Lagarde dichiara la fine del modello di crescita basato sull’export

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Per garantire lo sviluppo economico bisognerà spingere sulla domanda interna e l’integrazione dei mercati dei capitali e delle imprese

In occasione del suo intervento in un panel dell’International Business Council del Forum economico mondiale a Ginevra, la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ha dichiarato che il modello di crescita dell’Europa basato sull’export non sia più sufficiente a garantire lo sviluppo economico del nuovo scenario mondiale. La presidente si è rivolta agli Stati sottolineando come il nuovo potenziale motore dell’Ue non possano che essere la domanda interna e l’integrazione dei mercati dei capitali e delle imprese. Nel suo discorso ha infatti dichiarato che il tradizionale modello di crescita «si sta sfaldando» e che l’economia continui a essere incrementata dalla domanda interna che, nonostante lo shock energetico, «ha contribuito positivamente alla crescita trimestre su trimestre dello 0,4 per cento nel secondo trimestre del 2026».

Ha poi aggiunto che tale fattore propulsivo possa essere trasformato in un motore di crescita permanente grazie alla rimozione delle barriere nazionali che frammentano i mercati finanziari, limitando la scala delle imprese europee. La Lagarde ha ricordato come il vecchio modello di crescita sia fondato su tre pilastri:

  • espansione del commercio internazionale: l’Ue ha usufruito per decenni dell’apertura dei mercati globali, realizzando un forte surplus commerciale;
  • forza del settore manifatturiero nelle medie tecnologie: l’industria europea ha avuto una crescita esponenziale grazie all’energia a basso costo nei comparti a media tecnologia quali meccanica e automotive;
  • ordine internazionale stabile e fondato sulle regole: gli scambi e gli investimenti sono stati favoriti da un contesto geopolitico relativamente più tranquillo e basato su accordi multilaterali.

Il crollo dei vecchi pilastri

LagardeTali pilastri sono ad oggi più erosi che mai. Le crescenti tensioni geopolitiche spingono difatti le Nazioni a concentrarsi maggiormente sulle dipendenze critiche e i colli di bottiglia nelle catene di fornitura mentre l’Europa deve affrontare le crescenti minacce alla propria sicurezza. Stando alle parole della Lagarde, l’Europa è passata dall’essere una delle economie più aperte del Mondo, nonché una grande beneficiaria della globalizzazione, all’essere soffocata dalle scelte protezionistiche che non consentono più di dare «l’espansione del commercio per scontata». Solo lo scorso anno, le restrizioni commerciali a livello globale hanno superato quota 2.500, nonché viene registrata una perdita anche nel settore a media energia.

«La Cina compie un’ascesa costante nella catena del valore e il Paese ora compete in via diretta con l’area dell’euro in quasi il quaranta per cento dei settori in cui abbiamo un vantaggio comparato». Si tratta di una percentuale che nei primi anni del XXI secolo non superava la soglia del 25%. Rispetto al crollo del terzo pilastro, la guida della Banca centrale ha elencato quali siano le conseguenze dello scombussolamento dell’ordine globale, dichiarando che «quando le dipendenze economiche possono essere usate come armi o quando la percezione della deterrenza si indebolisce, le preoccupazioni per la resilienza entrano in via diretta nelle decisioni economiche». A ciò consegue che «le imprese investono meno quando il capitale è considerato meno sicuro, pesando sulla produzione e sui consumi».

Oltre l’incertezza vi sono punti di forza

Nonostante la zona dell’euro stia attraversando un periodo di forte incertezza, la presidente della Bce ha tentato di infondere ottimismo insistendo sui punti di forza strutturali dell’Ue. In primis spicca la dimensione del Mercato unico europeo, ossia l’area in cui avviene la libera circolazione di beni, servizi, persone e capitali degli Stati dell’Ue. La Lagarde ha infatti rammentato che tale Mercato, con 27 Paesi e 450 milioni di consumatori, sia «il più largo fra le economie avanzate», motivo per cui, se sfruttata al massimo delle sue capacità, tale massa critica potrebbe rappresentare un importante vantaggio competitivo. L’Europa «senza parlare di politica monetaria, ha già molti degli ingredienti necessari per una crescita più solida a lungo termine», ha sottolineato spiegando come l’obbiettivo sia trasformare la dimensione europea in un vantaggio di scala. Ciò consentirebbe alle imprese di crescere più agevolmente in tutto il mercato interno, oltrepassando gli ostacoli nazionali.

