Missione Usa: Witkoff e Kushner da Putin a Zelensky

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Witkoff e Kushner

Inviati di Trump a Mosca e Kiev per riavviare i negoziati: sul tavolo tregua, fronte congelato e sanzioni. Mosca fredda, Kiev prudente

Steve Witkoff e Jared Kushner, gli inviati speciali di Donald Trump per la guerra tra Russia e Ucraina, hanno completato la prima parte della missione affidata loro dalla Casa Bianca: pacificare il conflitto tra Mosca e Kiev. Dopo un colloquio di tre ore al Cremlino con Vladimir Putin, i due negoziatori sono ora a Kiev da Volodymyr Zelensky.

Sono ripartiti da Mosca senza risultati concreti: a mani vuote, verrebbe da dire. E non stupisce, date le premesse con cui erano arrivati lungo la Moscova. Per la nona volta sulla Piazza Rossa, a ribadire le condizioni che la parte americana ritiene fondamentali e imprescindibili per la risoluzione del conflitto ucraino, Witkoff e Kushner si sono ritrovati nell’ingrato compito di farsi portatori di richieste inaccettabili per Putin, che puntualmente si scontrano con il muro della sua irremovibilità.

Arrivo a Mosca

Atterrati poco prima delle 13 a Mosca (le 12 italiane) a bordo di un Boeing dell’Air Force che Witkoff Kushnerdurante la trasvolata dagli Usa si era fermato per uno scalo a Helsinki, Witkoff e Kushner hanno fatto “un’anticameradi ben sette ore: il colloquio è cominciato soltanto intorno alle 20, dopo che il presidente russo aveva portato a termine una serie di impegni, tra cui l’inaugurazione della stazione “Falce e martello” delle linee dei treni suburbani. Ad accogliere i due ospiti all’aeroporto di Vnukovo era andato Kirill Dmitriev, consigliere per la cooperazione economica con l’estero di Putin e tra i negoziatori della parte russa. «Benvenuti a Mosca ai pacificatori» è stato l’entusiastico commento del consigliere su X. A sera, alla fine dei colloqui, lo stesso Dmitriev ha definito “importante” la visita a Mosca dei due inviati americani.

Le proposte Usa sul tavolo

Da parte sua, il presidente russo – più che ascoltare le richieste messe sul tavolo – si è lanciato in un soliloquio, ripetendo tutta la trita e ritrita gamma propagandistica delle invettive contro l’Ucraina e Zelensky. Il “ventaglio” di opzioni proposte dalla delegazione Usa comprenderebbe in particolare:

  • il congelamento della linea del fronte;

  • una tregua per tutta la durata dei negoziati verso l’accordo di pace finale;

  • l’eventualità di forze internazionali di interposizione;

  • consultazioni popolari sotto monitoraggio Onu nelle regioni occupate dai russi, per deciderne o meno l’annessione a Mosca;

  • revoca graduale delle sanzioni economiche e finanziarie nei confronti della Federazione russa.

I dettagli delle proposte americane sono stati illustrati da Gene Lange, responsabile dell’ufficio sanzioni del Dipartimento del Tesoro, e da funzionari della sicurezza nazionale. Il pressing diplomatico americano offre a Putin l’alibi per dare l’impressione di avviare trattative e guadagnare così un po’ di tempo per far rifiatare, militarmente ed economicamente, una Russia sempre più debole e provata dalla guerra. Come ha evidenziato senza mezzi termini nel suo recente viaggio a Mosca, il direttore della Cia John Ratcliffe aveva avvertito i vertici dell’intelligence russa che le falle della guerra ibrida scatenata contro l’Europa avrebbero provocato un effetto boomerang.

La Casa Bianca: “Portare avanti l’agenda di pace di Trump”

Nel linguaggio diplomatico, usato da un funzionario della Casa Bianca con Axios, Witkoff e Kushner hanno incontrato Putin «per portare avanti l’agenda di pace di Trump nella guerra fra la Russia e l’Ucraina. Con loro c’erano funzionari del Consiglio per la sicurezza nazionale, del Dipartimento di Stato e del Tesoro, per discutere proposte per portare la pace in questo conflitto».

