Energia, imprese, sicurezza e migrazione al centro del piano europeo per rafforzare i legami tra le due sponde
Il “Patto per il Mediterraneo”, lanciato dall’Unione europea, nasce dalla consapevolezza che i precedenti strumenti di cooperazione euro-mediterranea, pur avendo garantito un quadro stabile di dialogo regionale, non siano riusciti a trasformare pienamente la cooperazione in un vero partenariato strategico.
Rispetto al “Processo di Barcellona”, avviato nel 1995, alla “Politica europea di Vicinato” del 2004 e all’“Unione per il Mediterraneo”, istituita nel 2008, il nuovo approccio punta a superare una logica prevalentemente istituzionale. L’obiettivo è promuovere maggiormente la co–creazione, la selettività degli interventi e la realizzazione di progetti concreti. L’evoluzione risponde anche a un contesto geopolitico sempre più instabile e alla crescente presenza nella Regione di Cina, Russia e Stati arabi del Golfo. Il Patto è stato concepito come uno strumento flessibile e dinamico, destinato a essere aggiornato in funzione dell’evoluzione del contesto e delle esigenze dei partner.
Dalla consultazione al primo Piano d’Azione
Il Patto è il risultato di un ampio processo di consultazione tra le due sponde del Mediterraneo. La ricalibrazione della politica europea verso la Regione è iniziata nel 2024, con la nomina di Dubravka Šuica, prima Commissaria europea per il Mediterraneo, e con la creazione della Direzione generale per il Medio Oriente e il Nord Africa, la Dg Mena.
Nel luglio 2024, Ursula von der Leyen ha annunciato il lancio del Patto. Il 16 ottobre 2025
la Commissione europea e l’Alto Rappresentante hanno presentato la strategia “Un mare, un patto, un futuro”, successivamente approvata dal Consiglio europeo nel dicembre dello stesso anno. Nell’aprile 2026 è stato quindi presentato il primo “Piano d’Azione”. Il documento individua 21 iniziative concrete, selezionate tra oltre 100 proposte emerse dalle consultazioni regionali e organizzate in tre pilastri. Il Patto rappresenta uno sforzo congiunto tra Unione europea, Stati membri e partner del Mediterraneo meridionale. La finalità è costruire uno spazio mediterraneo comune più connesso, integrato, prospero, resiliente e sicuro.
L’obiettivo viene perseguito attraverso progetti regionali rivolti a persone e imprese, con particolare attenzione a giovani, donne e piccole imprese. Tra le priorità rientrano anche il rafforzamento della cooperazione in materia di sicurezza, la preparazione e la gestione della migrazione, la sicurezza marittima, la resilienza delle infrastrutture critiche e il contrasto alle ingerenze straniere.
Le risorse finanziarie
Sul piano finanziario, il Patto si basa sui finanziamenti europei già disponibili nell’ambito del programma Ndici – Global Europe fino alla fine del 2027.
Senza pregiudicare la forma definitiva del prossimo quadro finanziario pluriennale, ancora da concordare con i colegislatori, l’iniziativa mira inoltre a beneficiare dei 42 miliardi di euro proposti per la Regione del Medio Oriente, del Nord Africa e del Golfo. L’Unione europea collaborerà con gli Stati membri, i partner mediterranei e le istituzioni finanziarie per massimizzare l’impatto degli interventi. Saranno fondamentali anche gli investimenti privati, attraverso strumenti di blended finance e partenariati pubblico-privati.
Persone, competenze e innovazione
Il primo pilastro, “Le persone come forza trainante per il cambiamento, le connessioni e l’innovazione”, riguarda principalmente l’istruzione superiore, la formazione professionale, le competenze, l’occupazione e la mobilità. Tra le iniziative più significative figura la creazione di un’Università mediterranea, destinata a collegare studenti delle diverse sponde del Mediterraneo.
In questo ambito, il Patto utilizza anche strumenti di soft power per favorire una maggiore integrazione tra le comunità. L’istruzione, la formazione e la mobilità diventano così strumenti per rafforzare i legami sociali e promuovere una più ampia cooperazione regionale.
Economie più forti e sostenibili
Il secondo pilastro, “Economie più forti, più sostenibili e integrate”, rappresenta l’area
maggiormente orientata alla realizzazione di progetti economici concreti. Le iniziative comprendono la modernizzazione delle relazioni commerciali e degli investimenti, lo sviluppo delle energie rinnovabili e delle tecnologie pulite, la resilienza idrica, l’economia blu, l’agricoltura, la connettività digitale e dei trasporti e la creazione di posti di lavoro. In questo quadro assumono particolare rilievo due progetti-faro: T-Med, dedicato alle energie rinnovabili e alle tecnologie pulite, e StartUp4Med, rivolto allo sviluppo delle startup e delle micro, piccole e medie imprese. Il pilastro punta inoltre a rafforzare le catene di approvvigionamento e la cooperazione nei settori strategici, tra cui sanità, agricoltura e materie prime critiche.
