Spagna, i binari della sfiducia

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Dalla strage di Urda, passando per le piazze sulla casa: perché la Spagna che cresceva si ritrova a votare in piena crisi

Mercoledì 28 ottobre, alle 8:54 del mattino, due treni ad alta velocità si sono scontrati al km 118 della linea Madrid-Siviglia, tra Los Yébenes e Urda, nella provincia di Toledo. Un convoglio Renfe ha investito un Iryo fermo sui binari. A bordo dei due treni c’erano più di 540 persone. Il bilancio, al momento, è di 69 morti e oltre 100 feriti. 

Non è però la prima volta quest’anno. Difatti, il 18 gennaio, ad Adamuz, in Andalusia, un deragliamento seguito da una collisione aveva causato il peggior disastro ferroviario spagnolo dal 2013. Il 3 novembre, il ministro dei Trasporti Óscar Puente si è dimesso, rinunciando anche alla candidatura alle prossime elezioni. 

Da qui la prima domanda: com’è possibile che due tragedie di questa portata colpiscano la medesima rete ferroviaria ad alta velocità in meno di un anno? Per di più, in un Paese che su quella rete ha costruito il proprio orgoglio infrastrutturale?

Allargando lo sguardo, ne arriva una seconda. La Spagna è reduce da anni di crescita superiore alla media europea: il Pil, nel 2025, è salito del 2,9% contro l’1,3% dell’eurozona. Eppure, nel giro di poche settimane, si è assistito a uno sgretolamento della solidità istituzionale del Paese. Il 5 ottobre il primo ministro Sánchez ha sciolto le Cortes, l’esecutivo socialista è stato investito dalle proteste per l’emergenza abitativa e dalla bocciatura in Parlamento dei decreti sulla casa. L’orizzonte, adesso, è rappresentato dalle imminenti elezioni del 29 novembre. È lecito chiedersi quindi, come sia possibile che un Paese in ripresa possa ritrovarsi, in pochi mesi, dentro una crisi così profonda.

L’incidente del 28 ottobre

La ricostruzione è ancora provvisoria e oggetto di indagine da parte della magistratura spagnola. Da quanto emerge, intorno alle 8:30, a seguito di un guasto che ha coinvolto tre computer della rete, il sistema di controllo smette di funzionare. Di conseguenza, nel raggio di 60 km, sei treni restano fermi sui binari. La gestione passa al centro di controllo di Adif ad Atocha, da lì arriva l’autorizzazione per il convoglio Renfe di proseguire con “marcia normale” mentre l’Iryo è ancora sul binario. Quattro carrozze deragliano e finiscono in un terrapieno. 

A chi attribuire le responsabilità? Al momento nessuno è stato formalmente indicato come responsabile. La pista iniziale è l’errore umano, dato che al seguito del guasto la gestione è passata in mano al centro di controllo. L’operatore che ha dato l’ordine si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nel frattempo, la Guardia Civil ha sentito una ventina di lavoratori, mentre il tribunale di Toledo segue le indagini sul fronte penale. 

La politica si è mossa subito. Sánchez ha proclamato tre giorni di lutto nazionale e il Psoe ha sospeso gli eventi elettorali. Le opposizioni, guidate dal Partido Popular (Pp) e da Vox, hanno attaccato duramente l’esecutivo, denunciando una cattiva gestione dei servizi pubblici essenziali. Il ministro dei trasporti Óscar Puente aveva escluso le dimissioni il 30 ottobre, ma il 3 novembre, dopo quattro ore di audizione, ha ceduto. In particolare, hanno giocato un ruolo determinante le pressioni di diversi partiti della maggioranza, provocando un ulteriore frattura dell’esecutivo. La guida del dicastero, fino al 29 novembre, è stata affidata a Carlos Cuerpo.

Il precedente di Adamuz

Il 18 gennaio, alle 19:43, un Iryo diretto a Madrid deraglia nei pressi di Adamuz, in provincia di Cordova: le tre carrozze posteriori invadono il binario opposto e vengono centrate da un Alvia di Renfe. Il bilancio definitivo è di 46 morti e 123 feriti. 