Il funzionario ha sottolineato anche che «le parti hanno discusso piani concreti per i prossimi passi, che saranno annunciati nelle prossime settimane, e attendono con interesse incontri altrettanto produttivi in Ucraina». Durante il colloquio Putin avrebbe replicato di aspettare intanto l’esito dei colloqui a Kiev. Dove però le aspettative sono basse e non ci si fanno illusioni. Zelensky, comunque, farà in modo di rispedire al mittente le opzioni negoziali considerate buone per una proposta di pace, che però per Putin non lo sono (e che non potrebbe accettare senza decretare la sua fine).

«Non affrettiamo le cose» ha dichiarato infatti ai giornalisti il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov: la diplomazia russa ha fatto capire chiaramente che Mosca non rinuncerà con facilità alle sue rivendicazioni territoriali. «La questione chiave» – ha affermato il viceministro degli Esteri, Serghei Ryabkov, titolare del dossier Usa – «è fino a che punto l’amministrazione statunitense sia disposta a investire nella ricerca di una soluzione reale all’attuale crisi, tenendo conto della situazione sul campo».

Una situazione che «non sta evolvendo a favore di Kiev» ha sottolineato Ryabkov (anche se ci sono elementi che dicono il contrario, tra cui la capacità dimostrata dall’esercito ucraino di riconquistare i territori persi nell’ultimo anno e i danni alle infrastrutture energetiche in territorio russo, che stanno mettendo a dura prova la pazienza e la capacità di resistenza della popolazione civile).

Midterm di novembre: Trump cerca un risultato da “presidente della pace”

A caccia di un risultato concreto da presentare agli elettori di midterm a novembre, il presidente Usa cerca di rilanciare i negoziati congelati da febbraio, quando gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran. Ottenere progressi nella guerra “europea”, a meno di due mesi dal cruciale voto di metà mandato, per Trump sarebbe un ottimo risultato: agli occhi del Mondo, nella narrazione mainstream, sarebbe il “presidente della pace in Ucraina”. Il tycoon da mesi si presenta agli americani come il “pacificatore”, chiudere il conflitto in Europa gli permetterebbe di rivendicare un ruolo internazionale di primo piano, in un momento in cui è fortemente criticato per la guerra in Iran. Il conflitto in Medio Oriente sta pesando sul tasso di gradimento del tycoon e anche sulla campagna dei candidati repubblicani. Spostare l’interesse sull’Ucraina consentirebbe a presidente e partito di distogliere l’attenzione dalla guerra in Iran, che la maggioranza degli americani boccia.

Kiev: colloqui in atmosfera “positiva”

Il primo round di colloqui a Kiev tra il team ucraino e americano si è concluso, hanno riferito fonti al Kyiv Independent circa tre ore dopo l’avvio. Un funzionario statunitense ha dichiarato che i colloqui si stavano svolgendo in un’atmosfera positiva. «La questione dei Patriot è molto urgente e molto importante per noi. Se la guerra dovesse continuare in inverno – e finora sembra proprio di sì – contiamo molto sul “pacchetto invernale” di cui ho discusso in dettaglio oggi con Steve, Jared e i nostri partner europei», ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, come riporta l’Ukrainska Pravda.

Zelensky ha affermato che si sono svolti complessivamente tre round di negoziati, tutti «molto sostanziali». Il presidente ucraino ha osservato che Kiev conta sulla difesa aerea, sul supporto energetico e sulla possibilità di utilizzare gas naturale liquefatto americano.

Papa Leone: «Fermare la violenza, aprire al dialogo e alla pace»

«Con animo addolorato ho seguito le notizie dei violenti attacchi che hanno colpito di recente diverse città e infrastrutture civili in Ucraina, provocando la morte di persone innocenti». Lo ha sostenuto il Papa all’Angelus aggiungendo: «Il mio cuore si unisce alla sofferenza della popolazione che da anni vive nell’angoscia e nella paura. Rivolgo un nuovo appello a mettere fine alla violenza, a fermare la distruzione, ad aprire i cuori al dialogo e alla pace. Auspico che gli sforzi intrapresi in questi giorni per riprendere i negoziati portino frutti concreti e aprano lo spazio alla diplomazia».

 

Fiasha Van Dijk

Foto © Axios, WSJ, Interfax, i24NEWS

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