Il neo-impero ottomano sta emergendo

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Turchia

La Turchia ha scelto un approccio basato su una sintesi selettiva che combina elementi di modernità occidentale con una riscoperta del proprio passato imperiale

L’ascesa del neo–ottomanesimo in Turchia rappresenta un fenomeno complesso e strategicamente significativo, che merita una riflessione approfondita. La Nazione, sotto la guida di Erdoğan, ha intrapreso una serie di iniziative per riposizionarsi come un attore centrale in un nuovo ordine multiregionale, che si potrebbe definire come una “Pax Ottomana” moderna. Questo progetto ambizioso si basa sulla promozione della sua immagine di ex impero e potenza economica emergente, con un’influenza crescente in Medio Oriente, nei Balcani e nel Caucaso.

Questa strategia non è un caso isolato. Accanto alla Turchia, anche altre potenze come Iran, Russia e Cina, che non si sono pienamente occidentalizzate, stanno rilanciando le loro visioni imperiali, cercando di rivendicare un ruolo di primo piano sullo scacchiere globale. Persino ex centri coloniali come Brasile, Sudafrica e India stanno riscoprendo la loro eredità storica per avanzare nuove ambizioni politiche ed economiche.

Rifiuto dell’occidentalizzazione

Storicamente, il percorso di modernizzazione della Turchia ha subito diverse fasi. Le riforme Tanzimat del XIX secolo e l’opera di Atatürk nel XX rappresentano tentativi significativi di adottare standard occidentali per affrontare le sfide del tempo. Tuttavia, negli ultimi decenni del XX secolo, si è assistito a un rifiuto dell’occidentalizzazione, con società come Ankara che hanno cercato di riconquistare la propria autonomia e identità di fronte alla dominazione occidentale.

Nel XXI secolo, la Turchia ha scelto un approccio differente, basato su una sintesi selettiva che combina elementi di modernità occidentale con una riscoperta del proprio passato imperiale. Questo si manifesta in vari modi: dalla promozione della propria immagine attraverso prodotti culturali come film e soap opera con contenuti ottomani, fino a grandi investimenti infrastrutturali che rievocano la grandeur dell’impero ottomano. Questi progetti, come il nuovo tunnel ferroviario e il ponte sul Bosforo o il sostegno a iniziative nei Balcani e in Mongolia, mirano a rafforzare la posizione della Turchia come potenza leader in diverse Regioni strategiche.

Tuttavia, questa ambiziosa tattica non è priva di rischi. Le Regioni in cui Ankara opera sono caratterizzate da una complessità geopolitica elevata, con conflitti etnici, religiosi e politici che richiedono una gestione attenta e adattabile. La confusione tra le visioni neo-imperiali e le geopolitiche può portare a gravi conseguenze, tra cui l’instabilità regionale e reazioni indesiderate da parte di altri attori internazionali.

Sempre allerta

Per l’Europa, e in particolare per la Grecia, è cruciale comprendere e monitorare questi sviluppi. La rinascita delle ambizioni neo-ottomane potrebbe comportare nuove sfide e tensioni nella Regione, specialmente considerando i possibili percorsi comuni che la Turchia potrebbe perseguire con altre potenze emergenti come l’Iran, la Russia e la Cina, spesso in antagonismo con la supremazia e i valori occidentali. È essenziale che le strategie geopolitiche di Ankara siano valutate con attenzione, tenendo conto delle complessità dei Paesi coinvolti e dei rischi legati a un eventuale errore di calcolo politico. Il futuro delle relazioni internazionali dipenderà in gran parte dalla capacità di bilanciare queste visioni ambiziose con la realtà geopolitica sul campo.

Intanto la Turchia ha recentemente annunciato un ambizioso piano per sviluppare un sistema di difesa aerea integrato e multistrato, denominato “Steel Dome“. TurchiaRappresenta un passo significativo nella strategia per rafforzare la propria autonomia in materia di difesa e ridurre la dipendenza da sistemi stranieri, un obiettivo che il Governo turco persegue da oltre due decenni. “Steel Dome” è stato approvato dal comitato esecutivo dell’industria della difesa presieduto dal presidente Recep Tayyip Erdoğan e mira a creare una difesa impenetrabile dello spazio aereo turco. Il sistema sarà una struttura di rete che integra diverse tecnologie di difesa aerea, sensori e armamenti sviluppati a livello nazionale. Uno degli aspetti più innovativi del progetto è l’integrazione di un processo decisionale basato sull’intelligenza artificiale e la trasmissione dei dati in tempo reale, elementi che potrebbero migliorare significativamente l’efficacia operativa del sistema.

Questioni delicate

Secondo il vicepresidente Cevdet Yilmaz, questa decisione segna un momento “storico” per la Turchia, sottolineando l’impegno del Paese a potenziare le proprie capacità difensive. Il “Steel Dome” sarà articolato su quattro livelli di difesa, comprendendo distanze che vanno dal corto al lungo raggio. I sistemi a corto raggio includeranno il Korkut, un cannone di difesa aerea semovente e il Gökberk, un radar mobile. Per le minacce a medio raggio, sarà integrato il sistema Hisar O+, progettato per contrastare aerei, elicotteri e missili. Siper, il primo sistema di difesa aerea a lungo raggio della Turchia, con una portata fino a 100 chilometri, che dovrebbe entrare in servizio entro l’anno.

Negli ultimi anni, il Paese ha fatto notevoli progressi nella produzione di armamenti, con esportazioni che hanno raggiunto i 5,5 miliardi di dollari nel 2023 e un obiettivo ambizioso di 7 miliardi di dollari per il 2024. Questo successo riflette la capacità della Nazione di sviluppare tecnologie avanzate e di competere a livello internazionale.

Tuttavia, il progetto solleva alcune questioni delicate, in particolare riguardo all’inclusione del sistema missilistico S-400, acquistato dalla Russia. Questo sistema ha già creato tensioni con gli Stati Uniti, che hanno escluso la Turchia dal programma F-35 in risposta all’acquisto dell’S-400. L’incertezza sulla sua integrazione nel “Steel Dome” indica che Ankara potrebbe dover affrontare ulteriori sfide diplomatiche e tecniche. Oltre al “Steel Dome”, il comitato esecutivo dell’industria della difesa ha discusso altri progetti cruciali, tra cui lo sviluppo di sistemi missilistici avanzati, droni e veicoli senza pilota e il jet da combattimento Kaan. Quest’ultimo, destinato a sostituire la vecchia flotta di F-16 entro il 2030, rappresenta un altro passo verso l’indipendenza tecnologica del Paese, con la produzione di massa prevista per il 2028.

 

George Labrinopoulos

Foto © Limes, Astaldi, PRP Channel, Wikipedia

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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