Presentati i piani con cui gli Stati si impegneranno a contrastare la crisi climatica e a tutelare la biodiversità
Con l’intensificarsi di fenomeni legati al cambiamento climatico quali incendi, siccità, ondate di calore e numerosi altri disastri, la tutela e il ripristino della natura sono ormai un’urgenza che non può più essere rimandata. La natura europea è infatti in una fase di declino allarmante, con oltre l’80% degli habitat in pessime condizioni, il cui ristabilimento consentirebbe di aumentare la biodiversità, limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C, salvaguardare acqua e aria purificate, contribuendo infine all’autonomia dell’Europa.
Grazie all’azione di milioni di cittadini, nell’agosto 2024 è stato adottato il Regolamento sul ripristino della natura (The Nature Restoration Law), ossia la prima legge continentale completa di questo tipo. Si tratta di un elemento chiave della strategia dell’Ue per la biodiversità, che pone obbiettivi vincolanti per il ripristinamento degli ecosistemi degradati con il maggior potenziale di catturare e immagazzinare carbonio, prevenendo e riducendo l’impatto delle catastrofi naturali. Oltre l’approvazione, il vero passo cruciale resta l’attuazione. Gli Stati membri hanno avuto tempo fino alla giornata del 1° settembre per presentare i loro piani nazionali di ripristino, le cui versioni definitive dovranno essere presentate entro la medesima data del 2027.
I piani nazionali
La coalizione #RestoreNature, di cui fanno parte diverse organizzazioni ambientaliste come il Wwf e l’European Environmental Bureau, ha invitato i Governi a oltrepassare il mero adempimento burocratico, presentando piani ambiziosi che siano fondati su solide basi scientifiche ed efficaci per aiutare la natura a riprendersi. «L’Europa non ha bisogno di ulteriori adempimenti burocratici. I Governi devono presentare piani solidi e adeguatamente finanziati, capaci di aumentare su larga scala il ripristino e rafforzare la resilienza dell’Europa. Ora abbiamo un’opportunità unica per ampliare le soluzioni che stanno già facendo la differenza. In tutta Europa, comunità locali, ambientalisti, scienziati e imprese stanno collaborando per ripristinare la natura: riportando la fauna selvatica, rafforzando la resilienza ai cambiamenti climatici e garantendo acqua pulita e sistemi alimentari sicuri». I piani nazionali rappresentano dunque l’elemento fondamentale per trasformare gli impegni formali del Regolamento in azioni concrete.
Questi dovranno essere inclusivi e politicamente supportati, specificando i luoghi in cui avverrà il ripristino, le misure adottate, chi ne sarà il responsabile e come avverranno i finanziamenti. La coalizione ha dichiarato che esaminerà i progetti presentati dai Paesi membri, cooperando con le coalizioni di Ong nazionali e altri portatori di interesse al fine di selezionare le bozze più efficienti, segnalando poi le aree in cui i piani dovranno essere rafforzati prima dell’approvazione della loro versione definitiva. Secondo quanto sancito nel comunicato di #RestoreNature, la Commissione europea giocherà un ruolo cruciale nell’assicurare che i piani siano credibili, coerenti e allineati con gli scopi del Regolamento. Gli Stati dell’Ue saranno invece chiamati a indicare con chiarezza l’ammontare necessario e le fonti di finanziamento, mentre, in occasione del prossimo bilancio pluriennale, la stessa Unione europea dovrà a sua volta garantire un sostegno adeguato al ristabilimento dell’ambiente.
Obbiettivi
Il Regolamento mira a ristabilire gli ecosistemi, gli habitat e le specie in tutte le zone terrestri e marine dell’Europa al fine di garantire il recupero a lungo termine, in modo sostenibile, di una natura che sia ricca di biodiversità, contribuendo al raggiungimento
degli obbiettivi europei nell’ambito della mitigazione e dell’adattamento ai cambiamenti climatici, consentendo inoltre il rispetto degli impegni internazionali. Le misure previste dovrebbero riguardare almeno il 20% delle aree dell’Ue entro il 2030 e la totalità degli ecosistemi che necessitano di essere ripristinati entro il 2050.
Scopi specifici
- Obbiettivi basati sulla vigente legislazione in merito alle zone umide (foreste, praterie, fiumi e laghi, brughiere e macchia, habitat rocciosi e dune): migliorare e ristabilire habitat prosperi di biodiversità su ampia scala, consentendo così un ripopolamento delle specie;
- Insetti impollinatori: intervenire entro il 2030 per contrastare il declino delle specie impollinatrici, assicurandone un aumento attraverso il ricorso a una metodologia per il monitoraggio regolare degli impollinatori;
- Ecosistemi forestali: raggiungimento di una tendenza crescente per legno morto in piedi e a terra, foreste disetanee, connettività forestale, abbondanza di uccelli forestali comuni e stock di carbonio organico;
- Ecosistemi urbani: contrasto alla perdita di spazi verdi urbani e di copertura arborea, prevedendo un aumento costante della loro superficie totale a partire dal 2030;
- Ecosistemi agricoli: incremento delle farfalle delle praterie e degli uccelli delle zone agricole, dello stock di carbonio organico nei suoli minerali delle colture e della quota di terreni agricoli con caratteristiche paesaggistiche ad alta biodiversità; ripristino delle torbiere drenate destinate all’uso agricolo;
- Ecosistemi marini: ripristino degli habitat marini, come le praterie di posidonia o i fondali sedimentari, che offrono vantaggi significativi, anche per la mitigazione dei cambiamenti climatici, e il ripristino degli habitat di specie marine quali delfini e focene, squali e uccelli marini;
- Connettività fluviale: individuazione e rimozione delle barriere che impediscono la connettività delle acque superficiali, in modo che almeno 25.000 km di fiumi vengano ripristinati al loro libero flusso entro il 2030.
Strategie correlate
Per poter raggiungere i fini prefissati, l’Ue prevede una serie di strategie correlate al Regolamento sul ripristino della natura, tra cui il Green Deal europeo e la strategia europea per la biodiversità entro il 2030.
Il primo, lanciato dalla presidente von der Leyen nel 2019, risponde all’urgente richiesta di azione in favore del clima, prevedendo un piano volto alla trasformazione dell’economia, dell’energia, dei trasporti e delle industrie in prospettiva di un futuro più sostenibile. Lo scopo è quello di ridurre le emissioni di almeno il 50% entro il 2030, puntando poi al 55%, fino all’obbiettivo di neutralità entro il 2050 tramite la Legge europea sul clima. Il Green Deal europeo investe in innovazione, tecnologie pulite e infrastrutture verdi, prevedendo una transizione equa per le comunità più colpite e consentendo ai cittadini europei di utilizzare sempre più spesso fonti di energia rinnovabile nella vita quotidiana.
La seconda, adottata nel 2020, presenta invece un piano completo, ambizioso e a lungo termine per poter tutelare e ristabilire l’ambiente europeo. Si tratta di una strategia che gettato le basi per il contributo dell’Ue al quadro globale per la biodiversità dell’Onu. Le principali azioni da realizzare includono la creazione di una rete coerente di zone protette, comprendenti almeno il 30% della superfice europea, nonché il ripristino degli ecosistemi degradati e la riduzione dell’uso dei pesticidi del 50% e l’impianto di 3 miliardi di alberi. Prevede inoltre lo stanziamento di 20 miliardi di euro l’anno e la creazione di un quadro globale ambizioso per la biodiversità.
Ottavia Scorpati
Foto © Regionieambiente.it, Socialist Worker, EcoKaari, Arsutoria Studio













