Passeggeri e equipaggio bloccano pilota aggressore. Aereo atterra in Arabia Saudita dopo perdita di quota. Autorità verificano ipotesi terrorismo
Sono ancora molti gli interrogativi intorno a quanto accaduto a bordo del volo FZ1073 della Flydubai, partito da Dubai e diretto a Tel Aviv, costretto a deviare la propria rotta e ad atterrare in sicurezza a Tabuk, in Arabia Saudita. Le autorità israeliane stanno cercando di ricostruire la sequenza degli eventi e stanno conducendo accertamenti insieme al Ministero dei Trasporti. Fino a tarda serata ieri non erano state raggiunte conclusioni definitive e nessuna delle ipotesi veniva esclusa.
I dati registrati da Flightradar24 hanno evidenziato variazioni estremamente brusche dell’altitudine. A rendere ancora più preoccupante la situazione è stata la trasmissione, da parte dell’equipaggio, del codice 7700, utilizzato per segnalare una situazione di emergenza generale, seguito dal codice 7500, che indica una «interferenza illegale» e viene utilizzato anche in caso di possibile dirottamento.
Proprio il codice 7500 e la drammatica perdita di quota hanno inizialmente fatto temere alle autorità israeliane che l’aereo potesse essere stato dirottato. L’apparato di sicurezza è stato quindi messo in stato di allerta e sono decollati anche alcuni caccia per fronteggiare una potenziale minaccia aerea. L’aereo è infine riuscito ad atterrare senza ulteriori conseguenze a Tabuk, ma l’episodio ha lasciato aperta la questione fondamentale: che cosa è realmente accaduto nella cabina di pilotaggio?
Le parole del pilota
«Non potevo lasciare che tutte quelle persone morissero». Sono queste le parole utilizzate dal pilota eroe, Smit Machchhar, accoltellato, in una videochiamata con il premier indiano Narendra Modi. «Lei è il mio più grande idolo. Sono orgoglioso del modo in cui mi sta incoraggiando oggi. Ho riportato molte ferite, ma mi sono detto che dovevo rialzarmi e agire. In quel momento, mi sono spinto oltre i miei limiti per aprire la porta della cabina di pilotaggio», ha continuato Machchhar.
Le prime ricostruzioni: colluttazione tra i piloti
Le prime informazioni parlavano di una violenta colluttazione tra i due piloti, entrambi rimasti feriti. Il comandante, di nazionalità indiana, e il copilota sarebbero stati successivamente trasportati in ospedale. In seguito, però, sono emersi elementi molto più gravi. Secondo quanto riportato dai media israeliani, uno dei piloti avrebbe accoltellato l’altro e potrebbe avere tentato deliberatamente di portare l’aereo verso lo schianto. Si tratta di una ricostruzione attribuita a fonti della sicurezza israeliane e ancora oggetto di verifica. Le stesse fonti hanno riferito che il presunto aggressore sarebbe stato fermato dalle autorità saudite e che il copilota, indicato come cittadino omanita, sarebbe stato arrestato.
Presa in considerazione anche la possibilità di un tentato attacco contro cittadini israeliani. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha parlato di un «tentato attacco jihadista». La compagnia Flydubai, tuttavia, ha precisato che le ragioni della violenta colluttazione nella cabina di pilotaggio restano «sconosciute» e che è avviata un’indagine ufficiale.
Interrogativi irroslti
C’è anche da chiarire come mai nella cabina ci fosse un cittadino dell’Oman. Le
condizioni fissate dagli Accordi di Abramo (fatti nel 2020 per normalizzare i rapporti tra Israele e quattro Stati arabi) in teoria impediscono ai piloti di Paesi che non hanno legami diplomatici con Israele, come per esempio l’Oman, di atterrare nella Nazione. Ciononostante, era però già capitato che piloti dell’Oman portassero dei voli in Israele, che probabilmente contava che fossero le compagnie aeree a rispettare il divieto: secondo il notiziario israeliano di Channel 12, i servizi di sicurezza israeliani non verificano la provenienza dei piloti di Flydubai, ma si limitano a chiedere alla compagnia il rispetto degli Accordi.
Non è ancora chiaro se il copilota avesse portato con sé un’arma e, nel caso, come fosse riuscito a farlo. Netanyahu ha detto che, per ferire il pilota, aveva usato «un’accetta»: i media israeliani scrivono che potrebbe essere una di quelle già presenti nelle cabine di pilotaggio degli aerei per le emergenze.
L’intervento decisivo di passeggeri ed equipaggio
Un ruolo decisivo, secondo le testimonianze, sarebbe stato svolto da alcuni passeggeri e membri dell’equipaggio. Quando si sono resi conto che qualcosa di grave stava accadendo, alcune persone si sarebbero precipitate verso la cabina di pilotaggio. Un passeggero coinvolto nell’intervento ha raccontato di essere entrato insieme ad altri due uomini e di aver contribuito a immobilizzare l’aggressore. Un medico presente a bordo avrebbe invece prestato i primi soccorsi al pilota ferito.