La rilevanza economica della Regione è accresciuta dalla disponibilità di importanti risorse energetiche e minerarie. Il Marocco possiede circa il 70% delle riserve mondiali di fosfati, mentre l’Algeria rappresenta una fonte importante per le importazioni energetiche dell’Unione europea.
Sicurezza e migrazione
Il terzo pilastro, “Sicurezza, preparazione e gestione della migrazione”, affronta le principali sfide comuni in materia di sicurezza, resilienza e mobilità. Sono previste iniziative per migliorare la preparazione alle catastrofi, rafforzare la gestione integrata delle frontiere e contrastare il traffico di migranti attraverso partenariati operativi. Il Piano d’Azione prevede inoltre la creazione di un forum regionale Ue-Mediterraneo meridionale sulla pace e la sicurezza. L’obiettivo è rafforzare il dialogo politico e la cooperazione regionale, in un contesto segnato da tensioni e instabilità.
Il Patto non si limita al Mediterraneo meridionale, ma rimane aperto alla cooperazione con i partner del Golfo, dell’Africa subsahariana, dei Balcani occidentali e con la Turchia. Questa apertura riflette la crescente importanza di una visione del Mediterraneo come spazio strategico più ampio, coerente con la prospettiva del “Mediterraneo Allargato”. In quest’area, questioni economiche, energetiche, migratorie e di sicurezza risultano sempre più interconnesse.
T-Med, energia e tecnologie pulite
Il 9 giugno 2026, la Commissaria per il Mediterraneo Dubravka Šuica e il Commissario per l’Energia Dan Jørgensen hanno presentato T–Med, la Cooperazione transmediterranea per le energie rinnovabili e le tecnologie pulite. Il progetto-faro del Patto mira a mobilitare fino a 25 miliardi di euro di investimenti entro il 2035, attraverso oltre 5 miliardi di euro di capacità di garanzia dell’Efsd+, il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile Plus.
T-Med nasce nel contesto della crescente rilevanza della sicurezza e della transizione energetica per l’Unione europea. La crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina, le tensioni sui principali choke points energetici e la competizione globale per le tecnologie strategiche hanno rafforzato la necessità di diversificare gli approvvigionamenti. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e le vulnerabilità delle catene globali. L’iniziativa si inserisce inoltre negli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile e nelle politiche europee di de-risking industriale e sicurezza economica. Il progetto rafforza la cooperazione tra l’Unione europea e i partner del vicinato meridionale, comprendente Nord Africa, Medio Oriente e regione del Golfo. Si tratta di aree caratterizzate da condizioni particolarmente favorevoli alla produzione di energia rinnovabile e idrogeno a costi competitivi.
Il potenziale tecnico rinnovabile del Medio Oriente e del Nord Africa è stimato in oltre 2.300 GW. Il Mediterraneo meridionale non rappresenta quindi soltanto un’area di vicinato, ma anche uno spazio strategico per la transizione energetica europea. T-Med punta inoltre a creare oltre 100.000 posti di lavoro qualificati nei settori dell’energia pulita e a sviluppare infrastrutture di connessione. Tra queste figurano corridoi ad alta tensione a corrente continua, tra cui il progetto di interconnessione sottomarina Elmed tra Tunisia e Italia.
In concreto, T-Med si propone di sviluppare almeno 15 GW di nuova capacità rinnovabile, avviare tre progetti transfrontalieri di elettricità e idrogeno pronti per la Decisione finale di investimento e sostenere riforme normative in almeno cinque Paesi partner. L’iniziativa intende inoltre promuovere partenariati industriali in almeno tre catene del valore delle tecnologie pulite.
La T-Med Investment Platform
Un elemento centrale del progetto è la T-Med Investment Platform, istituita nel 2026. La piattaforma utilizza strumenti di blended finance per attrarre capitali privati in una Regione caratterizzata da elevati rischi sovrani e valutari. L’Unione europea fornisce una garanzia di oltre 5 miliardi di euro attraverso l’Efsd+, con una funzione di assorbimento delle prime perdite. Questo meccanismo punta a ridurre il rischio per gli investitori istituzionali e a rendere finanziabili progetti infrastrutturali complessi.