Le indagini puntano sul binario. Il rapporto preliminare della CIAF (Comisión de Investigación de Accidentes Ferroviarios) ha indicato una rotaia probabilmente già spezzata prima del passaggio dell’Iryo. La Guardia Civil ha poi individuato la rottura nella saldatura tra due segmenti. Quasi 22 ore prima, i sistemi di sicurezza avevano registrato una caduta di tensione senza generare allarmi, difatti, il monitoraggio non era configurato per rilevare una rottura della rotaia. 

I punti in comune tra i due incidenti sono diversi. Stessa dorsale Madrid-Andalusia, stesso gestore dell’infrastruttura, stessi operatori coinvolti, Renfe e Iryo. In entrambi i casi, le prime ricostruzioni non chiamano in causa lo stato dei convogli ma l’infrastruttura o la sua gestione. E in entrambe le situazioni c’erano già stati segnali d’allarme: i guasti al sistema erano stati indicati al Senato tre settimane prima nel caso di Urda, così come, sulla linea di Adamuz erano già stati registrati oltre 17 incidenti negli ultimi tre anni.

È una risposta parziale, in attesa dei rapporti finali, ma suggerisce che non si tratti solo di caso fortuito. Più verosimilmente, di una rete sotto stress in cui i sistemi di controllo e le procedure non risultano più adeguati a garantire una sicurezza ordinaria. 

Una crisi più ampia

L’incidente, senza nulla togliere al peso delle vite perse, si inserisce in quadro di crisi politica già conclamata. Il 5 ottobre, Sánchez ha sciolto le Cortes: non una dimissione in senso stretto, l’esecutivo resta in carica fino alle urne. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la bocciatura, il 2 ottobre, di due decreti volti alla tutela degli inquilini e a porre un freno alla speculazione immobiliare. A bloccarli, insieme a Pp e Vox, è stata determinante l’opposizione degli indipendentisti catalani di Junts, senza i quali, il Governo di minoranza del Psoe non ha più i numeri.

La piazza ha accelerato tutto. Il 3 ottobre, ci sono state manifestazioni in circa 50 Città, a Madrid 70mila persone secondo le autorità, 500mila secondo gli organizzatori. Il simbolo delle proteste è stata Maricamen Abascal, 87 anni, sfrattata e morta in ospedale, mentre un presidio di tende si è installato a Puerta del Sol. Il paradosso è che la Spagna era considerata in salute. Ha chiuso il 24° trimestre consecutivo di crescita, la disoccupazione nel terzo trimestre è al 10,2% e la banca di Spagna stima un Pil in aumento del 2,6% nel 2026. Ma la crescita è stata trainata in larga parte dal turismo, e la domanda estera non si è tradotta in case accessibili. A pesare sono stati anche gli scandali di corruzione vicini ai socialisti e la crisi migratoria di Ceuta. 

Verso il 29 novembre

Si arriva al voto con una legislatura chiusa in anticipo, una campagna elettorale sospesa per lutto, e una maggioranza coinvolta da numerose fratture interne. Doveva essere la sfida su economia e welfare, è diventata anche un referendum sulla sicurezza dei trasporti. 

Gli umori sembrano premiare le opposizioni. La media di cinque sondaggi pubblicati nei primi giorni di novembre dà il Pp al 32%, nei due realizzati internamente, il vantaggio sul Psoe supera i sei punti. Vox sembrerebbe sfiorare il 20%. Il quadro però non è univoco.  Feijóo (leader Pp) si presenta come garante di una ricostruzione nazionale, Sánchez ha invece elogiato le dimissioni di Puente viste come un mezzo per restituire fiducia al sistema ferroviario. Ma qualunque sia l’esito delle urne, il vero lavoro comincia dopo: rendere sicura e affidabile una rete in cui i sistemi di allerta devono funzionare e segnalare tempestivamente le anomalie, e in cui nessun errore umano può bastare, da solo, a far scontrare due treni. Chi sale su un convoglio non dovrebbe dover contare sulla fortuna. 

 

Alfio Faro

Foto ©️ WHAT U, La Moncloa, El Mundo, Wikipedia, C5N, El Mundo America

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