Le testimonianze raccolte restituiscono il quadro di momenti di forte panico. «È stato molto stressante», ha raccontato un passeggero al Canale 12 israeliano, spiegando che all’interno dell’aereo hanno iniziato a diffondersi le voci tra i passeggeri che avevano capito che qualcosa non andava. Poco dopo, secondo il testimone, l’aereo avrebbe iniziato a oscillare da un lato all’altro.
Yasmin Abu-Kassis ha raccontato a Reuters quanto riferito dalla figlia, secondo cui avrebbe sentito uno dei piloti gridare aiuto e successivamente avrebbe visto un uomo con un coltello gettarlo a terra, mentre il sangue era visibile nella cabina. Un altro passeggero che ha contribuito a immobilizzare il presunto aggressore ha definito l’esperienza «incredibilmente traumatica».
Israele in allerta
La crisi ha assunto una particolare rilevanza anche per il contesto geopolitico. Israele e Arabia Saudita non intrattengono relazioni diplomatiche formali, anche se nel 2020 Riyadh ha autorizzato il sorvolo del proprio territorio da parte degli aerei commerciali israeliani. Dopo l’atterraggio a Tabuk, Israele aveva chiesto all’Arabia Saudita di consentire ai propri aerei di rimpatriare i passeggeri israeliani. La richiesta respinta e i viaggiatori sono infine rientrati a Tel Aviv con un altro volo Flydubai.
La compagnia emiratina è una delle poche compagnie internazionali ad aver continuato a operare collegamenti con l’aeroporto Ben Gurion dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e l’inizio della guerra a Gaza. La continuità dei voli ha accresciuto l’importanza commerciale della rotta Dubai-Tel Aviv, con diversi collegamenti quotidiani dal Terminal 3 dell’aeroporto internazionale di Dubai e ulteriori misure di sicurezza.
L’episodio si è verificato inoltre pochi giorni dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva parlato di segnali relativi a un possibile attacco durante le elezioni israeliane di ottobre.
In un intervento su Fox News il primo ministro israeliano ha affermato che, in base alle prime indagini, il copilota aveva subito un «indottrinamento radicale islamista». Il copilota è un cittadino dell’Oman, e sia secondo i resoconti dei testimoni sia secondo Netanyahu è molto probabile che stesse cercando di far precipitare l’aereo. Un portavoce di Netanyahu ha sostenuto che sui suoi profili social il copilota parlava già da tempo di uccidere le persone ebree. Una volta immobilizzato dai passeggeri e dall’equipaggio, avrebbe implorato loro di ucciderlo, «quindi è chiaro che avesse pensieri suicidi».
Il contesto diplomatico tra Israele ed Emirati
Sul piano diplomatico, l’incidente arriva in un momento delicato anche nei rapporti tra Israele ed Emirati Arabi Uniti. I due Paesi hanno normalizzato le relazioni nel 2020 nell’ambito degli Accordi di Abramo, mediati dagli Usa. Pochi giorni fa Netanyahu aveva visitato gli Emirati Arabi Uniti e incontrato lo sceicco Mohammed bin Zayed al-Nahyan. L’incontro, inizialmente non annunciato, è stato successivamente presentato come un’iniziativa destinata a rafforzare le relazioni bilaterali. Secondo quanto osservato dal Financial Times, gli Accordi di Abramo hanno contribuito all’espansione dei rapporti commerciali, del turismo e degli scambi tra Israele ed Emirati.
I quattro interrogativi aperti
Restano ora quattro interrogativi principali. Il primo riguarda la dinamica dell’incidente: è certo che il volo abbia perso rapidamente quota, trasmesso i codici di emergenza e successivamente deviato verso Tabuk, dove è atterrato senza conseguenze per i passeggeri. Il secondo riguarda il timore iniziale di un dirottamento, provocato soprattutto dal codice 7500 e dalla brusca discesa, che ha fatto scattare l’allerta israeliana e il decollo dei caccia.
Il terzo interrogativo riguarda l’ipotesi terroristica. Le autorità israeliane stanno verificando se uno dei piloti abbia deliberatamente cercato di mettere in pericolo l’aereo dopo aver aggredito l’altro. Ma questa ricostruzione non è ancora definitivamente confermata e la sequenza esatta degli eventi rimane da chiarire.
Infine, resta da comprendere fino in fondo il ruolo avuto dalle persone presenti a bordo. L’intervento di passeggeri e membri dell’equipaggio, entrati nella cabina di pilotaggio e riusciti a immobilizzare il presunto aggressore, potrebbe essere stato determinante per evitare conseguenze ancora più gravi. L’indagine dovrà ora stabilire che cosa abbia realmente provocato la colluttazione, perché sia stato trasmesso il codice 7500 e quale sia stata la dinamica della drammatica perdita di quota. Fino a quando questi elementi non saranno chiariti, restano aperte più ipotesi, dall’incidente senza precedenti al tentato attacco.
George Labrinopoulos
Foto © Newswire, AdnKronos, Al Jazeera, The Hindu, Financial Times