Il primo tavolo operativo e decisionale della piattaforma è programmato per ottobre 2026. La piattaforma consentirà inoltre alla Commissione di raccogliere informazioni strategiche sul mercato, sui vincoli normativi, sulla capacità industriale e sull’interesse degli investitori. Questi dati saranno utili per orientare le future politiche europee di competitività e sicurezza economica, oltre che per progettare gli strumenti finanziari del prossimo quadro finanziario pluriennale 2028-2034. In questa prospettiva, T-MED rappresenta uno dei primi esempi concreti della logica del “Mediterraneo Allargato” alla base del nuovo approccio europeo.
StartUp4Med per imprese e innovazione
L’iniziativa mira a promuovere una crescita inclusiva e la creazione di posti di lavoro, sostenendo soprattutto le startup e le micro, piccole e medie imprese del Mediterraneo meridionale. L’obiettivo è rafforzare gli ecosistemi imprenditoriali e dell’innovazione, migliorare il quadro politico e normativo e facilitare l’accesso ai finanziamenti. Le Mpmi rappresentano circa il 90% delle imprese della Regione, contribuiscono a circa due terzi del Pil e garantiscono il 75% dell’occupazione. Particolare attenzione è rivolta a giovani e donne, con l’obiettivo di incrementare del 5% l’occupazione femminile nell’area attraverso il progetto EU-UN Women.
Sul piano finanziario, nel 2025 la Commissione europea ha previsto 30 milioni di euro per sostenere le azioni dell’iniziativa. A questa dotazione si aggiungono circa 470 milioni di euro di capacità di garanzia, principalmente attraverso l’Efsd+. Le garanzie hanno la funzione di ridurre il rischio per intermediari finanziari e investitori e di favorire l’afflusso di ulteriori risorse verso imprese e imprenditori. Attraverso un approccio di Team Europe saranno inoltre utilizzati strumenti finanziari diversificati, tra cui prestiti d’onore, crowdfunding e blended finance. La combinazione di risorse pubbliche e private consentirà di sostenere anche progetti caratterizzati da livelli di rischio più elevati.
La società civile al centro
Oltre al sostegno finanziario, StartUp4Med prevede l’iniziativa Open for Business, finalizzata a individuare gli ostacoli all’attività imprenditoriale, favorire la semplificazione normativa e identificare i settori con maggiore potenziale. Particolare attenzione è dedicata alla formalizzazione delle Mpmi informali, attraverso un Policy Toolkit che comprenderà procedure amministrative semplificate, incentivi finanziari e collegamenti con i sistemi di protezione sociale. Sono inoltre previsti coaching, assistenza legale e certificazione delle competenze. L’obiettivo è favorire il passaggio verso un’economia maggiormente formalizzata e migliorare l’accesso delle imprese ai servizi finanziari e ai mercati.
L’iniziativa presenta anche una forte dimensione tecnologica e sostenibile. StartUp4Med favorirà ecosistemi dell’innovazione più integrati e collegamenti con le strategie europee per startup e scale-up, contribuendo alla creazione di catene del valore regionali e a una maggiore integrazione economica mediterranea. Il progetto opererà inoltre in sinergia con iniziative come T-MED, MEDUSA e Blue-Raman, rafforzando l’accesso all’energia pulita e alle infrastrutture digitali necessarie allo sviluppo delle nuove imprese, in linea con il Global Gateway dell’Ue e l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.
Un ulteriore elemento rilevante è il coinvolgimento della società civile. Il 23 luglio 2026, a Bruxelles, la DG MENA, in collaborazione con l’European Institute of the Mediterranean e con il sostegno di MedDialogue for Rights and Equality II, ha organizzato una consultazione con circa 80 organizzazioni provenienti dai Paesi mediterranei. All’incontro hanno partecipato rappresentanti dell’economia sociale, organizzazioni giovanili e femminili e istituti di ricerca. Uno dei tre focus group è stato dedicato proprio a StartUp4Med.
Una sfida ancora aperta
Il Patto per il Mediterraneo rappresenta il più recente tentativo dell’Unione europea di ridefinire la propria strategia verso una regione caratterizzata da crescente interdipendenza e vulnerabilità. Il nuovo approccio punta a trasformare il dialogo in progetti concreti nei settori dell’energia, della connettività, della sicurezza e dello sviluppo. La principale sfida sarà però la capacità di costruire un partenariato realmente condiviso, superando tensioni regionali e divergenze su sicurezza, migrazione e governance.
Iniziative come T-MED evidenziano il ruolo crescente dell’energia e delle infrastrutture nella nuova configurazione geopolitica. Il Mediterraneo viene così inserito in uno spazio strategico più ampio, che comprende Europa, Nord Africa, Medio Oriente, Caucaso e Asia centrale.
Elodie Dubois
Foto © Ecco Climate, Unione Europea-2026, DeviantArt, Insight EU Monitoring











