Mostra Francesco d’Assisi a Gualdo Tadino 2026

0
23
Francesco D'Assisi

Ventotto artisti contemporanei reinterpretano il sacro nella chiesa trecentesca di San Francesco fino al 25 ottobre

Ventotto artisti entrano nella chiesa di San Francesco per interrogarsi sulla modernità del Poverello d’Assisi. L’intento non è di aggiungere un’altra figura alla sterminata iconografia del santo, ma per interrogare ciò che dopo otto secoli continua a sottrarsi alla sua pacificazione: la povertà, la carne, la ferita, la natura, la morte.

La figura di Francesco d’Assisi appartiene all’immaginario collettivo ma proprio per questo, in Occidente più che in Oriente, in realtà poco riconoscibile. Il volto originario ritratto da Cimabue, una devozione che ha moltiplicato la sua immagine, la storia e un mito che si è protratto per secoli, fino al presente che lo ha tradotto nelle categorie più famigliari: il pacifista, l’ecologista, l’icona della fraternità, la figura universale della rinuncia. Ogni epoca si è voluta appropriare di Francesco, assomigliare a lui, fino quasi a consumarne l’inquietudine originaria.

Francesco fu un rivoluzionario nell’età medievale, ma lo è ancora oggi, perché ha seguito in toto il Vangelo. Si è spogliato dei suoi beni materiali, diventando l’ultimo degli ultimi, abbracciando i lebbrosi. Chiamò fratello ciò che l’uomo aveva imparato a possedere, addomesticare, dominare. Portò infine sulla carne la propria fede nella forma più concreta e terribile possibile: una ferita.

Lo spirito di Francesco. Capolavori della figurazione contemporanea nell’anno dell’Ottavo Centenario

La mostra umbra di Gualdo Tadino dal titolo “Lo Spirito di Francesco. Capolavori della figurazione contemporanea nell’anno dell’Ottavo Centenario”, ospita fino al 25 ottobre 2026 nella chiesa monumentale di San Francesco opere di ventotto artisti che si interrogano, non tanto come rappresentare ancora il santo d’Assisi, quanto quale possibilità rimanga all’arte di misurarsi con il sacro senza ridurlo a citazione, repertorio o immagine già pacificata. La rinuncia francescana non coincide infatti con la scelta edificante di un’esistenza semplice. In “Francesco” di Liliana Cavani, il primo film girato dalla grande regista sul Poverello d’Assisi, ci si sofferma senza particolari formalismi sul concetto di rinuncia. La povertà perde così ogni carattere ornamentale e diventa gesto; la fraternità non è mera consolazione, ma contestazione di una gerarchia.

La trecentesca chiesa di San Francesco e la mostra

La monumentale chiesa di San Francesco, eretta tra il XIII e XIV secolo e consacrata nel 1315, appartiene a un tempo nel quale l’immagine sacra era considerata racconto, presenza e memoria. Portarvi la figurazione contemporanea significa dunque sottoporla al confronto con opere nate quando fra visibile e invisibile esisteva un lessico, una scrittura condivisa. Se il confronto invece si fa con la pittura storica della chiesa, si determina una frattura decisiva. L’artista medievale disponeva di un codice riconoscibile sia per chi produceva l’opera quanto per chi la contemplava; l’artista contemporaneo va oltre la crisi di quella certezza. Una ferita può evocare la trascendenza o restare carne; la rinuncia può essere ascesi o perdita; la solitudine contemplazione o abbandono. La figura umana allora acquista una valenza sconfinata.

In John Kirbym, Elena Castiglia e Samuel Savarese emerge la sua drammaticità totalizzante; Marco Chiucchiarelli ne espone la vulnerabilità, mentre Tania Merenda, attraverso la spoliazione, riconduce a uno degli episodi più estremi dell’esperienza francescana. La nudità che non è un’estetica della semplicità. Significa abbandonare proprietà, rango e i segni attraverso i quali l’individuo viene riconosciuto e misurato.

Alberto Mingotti e Alberto Ga’Lvez spostano lo sguardo verso l’intimità del sacro, Lorenzo Bonechi trattiene la figura sulla soglia della propria sparizione. Nelle declinazioni liriche di Carlo Bertocci, Stefania Fabrizi, Salvo Russo e Giulia Laurito, la sospensione diventa possibilità della visione. Dino Valls affida all’esattezza anatomica una perturbazione appena percettibile. La precisione non dissolve il mistero. Lo intensifica.

Francesco D'AssisiIl nodo critico della mostra sta nel fatto che il sacro non deve essere interpretato come soggetto da illustrare, ma come problema della visione. Non una contrapposizione fra immagine vera e quella artificiale. Anche la natura, nelle opere di Felipe Cardena e Carlos Forns Bada, sfugge alle equivalenze più immediate. Francesco non è un ecologista ante litteram, perché il creato non va solo protetto, ma viene sottratto alla subordinazione assoluta all’uomo: “Fratello Sole”, “Sorella Acqua”, “Fratello Fuoco” partecipano della medesima fraternità del vivente.

Il percorso della mostra raggiunge uno dei suoi vertici nelle stimmate affrontate da alcuni artisti, dove la separazione fra materia e trascendenza diventa impraticabile. A questa meta segue la morte che prolifera come rappresentazione mentre arretra dall’esperienza.

 

Paolo Montanari

Foto © Umbria Domani, Exibart, MeTu

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui