Il grande cineasta ricordato alla mostra internazionale del cinema di Pesaro con una retrospettiva
Con oltre un milione di visitatori nel periodo 2019-2024 il Comune di Ferrara in collaborazione con la Fondazione Ferrara Arte, il Servizio Musei d’Arte del comune di Ferrara e la Regione Emilia Romagna, sta proponendo nuovi progetti soprattutto a Palazzo dei Diamanti, luogo simbolo della Città, con una trasformazione del Padiglione d’Arte Contemporanea in “Spazio Antonioni“, inaugurato alla presenza di Enrica Antonioni, vedova di Michelangelo Antonioni, il grande regista dell’incomunicabilità degli anni Sessanta, che insieme al riminese Federico Fellini, segnò a lungo la storia del cinema italiano.
Il museo, il cui progetto e allestimento sono opera dello studio Alvisi Kirimoto, non rappresenta solo la storia del cinema, ma anche la pittura, la fotografia, la letteratura con libri, quadri, lettere, sceneggiature e appunti del regista. Importante è l’epistolario con Fellini. Il tutto sotto la guida di Dominique Paini, già direttore della Cinematheque Francaiese e del dipartimento culturale del Centre Pompidou.
Sono ben 47.000 i pezzi dell’archivio dedicato a Antonioni distribuiti su due piani. Ed è una scoperta delle opere cinematografiche del regista ferrarese in un percorso cronologico sviluppato tra sale immersive e set espositivi. Una sezione è dedicata alle grandi donne del cinema, Lucia Bosè e Monica Vitti, che ispirarono Antonioni nei suoi capolavori e altre a focus tematici.
Il paesaggio ferrarese
Il paesaggio è uno degli elementi fondamentali del cinema di Antonioni, la cui messa in scena si fonde a una visione trasfigurata di luoghi reali. La città di Ferrara è il primo modello paesaggistico. Ciò è evidente nel suo documentario d’esordio “Gente del Po” (1943-1947), ma anche nell’inizio di “Cronaca di un amore” (1950), “Il grido” (1957) e nell’opera filmica più matura del 1995 “Al di là delle nuvole”, diretta insieme a Wim Wenders.
Tonino Guerra e Michelangelo Antonioni, due emiliani romagnoli. Poeta, sceneggiatore il primo, cineasta, scrittore di romanzi brevi e pittore il secondo, che si intesero perfettamente nella realizzazione dei più celebri film di Antonioni come “L’avventura”.
In Antonioni vi è un cinema che educa allo sguardo. I suoi film sono immagini che il regista prende da attento osservatore della realtà. Dando prova di una grande freschezza intellettuale, Antonioni ha studiato le differenti modalità di sperimentare il linguaggio audiovisivo con instancabile curiosità. In “Blow Up” svolge un’indagine della realtà attraverso la fotografia e la macchina da presa.
Ha creato un suo stile, psicologico e al passo con la tecnologia. Ancora oggi continua a ispirare generazioni di cineasti e di critici. La crisi della borghesia e l’incomunicabilità sono le sue principali coordinate filmiche. Come Roberto Rossellini che utilizzò il suo metodo del cinema, Antonioni attraverso gli scritti letterari vuole affrontare un discorso sul pensiero e sul metodo di lavoro del regista e la scrittura come la pittura servono per esercitare lo sguardo inteso come interesse nei confronti del problema della visione in relazione alla tecnica cinematografica.
In occasione del 50° anniversario dell’uscita di “Blow Up“, nel 2016, la Mostra del nuovo cinema di Pesaro dedicò uno spettacolo musicale con colonne sonore di Hancock su immagini del film più rivoluzionario di Antonioni. E nella retrospettiva dedicata al regista ferrarese sono stati presentati tutti i suoi film. Un legame indissolubile con Pesaro, che per Pasolini, è una Città dove si respira il cinema.
Paolo Montanari
Foto © Mubi, Espoarte, Taxidrivers













