal 25% degli elettori come la questione più importante nella scelta del voto.

Ancora più significativo è il dato sulla popolarità del cancelliere: appena il 9% degli intervistati esprime un giudizio positivo su Friedrich Merz. Un dato che, insieme al trionfo dell’AfD, rischia di trasformare il voto regionale in un segnale politico di portata nazionale e di aprire una nuova fase nella sfida per il futuro della Germania.

All’indomani dal voto in Sassonia-Anhalt, fa autocritica il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Durante la riunione del comitato esecutivo federale della Cdu di oggi ha pronunciato parole chiare. Secondo quanto riportato dal quotidiano Bild, Merz si è detto sconvolto dal successo dell’AfD. Merz ha detto con tono autocritico che la Cdu non è riuscita a «stabilire un contatto emotivo con la gente». Il partito ha perso «in modo drammatico» le elezioni secondo il Kanzler che ha fatto un appello alla coesione: «Ce la possiamo fare solo se parleremo apertamente dei problemi all’interno della dirigenza».

 

George Labrinopoulos

Foto © ISPI, AP News, RSI, ItaliaOggi

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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