LagardeLa leader della Banca centrale ha difatti rimarcato due punti principali: i mercati dei capitali e la dimensione delle imprese. Rispetto al primo, ha spiegato come la rimozione delle barriere nazionali sia un processo che l’Ue sta affrontando con assoluta priorità in quanto un mercato più integrato permetterebbe alle aziende di ottenere fondi in modo più efficiente, superando i confini statali. In merito al secondo, la Lagarde ha sottolineato che favorire una maggiore scala europea aiuterebbe le aziende innovative a crescere nel mercato interno, consentendogli di essere più competitive a livello globale. Tali fattori consentirebbero inoltre alle nuove tecnologie di diffondersi più rapidamente in tutta l’Ue, contribuendo a una crescita della produttività, ossia della quantità di beni e servizi prodotti a parità di risorse impiegate. Così facendo verrebbe ridotta la dipendenza dell’Europa dai soli mercati esteri e dallo schema di crescita costruito unicamente sull’export.

L’importanza dell’Ia e le barriere interne

Per poter percorre la strada della ripresa, l’Unione europea può inoltre contare sulla propria rete di accordi commerciali che è la più vasta al Mondo, attualmente in ulteriore espansione con partner quali India, Indonesia, Australia, Messico e i Paesi del Mercosur.

Allo stesso tempo, al fine di evitare il declino e poter competere nella nuova era della rivoluzione digitale guidata dall’intelligenza artificiale, la Lagarde ha sottolineato come l’Ue non possa permettersi passi falsi. Nel suo discorso ha poi ricordato che l’Europa ospiti il 15% dei ricercatori mondiali pur rappresentando solo il 6% della popolazione globale, producendo al contempo un quinto delle pubblicazioni scientifiche più citate. La vera sfida consiste nel tradurre questa eccellenza accademica in successo commerciale, assicurando che le nuove tecnologie si diffondano nell’economia reale. Recenti sondaggi mostrano come le imprese europee prevedano di destinare all’intelligenza artificiale in media il 9% degli investimenti totali di quest’anno. Affinché tali investimenti si diffondano e crescano vi è però la necessità di abbattere le barriere interne. Attualmente lo sviluppo risulta bloccato dalla frammentazione del Mercato unico e dei mercati dei capitali.

I dati della Bce per gli investimenti mostrano come le aziende in fase di scale-up nell’Ue raccolgano capitali paragonabili a quelle di San Francisco nei primi cinque anni, ma al decimo anno la raccolta risulta inferiore del 50%. Questa carenza cronica di fondi spinge il 12% delle scale-up a trasferirsi all’estero, in primis negli Usa. Le due barriere si rafforzano a vicenda, bloccando l’Unione in una morsa stringente. Il risultato finale si traduce in un numero molto minore di aziende in grado di raggiungere dimensioni globali. La reazione europea deve unire quindi creatività sul Mercato Unico e urgenza sui mercati dei capitali.

EU Inc

LagardeAl fine di abbattere i confini nazionali, sta acquistando favore la proposta di creare la società europea o “EU Inc.”, ossia un regime giuridico societario opzionale per l’intera Unione. Lo scopo è quello di consentire a una giovane impresa di nascere e crescere con regole uniche europee, senza dover navigare tra ventisette regimi nazionali differenti a ogni fase di sviluppo. Ciò rappresenta un tassello cruciale per stimolare la diffusione delle nuove tecnologie tra le imprese esistenti, sebbene il passaggio decisivo riguardi l’integrazione finanziaria. «Le imprese in grado di crescere in tutta Europa hanno bisogno di capitali in grado di crescere con loro», ha aggiunto la presidente. In merito, i leader dell’Ue hanno chiesto ai co-legislatori di raggiungere un accordo sul pacchetto di integrazione dei mercati entro la fine di quest’anno, nell’intento di creare un autentico mercato unico dei capitali che consentirebbe un concreto cambio di passo.

 

Ottavia Scorpati

Foto © Lettera 150, Actainfo, QuiFinanza, CGIL

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